Il Policlinico San Matteo di Pavia è stato nominato centro “Hub” della nuova rete lombarda per la chirurgia del tumore ovarico. La struttura garantirà interventi ad alta complessità e percorsi multidisciplinari che integrano genetica molecolare e preservazione della fertilità.
San Matteo: hub regionale per tumore ovarico
Una mappa della cura più definita, interventi concentrati dove l’esperienza è maggiore e un percorso assistenziale che accompagna la paziente dal primo sospetto diagnostico fino ai controlli successivi. Regione Lombardia ridisegna l’approccio terapeutico alle neoplasie ginecologiche e individua nella Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia uno dei pilastri di questa rivoluzione, nominandolo ufficialmente centro “Hub” per la chirurgia del tumore ovarico. L’obiettivo del nuovo modello organizzativo è chiaro: innalzare la qualità, garantire l’appropriatezza delle cure e azzerare le disomogeneità sul territorio, offrendo a tutte le donne le medesime possibilità di guarigione e sicurezza.
Il modello “Hub and Spoke”
La nuova rete lombarda si basa sul consolidato schema “hub and spoke” (letteralmente “mozzo e raggi”) e poggia su nove strutture d’eccellenza in tutta la regione. Questi centri di riferimento sono stati selezionati attraverso criteri rigorosi: volumi elevati di attività chirurgica, anni di esperienza sul campo e presenza di competenze multidisciplinari.
All’interno di questo ingranaggio, le strutture territoriali e gli ospedali periferici (gli Spoke) mantengono un ruolo cruciale nella fase di prima accoglienza, nei successivi controlli di follow-up e nella gestione ordinaria. Al contrario, l’attività chirurgica ad alta complessità viene centralizzata e trasferita nei centri Hub, come il San Matteo per l’area pavese, dove la concentrazione della casistica è sinonimo di migliori esiti clinici e riduzione dei rischi.
La complessità del tumore ovarico
La decisione di centralizzare la chirurgia risponde a una precisa necessità clinica. Il tumore dell’ovaio, sebbene sia meno frequente rispetto ad altre forme tumorali dell’apparato riproduttivo femminile (come i carcinomi dell’endometrio o della cervice uterina), è una delle patologie più insidiose e complesse da trattare. La mancanza di sintomi specifici rende difficile la diagnosi precoce, richiedendo fin da subito approcci terapeutici e chirurgici altamente specialistici.
Al Policlinico San Matteo il riconoscimento regionale premia un percorso di ginecologia oncologica strutturato negli anni. Qui la risposta alla malattia non è mai affidata a un singolo medico, ma a un team integrato di professionisti. Attorno alla paziente si muove una squadra che unisce ginecologi oncologi, chirurghi, oncologi medici, radioterapisti, anatomopatologi e radiologi. A loro si affiancano esperti in genetica medica, psico-oncologia, specialisti nella terapia del dolore e nelle cure palliative, per disegnare percorsi su misura che tengano conto delle caratteristiche biologiche del tumore e delle necessità personali della donna.
Personalizzazione delle cure
Le frontiere più avanzate della medicina interna al San Matteo giocano un ruolo decisivo nella personalizzazione delle cure. Attraverso la genetica medica e la profilazione molecolare dei tumori, i medici sono oggi in grado di identificare le alterazioni biologiche della malattia e orientare terapie a bersaglio molecolare sempre più efficaci. In quest’ottica, la struttura dispone di un Ambulatorio dedicato ai tumori eredo-familiari, pensato specificamente per la sorveglianza e la tutela delle donne sane ma con una forte predisposizione genetica, come le portatrici delle mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2 o quelle associate alla sindrome di Lynch.
C’è poi un aspetto che tocca da vicino la vita e il futuro delle pazienti più giovani: la tutela del desiderio di maternità. Il percorso di cura del San Matteo riserva infatti una particolare attenzione ai protocolli di preservazione della fertilità. Grazie alla stretta collaborazione con il Centro di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) della Fondazione, le pazienti che devono sottoporsi a terapie potenzialmente oncolesive possono accedere a percorsi dedicati per proteggere e conservare la propria capacità riproduttiva.