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Raddoppio Milano-Mortara: "Ministero acceleri su sblocco del progetto"

"È necessario che il Ministero dia seguito al percorso di revisione progettuale del raddoppio della linea".

Raddoppio Milano-Mortara: "Ministero acceleri su sblocco del progetto"
Attualità Lomellina, 06 Ottobre 2021 ore 09:34

Raddoppio della linea ferroviaria Milano-Mortara, assessore regionale Infrastrutture: "Ministero acceleri su sblocco del progetto"

Raddoppio Milano-Mortara

L'assessore regionale a Infrastrutture, Trasporti e Mobilità sostenibile, Claudia Maria Terzi, sollecita nuovamente Ministero e Rfi rispetto alla necessità di sbloccare il progetto del raddoppio della linea ferroviaria Milano-Mortara. L'assessore nello scorso mese di marzo aveva scritto in merito una lettera al ministro delle Infrastrutture e all'amministratore delegato di Rfi, Vera Fiorani.

"È necessario che il Ministero - commenta l'assessore - dia seguito al percorso di revisione progettuale del raddoppio della linea, se questo è lo strumento per arrivare a ottenere quest'opera fondamentale. Successivamente alla lettera di marzo, ci sono state diverse interlocuzioni nelle quali abbiamo più volte chiesto al Ministero di accelerare: il territorio ha aspettato fin troppo tempo.

L'auspicio è che la struttura ministeriale perfezioni a breve gli atti utili a sbloccare il progetto. Il raddoppio della Milano-Mortara è strategico per lo sviluppo del servizio ferroviario: Regione Lombardia ha sempre chiesto convintamente a Ministero e Rfi di realizzare quest'opera, sulla quale c'è l'assenso degli enti locali".

Deliberazione dei Comuni

Il progetto di raddoppio della linea di Rfi è fermo da anni a causa di una prescrizione del Cipe del 2006 che prevede l'interramento della ferrovia, in linea con le richieste espresse a suo tempo dagli Enti locali.

Rfi e Ministero avevano indicato la revisione progettuale come viatico per sbloccare la situazione: sulla scorta di questo, nei mesi scorsi i Consigli comunali di Abbiategrasso, Vigevano, Parona e Mortara avevano deliberato la disponibilità a dar corso a soluzioni progettuali differenti rispetto a quelle, oggetto dell'approvazione Cipe del 2006, che avevano determinato di fatto l'interruzione del procedimento.