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Lesioni del midollo spinale, anche dopo i 70 anni il recupero è possibile

Due studi dell’Università di Pavia e dell’IRCCS Maugeri pubblicati su Neurology® mostrano che il recupero neurologico non dipende dall’età

Lesioni del midollo spinale, anche dopo i 70 anni il recupero è possibile

Due studi dell’Università di Pavia e dell’IRCCS Maugeri mostrano che anche dopo i 70 anni il recupero neurologico dopo una lesione del midollo spinale è simile a quello dei pazienti più giovani. Tuttavia, negli anziani è più difficile tradurre questo recupero in autonomia quotidiana, rendendo necessari percorsi riabilitativi personalizzati.

Lesioni del midollo spinale

Superare i 70 anni non significa rinunciare alla possibilità di recuperare dopo una lesione del midollo spinale. Al contrario, il sistema nervoso mantiene capacità di recupero simili a quelle delle persone più giovani. Il problema, piuttosto, riguarda la capacità di trasformare questo recupero in autonomia nella vita quotidiana.

È quanto emerge da due studi pubblicati sulla rivista scientifica Neurology®, organo ufficiale dell’American Academy of Neurology, condotti da ricercatori dell’Università di Pavia e dell’Unità Spinale dell’IRCCS Maugeri di Pavia. Le ricerche mettono in discussione una convinzione diffusa: l’età avanzata non compromette il recupero neurologico dopo una mielolesione, ma può rendere più difficile il recupero funzionale nelle attività di tutti i giorni.

Ogni anno in Italia si registrano circa 2.500 nuovi casi di lesione del midollo spinale. Non si tratta solo di traumi: tra le cause figurano anche tumori, patologie degenerative della colonna vertebrale, malattie vascolari o infezioni. E sempre più spesso i pazienti sono anziani.

Riabilitazione neuromotoria

Lo studio europeo su oltre duemila pazienti

Il primo studio ha analizzato i dati di 2.171 pazienti coinvolti nell’European Multicenter Study about Spinal Cord Injury, uno dei principali registri europei dedicati alle lesioni spinali. L’obiettivo era valutare come l’età influisca sul recupero neurologico e su quello funzionale dopo una lesione.

I risultati mostrano che le persone con più di 70 anni conservano un potenziale di recupero della forza muscolare e della sensibilità paragonabile a quello dei pazienti più giovani. Tuttavia incontrano maggiori difficoltà nel recuperare l’autonomia funzionale, soprattutto per quanto riguarda la deambulazione e le attività quotidiane.

A spiegare questo divario tra recupero neurologico e recupero funzionale è la professoressa Chiara Pavese dell’Università di Pavia, specialista in Riabilitazione neuromotoria all’IRCCS Maugeri.

“La presenza di comorbidità, come malattie cardiovascolari, diabete o osteoporosi, ma anche gli aspetti cognitivi e motivazionali e la differenza di riapprendimento del lavoro riabilitativo possono influenzare il recupero funzionale. Per questo sono necessari percorsi riabilitativi specifici e personalizzati, pensati per rendere il recupero realmente applicabile alla vita quotidiana”.

Riabilitazione neuromotoria

Sempre più anziani nelle Unità spinali

Negli ultimi anni è cambiato anche il profilo dei pazienti che arrivano nelle Unità spinali. L’invecchiamento della popolazione e i progressi della medicina hanno infatti modificato il quadro epidemiologico.

“L’invecchiamento della popolazione e i progressi della medicina hanno portato a un incremento delle diagnosi di lesione del midollo spinale e dal 2013 osserviamo anche un aumento dell’età media al momento della lesione — spiega la professoressa Pavese —. Sempre più spesso si tratta di mielolesioni non traumatiche, per esempio dovute a patologie che un tempo avevano un’elevata mortalità, come quella tumorale o infettiva. Oggi, grazie ai miglioramenti nella diagnosi e nella gestione chirurgica, è possibile intervenire in modo efficace su un numero crescente di patologie. Questo ha cambiato il profilo dei pazienti accolti nelle Unità Spinali, sempre più anziani e con esigenze riabilitative diversificate, che richiedono percorsi di presa in carico personalizzati e multidisciplinari”.

Questo cambiamento porta nelle strutture riabilitative pazienti più anziani e con bisogni clinici più complessi, che richiedono percorsi di presa in carico multidisciplinari e fortemente personalizzati.

Il secondo studio

Il secondo studio anch’esso pubblicato su Neurology® si concentra su un aspetto ancora poco studiato: le alterazioni della voce nei pazienti con lesione del midollo spinale.

La revisione sistematica ha analizzato i dati di 404 individui – 303 pazienti con mielolesione e 101 soggetti sani di controllo – evidenziando come con l’aumento dell’età possano comparire disturbi meno frequenti nei pazienti più giovani, tra cui la disfonia e problemi di deglutizione.

 “L’aumento dell’età dei pazienti con lesione del midollo spinale si accompagna all’insorgenza di problematiche meno frequenti nel paziente giovane, come le alterazioni della deglutizione e della voce — spiega la professoressa Pavese —. Si tratta di disturbi che possono avere un impatto significativo sulla salute e sulla qualità di vita. Diventa pertanto urgente adattare i protocolli riabilitativi alle necessità dei pazienti anziani oppure studiare nuovi approcci riabilitativi personalizzati”.

Lo studio ha inoltre proposto un protocollo riabilitativo specifico per la diagnosi e il trattamento delle alterazioni della voce nei pazienti con mielolesione.

La ricerca per nuovi protocolli riabilitativi

L’IRCCS Maugeri di Pavia è impegnato nello sviluppo di percorsi riabilitativi sempre più avanzati e personalizzati per i pazienti con lesione del midollo spinale.

“L’IRCCS Maugeri Pavia è impegnato nella ricerca per la definizione di protocolli riabilitativi avanzati e personalizzati — afferma il professor Antonio Nardone, Primario dell’Unità Spinale dell’IRCCS Maugeri Pavia e Professore Ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa presso l’Università di Pavia —. Nelle sezioni di Neuroriabilitazione, Gravi Cerebrolesioni e Unità Spinale coniughiamo l’attività clinica con un impegno di ricerca all’avanguardia in diversi campi della neuroriabilitazione. Unendo prestigiose collaborazioni internazionali e finanziamenti nazionali e di Regione Lombardia, portiamo avanti un’attività di aggiornamento e innovazione tecnologica che speriamo possa tradursi, nei prossimi anni, in un concreto miglioramento dei percorsi riabilitativi e della qualità di cura per i nostri pazienti”.

Le attività di ricerca si sviluppano anche grazie a collaborazioni internazionali e a finanziamenti nazionali e regionali, tra cui i progetti “Fit4Medical Robotics” e “REDRIWE”, con l’obiettivo di introdurre nuove tecnologie e modelli terapeutici.

L’obiettivo finale è migliorare i percorsi di riabilitazione e garantire una qualità di cura sempre più elevata per pazienti che, oggi più che mai, arrivano alle Unità spinali in età avanzata ma con concrete possibilità di recupero.