Uno studio internazionale con il contributo dell’Università di Pavia e della Fondazione Mondino evidenzia che il passaggio all’ora legale riduce il sonno e aumenta la sonnolenza diurna, soprattutto nelle persone con cronotipo serale. Il ritorno all’ora solare invece ha effetti più contenuti e talvolta positivi.
Ora solare e sonno
Nella notte appena trascorsa, quella tra sabato 25 e domenica 26 ottobre 2025, le lancette dell’orologio sono tornate indietro di un’ora, decretando il ritorno all’ora solare. L’adozione dell’ora legale, presente in oltre settanta Paesi, è stata inizialmente motivata dal desiderio di ridurre i consumi energetici e sfruttare meglio la luce naturale. Negli ultimi anni, però, l’attenzione degli esperti si è spostata sugli effetti sulla salute, in particolare sul sonno e sulla vigilanza durante il giorno.
Una revisione sistematica pubblicata sulla rivista Sleep Medicine Reviews ha analizzato decine di studi per chiarire questi effetti. Il lavoro è stato guidato dal Centro di Medicina del Sonno dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, in collaborazione con Università di Pavia, Fondazione Mondino, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Università Uninettuno e Università di Genova.
Meglio l’ora solare o l’ora legale?
I ricercatori hanno esaminato 27 studi condotti in diversi Paesi, evidenziando che il cambio primaverile comporta una riduzione della durata del sonno, un aumento della frammentazione notturna e una maggiore sonnolenza diurna.
Questi effetti risultano più marcati nelle persone con cronotipo serale, i cosiddetti “gufi”, che tendono ad andare a letto tardi e faticano di più ad adattarsi allo spostamento dell’orologio.
Al contrario, il ritorno all’ora solare in autunno sembra avere conseguenze più contenute, e in alcuni casi può addirittura favorire un temporaneo aumento delle ore di sonno.
“La nostra revisione mostra come i cambi stagionali dell’orologio incidano sulla qualità del riposo, soprattutto in primavera”, spiega Andrea Romigi, neurologo del Neuromed.
“Si tratta di effetti generalmente transitori, ma ripetuti ogni anno possono contribuire a un disallineamento tra ritmi biologici e sociali. Comprendere questi meccanismi è fondamentale per orientare politiche sanitarie più rispettose del sonno”.
Nonostante l’eterogeneità dei metodi e dei campioni degli studi esaminati, la revisione individua tendenze comuni che meritano attenzione. Mancano ancora indagini basate sulla polisonnografia, lo standard per lo studio del sonno, e molti studi hanno campioni ridotti o strumenti di rilevazione non comparabili.
Secondo gli autori, nuove ricerche più ampie e standardizzate potrebbero fornire indicazioni preziose per le decisioni di politica pubblica, bilanciando criteri economici e organizzativi con la salute e il benessere dei cittadini, a Pavia e in tutto il Paese.