CRONACA

Obesità, la sfida è strutturale: a Pavia un percorso in 5 step contro una malattia cronica

Dalla dieta personalizzata ai nuovi farmaci, fino al supporto psicologico e motorio: il modello multidisciplinare dell’IRCCS Maugeri alla vigilia della Giornata Mondiale dell'Obesità

Obesità, la sfida è strutturale: a Pavia un percorso in 5 step contro una malattia cronica

Alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Obesità, l’IRCCS Maugeri Pavia presenta il Percorso Integrato Metabolico, un modello multidisciplinare in 5 step per la gestione strutturata della malattia. Dieta personalizzata, nuovi farmaci, supporto psicologico e attività fisica mirata sono integrati in un programma continuativo per ridurre recidive e complicanze.

Giornata Mondiale dell’Obesità

Non è solo una questione estetica né una semplice conseguenza di abitudini scorrette. L’obesità è una patologia cronica, complessa e recidivante che in Italia coinvolge quasi sei milioni di persone, mentre oltre il 46% della popolazione risulta in sovrappeso. Numeri che fotografano un’emergenza sanitaria e sociale, con un’incidenza crescente anche tra adolescenti e giovani adulti.

Alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Obesità del 4 marzo, gli specialisti dell’IRCCS Maugeri Pavia fanno il punto su un approccio che supera le soluzioni estemporanee: il PIMPercorso Integrato Metabolico, un modello organizzato in cinque step che accompagna il paziente dalla diagnosi al follow-up.

“Tra i giovanissimi l’obesità è sempre più diffusa, ma lo è anche lo stigma che la accompagna”, spiega il dottor Matteo Manuelli, specialista in Scienza dell’Alimentazione e referente del PIM. Vergogna, isolamento sociale, disturbi d’ansia e depressione rappresentano spesso un corollario non trattato della malattia.

A incidere è anche la pressione dei social network, che propongono modelli corporei irrealistici e soluzioni dietetiche improvvisate.

“La colpevolizzazione del paziente – osserva Manuelli – ostacola l’accesso a percorsi di cura strutturati e rafforza l’idea che basti “forza di volontà”, quando invece siamo di fronte a una patologia multifattoriale”.

Il dottor Manuelli con un paziente

Una malattia cronica

L’esperienza clinica dell’IRCCS Maugeri Pavia evidenzia un aumento delle richieste di presa in carico, spesso da parte di pazienti con una lunga storia di tentativi di dimagrimento falliti e con comorbilità già presenti: sindrome metabolica, diabete di tipo 2, dislipidemie, ipertensione.

“Interventi isolati o indicazioni generiche non sono sufficienti – sottolinea Manuelli –. Serve un programma personalizzato che integri nutrizione, attività fisica, supporto psicologico e gestione delle patologie associate, con un follow-up strutturato per prevenire le recidive”.

In questo contesto, anche farmacoterapia e chirurgia bariatrica trovano un ruolo preciso: strumenti efficaci se inseriti in un percorso multidisciplinare e monitorato.

Il modello in 5 step del Percorso Integrato Metabolico

1. Dieta personalizzata e consapevolezza alimentare
Il primo pilastro è un piano nutrizionale costruito su misura, concordato con il medico specialista in Scienze dell’Alimentazione. Non si tratta solo di ridurre le calorie, ma di educare alla lettura delle etichette, al riconoscimento dei segnali di fame e sazietà e alla comprensione dell’impatto del cibo su salute fisica ed emotiva. Un approccio personalizzato favorisce risultati più stabili: miglioramento della digestione, incremento dei livelli energetici, sostegno dell’umore e prevenzione delle patologie cronico-degenerative.

2. Farmaci di nuova generazione, quando indicati
Nei casi clinicamente appropriati, il PIM integra terapie farmacologiche a base di semaglutide o tirzepatide, molecole che agiscono sul controllo dell’appetito, sulla regolazione insulinica e sulla riduzione dell’introito calorico.

“La terapia farmacologica – precisa Manuelli – è sempre parte di un piano complessivo e viene monitorata per garantirne sicurezza ed efficacia”. L’obiettivo non è sostituire dieta e movimento, ma potenziarne gli effetti in pazienti selezionati.

3. Supporto psicologico contro fame emotiva e demotivazione
Nel percorso nutrizionale e psicologico del PIM, la consulenza specialistica analizza le dinamiche alla base delle condotte alimentari disfunzionali. Il ricorso al cibo come regolatore emotivo è frequente e richiede un intervento mirato.

“Comprendere le motivazioni profonde che spingono una persona ad aderire al programma è fondamentale – evidenzia Manuelli –. Il supporto psicologico aiuta a gestire le emozioni senza ricorrere al cibo e a consolidare la motivazione nel lungo periodo”.

4. Attività fisica su misura con il kinesiologo
Il movimento rappresenta un altro cardine del percorso. Il dottor Fabrizio Belloni, dietista e kinesiologo, elabora protocolli personalizzati sulla base della valutazione funzionale iniziale, delle comorbilità e delle eventuali limitazioni motorie.

L’attività si svolge nelle palestre dell’IRCCS Maugeri Pavia e viene integrata da esercizi domiciliari. Molti pazienti arrivano con uno stile di vita sedentario e dolori muscolo-articolari: il miglioramento della funzionalità fisica incrementa energia, autonomia e benessere psicologico, riducendo il rischio di abbandono.

5. Governance clinica e gestione delle complicanze
Il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica implica un cambio di paradigma: dalla responsabilizzazione individuale alla necessità di una presa in carico strutturata, continuativa e accessibile.

Un’organizzazione integrata consente di intervenire in prevenzione e, se necessario, di attivare competenze specialistiche in Cardiologia, Medicina del Sonno, Pneumologia e Riabilitazione neuromuscolare. L’obiettivo è ridurre nel tempo l’impatto delle complicanze – dal diabete alle malattie cardiovascolari fino ad alcune neoplasie – che rappresentano una quota significativa della spesa sanitaria.

Oltre le soluzioni rapide, un percorso sostenibile

Il messaggio degli specialisti è chiaro: evitare sia la banalizzazione del problema sia l’illusione di risultati immediati. L’obesità richiede strategie sostenibili, basate su evidenze cliniche e su una presa in carico multidisciplinare.

Il modello del PIM dimostra che affrontare la malattia in modo sistemico non solo migliora la qualità di vita dei pazienti, ma può contribuire, nel lungo periodo, a ridurre il peso sanitario e sociale di una delle principali sfide di salute pubblica del nostro tempo.