Crisi risicola pavese

Riso, allarme Coldiretti Pavia: quotazioni dimezzate e costi di produzione insostenibili

Il settore risicolo italiano affronta una crisi causata dal crollo dei prezzi del risone e dall'aumento dei fertilizzanti fino al 70% mettendo a rischio la tenuta delle aziende agricole

Riso, allarme Coldiretti Pavia: quotazioni dimezzate e costi di produzione insostenibili

Coldiretti Pavia segnala un drastico calo delle quotazioni del risone nella campagna commerciale 2025/2026, con ripercussioni dirette sulle varietà da risotto come Arborio e Carnaroli.

Silvia Garavaglia, Presidente di Coldiretti Pavia, evidenzia che i prezzi hanno subito riduzioni comprese tra il 40% e il 50% rispetto all’anno precedente. Nonostante gli investimenti nelle semine rimangano in linea con il 2025, la sostenibilità economica delle imprese è minacciata da margini sempre più ridotti.

Impennata dei costi tecnici e dei fertilizzanti

A fronte del crollo dei ricavi, i costi di produzione restano elevati, interessando energia, irrigazione, mezzi tecnici e manodopera. In particolare, i concimi hanno registrato incrementi di prezzo fino al 70%.

“A preoccupare maggiormente è il drastico e repentino calo dei prezzi del risone registrato nella campagna commerciale 2025/2026, in particolare per le varietà da risotto simbolo del Made in Italy, come Arborio, Carnaroli e similari, che in alcuni casi fanno segnare riduzioni comprese tra il 40% e il 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno – sottolinea Silvia Garavaglia, Presidente di Coldiretti Pavia – Una situazione insostenibile per le imprese agricole, strette tra quotazioni in caduta libera e costi di produzione che continuano invece a restare elevati, dall’energia all’irrigazione, fino a mezzi tecnici e manodopera, con i concimi che hanno registrato aumenti fino al 70%. Una compressione dei margini che mette seriamente a rischio la sostenibilità economica della nostra risicoltura”.

Criticità nelle politiche europee e importazioni estere

L’organizzazione esprime delusione per la recente votazione del Parlamento europeo sulla revisione del regolamento SPG, ritenuta un’occasione mancata per tutelare il comparto risicolo europeo. La soglia per l’attivazione della clausola di salvaguardia automatica sulle importazioni è considerata troppo alta. Secondo i dati Maeci, a fine marzo oltre il 50% dei quantitativi di riso è entrato in Italia a dazio agevolato, spesso da paesi come Cambogia e Myanmar.

Il nodo della reciprocità e la tutela del Made in Italy

Coldiretti Pavia denuncia l’assenza di reciprocità negli standard produttivi, poiché le produzioni straniere spesso utilizzano principi attivi vietati nell’Unione Europea.

“Non è più tollerabile che ai nostri produttori vengano imposti standard sempre più rigorosi senza pretendere le stesse regole per i prodotti che arrivano dall’estero – conclude Silvia Garavaglia – Così si crea una distorsione del mercato che finisce per penalizzare le imprese più virtuose e mette a rischio un settore strategico per il Paese. Diventa quindi fondamentale l’obbligo di indicazione del Paese di origine a livello europeo, come previsto in Italia, e l’abolizione del principio dell’ultima trasformazione sostanziale prevista nel Codice doganale come ribadito dai 10mila agricoltori Coldiretti saliti al Brennero poche settimane fa”.