EMERGENZA IDRICA

Siccità, il fiume Po sceso a -3,4 metri al Ponte della Becca: è allarme per agricoltura e allevamenti

Livelli idrometrici in forte calo lungo il grande fiume: coltivazioni già in sofferenza e irrigazioni anticipate in diverse aree della Pianura Padana

Siccità, il fiume Po sceso a -3,4 metri al Ponte della Becca: è allarme per agricoltura e allevamenti

L’ondata di caldo e l’assenza di piogge fanno scattare l’allerta siccità nel bacino del Po, con livelli del fiume in forte calo e coltivazioni già in sofferenza in diverse aree del Nord Italia. Coldiretti chiede un Piano nazionale degli invasi per garantire riserve d’acqua e sostenere agricoltura, allevamenti e produzione energetica.

Po in secca, scatta l’allerta

L’ondata di caldo che sta interessando il Nord Italia accende nuovamente i riflettori sull’emergenza idrica nel bacino del Po. I livelli del principale fiume italiano sono in costante diminuzione e destano forte preoccupazione tra agricoltori e allevatori. Secondo Coldiretti, la situazione è particolarmente critica lungo tutto il corso del fiume, con il livello idrometrico che ha raggiunto quota -3,4 metri al Ponte della Becca, in provincia di Pavia, scendendo fino a -6,7 metri a Pontelagoscuro, nel Ferrarese, e toccando i -8 metri nel Cremonese.

Una condizione che mette sotto pressione un territorio strategico per l’economia agricola nazionale, dal quale proviene una parte rilevante delle produzioni agroalimentari italiane.

Agroalimentare italiano a rischio

La Pianura Padana rappresenta il principale distretto agroalimentare del Paese. Qui si concentra quasi l’intera produzione nazionale di riso e circa la metà di quella del pomodoro da industria. L’area ospita inoltre una quota predominante degli allevamenti bovini e suinicoli italiani, fondamentali per le principali filiere zootecniche.

Da questo territorio nascono alcune delle eccellenze più note del Made in Italy alimentare, tra cui i formaggi Dop Parmigiano Reggiano e Grana Padano, oltre a numerosi salumi e prosciutti a denominazione di origine, come il Prosciutto di Parma. La scarsità d’acqua rischia quindi di avere ripercussioni non soltanto sulle aziende agricole, ma sull’intero comparto agroalimentare nazionale.

Colture in sofferenza

Le maggiori criticità si registrano nella provincia di Cremona, dove il drastico abbassamento del livello del Po sta creando difficoltà agli impianti che prelevano acqua direttamente dal fiume per l’irrigazione dei campi.

Tra le colture più esposte figurano il mais e il pomodoro, ma segnali di sofferenza arrivano anche dal Bergamasco. In Veneto, inoltre, gli agricoltori sono stati costretti ad avviare l’irrigazione del mais con diverse settimane di anticipo rispetto alle tempistiche abituali. Una scelta necessaria per salvaguardare i raccolti, ma che comporta un significativo aumento dei costi di produzione, legato all’utilizzo anticipato di macchinari e impianti alimentati a gasolio.

Richiesta di un piano nazionale degli invasi

Di fronte a uno scenario che si ripresenta con sempre maggiore frequenza, Coldiretti torna a chiedere la realizzazione di un Piano nazionale degli invasi. L’obiettivo è creare una rete di bacini multifunzionali in grado di raccogliere e conservare l’acqua piovana durante l’intero arco dell’anno, garantendo una maggiore disponibilità idrica nei periodi di emergenza.

Secondo l’organizzazione agricola, tali infrastrutture potrebbero contribuire non solo a contrastare gli effetti della siccità, ma anche a limitare i danni provocati da eventi meteorologici estremi, sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici.

Il progetto proposto prevede la realizzazione di nuovi invasi costruiti con criteri di sostenibilità ambientale e senza un massiccio utilizzo di cemento. Oltre a fornire acqua per uso agricolo e civile, queste strutture potrebbero essere dotate di sistemi di pompaggio capaci di produrre energia idroelettrica, contribuendo così alla transizione energetica.

Accanto alla costruzione dei nuovi bacini, il piano punta anche al recupero e all’ammodernamento delle infrastrutture idriche esistenti, con l’obiettivo di aumentare la capacità di accumulo e migliorare la gestione delle risorse idriche disponibili sul territorio.