Il progetto REBORN, finanziato dalla Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica, sviluppa scaffold bioingegnerizzati e vascolarizzati per rigenerare l’esofago dopo interventi chirurgici, con l’obiettivo di migliorare la ricostruzione e ridurre le complicanze. Questa innovativa piattaforma tecnologica apre nuove prospettive nella medicina rigenerativa e nel trattamento delle patologie esofagee (foto di copertina: il team Reborn).
Rigenerare l’esofago
Immaginate un’impalcatura invisibile, biocompatibile e capace di “dialogare” con l’organismo fino a trasformarsi in tessuto vivo. Non è fantascienza, ma la frontiera della medicina rigenerativa che il progetto REBORN si appresta a varcare. L’obiettivo è ambizioso: rigenerare l’esofago dopo interventi di asportazione chirurgica, superando i limiti delle tecniche attuali grazie a strutture bioingegnerizzate che imitano alla perfezione l’organo nativo.
Un’eccellenza tutta lombarda
Il progetto nasce sotto una stella d’eccellenza, risultando vincitore del bando di ricerca collaborativa Under 40 della Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica (FRRB). Con un finanziamento di 500mila euro, la ricerca vede come capofila la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, con Silvia Pisani (ricercatrice del Policlinico e dell’Università di Pavia) nel ruolo di Principal Investigator. Al suo fianco, un team di alto profilo che unisce il laboratorio 3D4Med diretto da Stefania Marconi e il C3DLab del Gruppo IRCCS San Donato di Milano, rappresentato da Matteo Pitton.
Stampa 3D ed elettrofilatura
Il cuore pulsante di REBORN è lo sviluppo di scaffold tridimensionali: vere e proprie impalcature biodegradabili progettate per guidare la crescita dei nuovi tessuti. Per riprodurre la complessa struttura multistrato dell’esofago, i ricercatori utilizzeranno tecnologie di fabbricazione digitale avanzatissima, come la stampa 3D e l’elettrofilatura. Queste tecniche permettono di copiare non solo la forma tubulare dell’organo, ma anche le sue specifiche proprietà meccaniche e biologiche, riducendo drasticamente il rischio di rigetto o complicanze dopo l’operazione.
Vasi sanguigni “stampati”
La vera rivoluzione introdotta dal team di ricerca riguarda però la neovascolarizzazione. Uno dei problemi principali dell’ingegneria tissutale è garantire che il nuovo organo riceva il giusto apporto di sangue. REBORN punta a risolvere l’enigma utilizzando la biostampa di cellule mesenchimali istruite per diventare vasi sanguigni. Questa “rete elettrica” biologica permetterà allo scaffold di integrarsi perfettamente con i tessuti circostanti, assicurando la sopravvivenza e la funzionalità delle cellule rigenerate.
Nuove prospettive cliniche
Il percorso di REBORN non si ferma alla teoria: ogni fase sarà sottoposta a rigorosi test in vitro e studi in vivo per garantire i massimi standard di sicurezza. Se i risultati confermeranno le aspettative, il progetto si trasformerà in una piattaforma tecnologica capace di cambiare il destino dei pazienti affetti da gravi patologie esofagee. Un’innovazione che promette di elevare gli standard del sistema sanitario lombardo e nazionale, offrendo soluzioni concrete a problemi clinici finora complessi da gestire.