Una tesi dell’Università di Pavia ha confermato, tramite analisi bioacustiche subacquee, la rara presenza della foca monaca all’Isola di Montecristo. La scoperta valorizza l’efficacia del monitoraggio sonoro non invasivo per la tutela di specie protette nel Santuario Pelagos (foto di copertina: wikimedia commons).
La rara foca monaca nelle acque dell’Arcipelago Toscano
Per anni è stata considerata poco più di un’ombra, una creatura leggendaria che frequentava le coste italiane solo nei racconti dei pescatori o in rarissimi avvistamenti fugaci. Oggi, però, la “fantasma del Mediterraneo” ha finalmente una voce. Grazie a un’intuizione brillante durante un lavoro di tesi magistrale all’Università di Pavia, è stata confermata la presenza della foca monaca (Monachus monachus) nelle acque incontaminate dell’Isola di Montecristo, in Toscana. Non si tratta di un avvistamento visivo, ma di una “firma sonora” raccolta nelle profondità del mare, che riaccende la speranza per la sopravvivenza di una delle specie più protette e minacciate del pianeta.
Il lavoro di Federica Soccio
Il merito di questa scoperta va a Federica Soccio, studentessa della magistrale in Conservazione della Biodiversità. Mentre analizzava ore di registrazioni subacquee per la sua tesi — inizialmente focalizzata sui suoni emessi dai pesci — la giovane ricercatrice ha isolato dei segnali acustici insoliti, diversi da qualsiasi altro battito o fruscio marino.
Sotto la guida del dottor Claudio Fossati, docente di Bioacustica, l’analisi è stata approfondita, portando alla conferma definitiva: quei richiami appartengono a un esemplare di foca monaca. Un risultato che premia la tenacia della ricerca accademica e la capacità di guardare oltre l’obiettivo iniziale dello studio.
Il microfono subacqueo
Le registrazioni risalgono in realtà al 2020, quando un idrofono (un microfono subacqueo) fu posizionato a 30 metri di profondità al largo di Montecristo. L’operazione faceva parte delle campagne condotte dal CIBRA (Laboratorio di Bioacustica Marina dell’Università di Pavia), nate dalla visione del compianto professor Gianni Pavan.

Il progetto, svolto in sinergia con il Reparto Carabinieri Biodiversità di Follonica e il Parco Nazionale Arcipelago Toscano, mirava originariamente a monitorare i tursiopi. Solo oggi, grazie alle nuove analisi e alle tecnologie bioacustiche, quei file audio hanno rivelato il loro segreto più prezioso, confermando che l’area protetta istituita negli anni ’70 continua a essere un rifugio vitale per la fauna marina.
La bioacustica
Lo studio dimostra quanto la bioacustica sia diventata uno strumento fondamentale per la conservazione della natura. Essendo una tecnica non invasiva, permette di “osservare” animali estremamente schivi e rari senza disturbare il loro habitat.
Il monitoraggio, tuttavia, non si ferma a Montecristo. Un altro registratore è attualmente attivo nelle acque dell’Isola di Capraia nell’ambito del progetto CLAPS. Non appena le condizioni meteo ne permetteranno il recupero, i ricercatori analizzeranno i nuovi dati, con la speranza di trovare ulteriori tracce sonore che confermino la presenza stabile della foca monaca nel Santuario Pelagos, un segnale inequivocabile della salute del nostro mare.