Il report “Padania Avvelenata” di Greenpeace evidenzia come il 60-80% della zootecnia italiana sia concentrato nella Pianura Padana, causando emissioni stabili e critiche di ammoniaca e gas serra. Pavia contribuisce con oltre 444mila capi e 2.785 tonnellate di ammoniaca annue, alimentando un inquinamento da polveri sottili pericoloso per la salute umana.
Report “Padania Avvelenata”
L’aria della Pianura Padana si conferma tra le peggiori d’Europa e il settore zootecnico gioca un ruolo da protagonista in questo scenario critico. Il report “Padania Avvelenata”, pubblicato a maggio 2026 da Greenpeace Italia, traccia un quadro allarmante dell’impatto ambientale causato da bovini, suini e avicoli nelle regioni del Nord. Tra il 2017 e il 2023, nonostante gli allarmi climatici, il numero di animali allevati nella regione è aumentato del 7,7%, superando i 95 milioni di unità.
Il peso di Pavia nella mappa delle emissioni
All’interno di questo sistema industriale, la provincia di Pavia occupa una posizione di rilievo, posizionandosi tra le aree a forte vocazione zootecnica della Lombardia. Secondo i dati elaborati dall’Università di Siena, il territorio pavese ospita 444.562 capi di allevamento.
Questa concentrazione di animali si traduce in una pressione ambientale costante: ogni anno, gli allevamenti della provincia immettono nell’atmosfera 2.785 tonnellate di ammoniaca. Sebbene Pavia non raggiunga i picchi estremi di Brescia (che da sola genera quasi il 15% delle emissioni totali della pianura), resta una pedina fondamentale di un ingranaggio che sta alterando gli ecosistemi locali.
Ammoniaca e salute
Il problema non è solo ambientale, ma sanitario. L’ammoniaca rilasciata dagli allevamenti reagisce con altri inquinanti formando particolato fine secondario (PM 2.5), capace di penetrare profondamente nei polmoni.
Il report sottolinea dati drammatici:
- Nel 2023, l’Italia ha registrato 43.083 vittime legate al particolato fine, il numero più alto in Europa.
- Nelle aree urbane vicine a zone agricole intensive, come accade nel bacino padano, le concentrazioni di ammoniaca sono 3-4 volte superiori rispetto a città come Londra o Barcellona.
- A differenza del traffico cittadino, le concentrazioni aumentano spostandosi verso le campagne, confermando la responsabilità diretta delle attività agricole.
Il ruolo dei bovini
Un punto centrale sollevato da Greenpeace riguarda l’efficacia delle attuali leggi europee. Attualmente, la Direttiva sulle Emissioni Industriali (IED) esclude i bovini dagli obblighi più stringenti, considerandoli solo se superano soglie altissime.
Tuttavia, i dati dicono il contrario: nell’ecoregione padana, i bovini sono responsabili del 65% delle emissioni di ammoniaca e dell’84% dei gas serra zootecnici. Pavia, con il suo mix di allevamenti, si trova nel mezzo di questa lacuna normativa che permette a grandi impianti di operare senza le autorizzazioni ambientali più severe richieste per polli e suini.
La proposta di riconversione
Di fronte a emissioni che Greenpeace definisce “stabili o in leggero peggioramento” dal 2017, l’associazione chiede un cambio di rotta radicale. Entro la fine del 2026 è previsto un aggiornamento della direttiva IED, ma la battaglia si sposta anche sul piano nazionale.
Greenpeace ha quindi depositato alla Camera dei Deputati una proposta di legge per fermare l’espansione degli allevamenti intensivi e avviare una riconversione del settore. Per territori come quello pavese, il futuro della qualità dell’aria e delle acque (spesso contaminate dai nitrati) dipenderà dalla capacità della politica di integrare i dati scientifici nei piani di sviluppo rurale.