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Lutto a Mortara, l’addio a don Gianni Camana: una vita di fede, sapienza e servizio

L’ultimo saluto nell’abbazia di Santa Croce gremita, tra le parole della comunità e il mio ricordo personale di un legame antico

Lutto a Mortara, l’addio a don Gianni Camana: una vita di fede, sapienza e servizio

di Emanuele Gallotti

La comunità di Mortara e l’intera diocesi di Vigevano sono avvolte dal dolore per l’improvvisa scomparsa di don Giambattista “Gianni” Camana, ritornato alla casa del Padre giovedì 13 agosto all’età di 77 anni, compiuti lo scorso luglio. A far scattare i soccorsi era stata la sorella che, non riuscendo a mettersi in contatto con lui, si era recata presso la sua abitazione facendo la triste scoperta; l’intervento del personale sanitario ha unicamente potuto constatare il decesso, sopraggiunto per cause naturali dovute a un malore improvviso.

Un’imponente partecipazione per le esequie a Santa Croce

L’ultimo caloroso abbraccio della cittadinanza si è consumato nella mattinata di lunedì 17 agosto all’interno dell’antica abbazia di Santa Croce, gremita in ogni ordine di posti e assiepata da una folla composta anche all’esterno, giunta per rendergli omaggio dopo la partecipata veglia di preghiera della sera precedente.

La solenne liturgia funebre è stata presieduta dal vescovo di Vigevano, monsignor Maurizio Gervasoni, affiancato dall’arcivescovo emerito monsignor Vincenzo Di Mauro, dal vicario generale mons. Angelo Croera, dal diacono Gianni Bocca e da circa quaranta presbiteri diocesani. Tra di essi si scorgevano in prima fila, visibilmente commossi, don Florindo Arenghi, don Virginio Cantoni e don Emilio Pastormerlo, i confratelli ordinati insieme a don Gianni in quel lontano 1977.

Sull’altare hanno concelebrato anche il parroco di Mortara, don Marco Torti, e il coadiutore don Carlo Cattaneo, ora chiamati ad affrontare una pesante eredità pastorale e affettiva. Accanto al feretro si sono stretti i familiari: i fratelli Gigi, Grazia e Claudia con le rispettive famiglie, a cui vanno le mie più sentite e commosse condoglianze per questo immenso dolore. Per le istituzioni cittadine erano presenti nel primo banco della navata il sindaco Fabio Farina unitamente agli assessori Alberto Paglino e Cenzina De Biase.

Durante l’omelia, il Vescovo Gervasoni ha tratteggiato la figura del sacerdote scomparso, sottolineando come la sua sia stata «una vita posta davanti a noi come testimonianza» e ricordando l’ampiezza dei suoi studi quale fonte di «una sapienza che è stata generativa» per intere generazioni.

La missione pastorale: un infaticabile tessitore di legami

Poco prima della conclusione del rito esequiale, è toccato a don Piero Rossi Borghesano delineare un commosso profilo biografico ed ecclesiale del confratello. Nato a Mortara il 6 luglio 1949, don Gianni intraprese inizialmente gli studi universitari in medicina, per poi ascoltare la chiamata del Signore ed entrare in seminario, fino all’ordinazione presbiterale nel 1977.
1977 – 1984: Esordio e primo servizio come vicario parrocchiale a Santa Croce di Mortara.
1984 – 1989: Vicario parrocchiale a Garlasco, dove «è entrato nel vivo della comunità».
1990 – 2006: Prevosto ad Ottobiano e, per un decennio, amministratore parrocchiale a Valeggio, distinguendosi come autentico «tessitore di legami e di amicizie».
1992 – 2010: Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano per quasi un ventennio.
2006 – 2017: Ritorno a Mortara come guida di Santa Croce (con reggenza di San Pio X dal 2008).
Fino al 2020: Cappellano dell’Ospedale Asilo Vittoria di Mortara.

Nel periodo della sua guida a Santa Croce e San Pio X, lavorando in sinergia con lo stesso don Piero — allora parroco di San Lorenzo —, don Gianni pose le basi per le future strutture unitarie della città, unificando gli oratori presso la sede del Cappa Ricci prima ancora che si parlasse formalmente di unità pastorali. Un impegno profuso non solo sul piano spirituale ed educativo, ma anche materiale: straordinario fu infatti il suo zelo nel reperire risorse fisiche ed economiche destinate ai restauri della chiesa della Madonna del Campo, della stessa abbazia di Santa Croce e del prezioso organo Mascioni.

Il mio ricordo personale: un legame indissolubile tra le famiglie Gallotti e Camana

A questi doverosi elementi di cronaca ecclesiale desidero unire una mia personale e partecipe testimonianza, ripercorrendo l’intreccio profondo e generazionale che ha annodato le nostre famiglie.

Il mio primissimo ricordo di don Gianni risale al maggio del 1978, in occasione di una mia mostra di pittura allestita presso il Castello Visconteo di Binasco. Don Gianni, novello sacerdote, volle esserci accompagnando mio zio paterno, Angelo Gallotti, che avrebbe poi intrapreso la stessa strada sacerdotale nel 1980, a sessant’anni. Negli anni successivi non abbiamo mai smesso di coltivare un dialogo affettuoso e attento. Conservo con gelosa gratitudine un suo messaggio inviatomi nel luglio del 2024, subito dopo aver letto il volume biografico «ANGELO GALLOTTI in preghiera» dedicato alla memoria di mio zio:

«Ho avuto la grazia di condividere momenti di preghiera con don Angelo. La preghiera non era per lui un momento, era un continuum: pregava anche quando non “pregava”».

Parole di rara e profonda penetrazione, che testimoniano la sensibilità spirituale di don Gianni e che poggiano sulle radici storiche piantate a Mortara dalle rispettive famiglie. Una fraternità nata negli anni della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GiAC) e nel condiviso impegno socio-politico nella Democrazia Cristiana tra Francesco Camana e l’allora giovane Angelo Gallotti. Questa affinità di ideali si trasfuse poi nell’amicizia sincera tra i figli e nell’affetto fraterno tra le madri, Nini e Iolanda: un terreno umano fertilissimo nel quale sono fiorite e maturate le rispettive vocazioni al sacerdozio.

Oggi che le esequie si sono concluse e resta il silenzio del raccoglimento, rinnovo la mia vicinanza e le condoglianze alla famiglia Camana, custodendo di don Gianni l’immagine indelebile di un pastore sereno, generoso e costantemente impregnato di quella pace profonda che germoglia dal contatto quotidiano e genuino con Dio.