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Maxi impianto agrivoltaico tra il Pavese e il Lodigiano, ma i Comuni coinvolti non ci stanno

Al centro delle preoccupazioni, la trasformazione del paesaggio agricolo con potenziali ricadute sulla biodiversità e sulla qualità del suolo

Maxi impianto agrivoltaico tra il Pavese e il Lodigiano, ma i Comuni coinvolti non ci stanno

I Comuni interessati – tra cui Santa Cristina, Miradolo Terme, Chignolo Po, Monticelli, Corteolona e Genzone – esprimono pareri fortemente critici.

Maxi impianto agrivoltaico tra il Pavia e Lodi

Avanza il progetto di uno dei più grandi impianti agrivoltaici della Lombardia destinato a sorgere tra Pavese, Lodigiano e un lembo di Milanese. Un intervento imponente che consiste in oltre 70 megawatt di potenza installata e più di 140 ettari di superficie agricola coinvolta, equivalenti a circa 200 campi da calcio, suddivisi in quattro grandi campi fotovoltaici.

Il cuore dell’impianto sarà a Santa Cristina con estensioni a Miradolo Terme e Chignolo Po, in provincia di Pavia, e due ulteriori campi nel Lodigiano, a Graffignana e Sant’Angelo Lodigiano. A questi si aggiunge anche il territorio di San Colombano al Lambro, nel Milanese.

Tutti i terreni sono di proprietà dell’azienda agricola Saronio che li ha affidati alla società Aukera Italy 5 srl, con sede a Milano, per la realizzazione dell’opera.

Palla alla Provincia di Pavia

Il progetto non è nuovo. Era stato presentato già durante l’estate con una richiesta autorizzativa a Regione Lombardia, ma il procedimento era stato archiviato per un difetto di competenza: l’ente chiamato a istruire la pratica è infatti la Provincia in cui ricade la maggior parte della superficie interessata.

La palla è così passata alla Provincia di Pavia che ha avviato l’iter e portato il progetto nella delicata fase di assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Aukera Italy 5 ha chiesto il rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR), una procedura che accorpa tutte le autorizzazioni necessarie e che, in caso di esito positivo, conduce direttamente al permesso di costruire. Secondo il proponente, il cantiere potrebbe essere completato in circa 15 mesi.

La preoccupazione dei Comuni coinvolti

Sulla carta, l’impianto promette di produrre circa 70,5 megawatt di energia elettrica, consentendo al contempo la coltivazione dei terreni sottostanti grazie alla tecnologia agrivoltaica. Una soluzione che punta a coniugare transizione energetica e attività agricola, ma che non convince una parte consistente delle amministrazioni locali.

I Comuni interessati – tra cui Santa Cristina, Miradolo Terme, Chignolo Po, Monticelli, Costa de’ Nobili, Pieve Porto Morone, Inverno, San Colombano al Lambro, Corteolona e Genzone, Badia – hanno iniziato a esprimere pareri fortemente critici, approvando documenti e mozioni nei rispettivi consigli comunali.

Graffignana ha già votato il testo, mentre Miradolo Terme, come annunciato dalla sindaca Michela Callegari, lo discuterà a breve.

Le possibili ricadute

La mozione, che verrà inviata a Regione, Provincia, Soprintendenza, enti di gestione della Via Francigena e associazioni ambientaliste e agricole, esprime una piena contrarietà all’impianto. Al centro delle preoccupazioni c’è la rilevante trasformazione del paesaggio agricolo con possibili ricadute su ambiente, biodiversità e qualità del suolo.

A pesare sul giudizio dei Comuni è anche il contesto in cui l’opera andrebbe a inserirsi. L’area è attraversata dal tracciato della Via Francigena, uno dei cammini storici più importanti d’Europa, e ospita beni di rilievo come il castello di Chignolo e lo stabilimento termale di Miradolo.