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Fede e libertà nella tempesta della storia: i fratelli Gallotti, esempio vivo della Resistenza cristiana

Dalla formazione spirituale all’impegno clandestino, la testimonianza di Angelo e Francesco Gallotti racconta una Resistenza cristiana fatta di responsabilità morale, solidarietà concreta e rifiuto della vendetta, ancora attuale nel presente

Fede e libertà nella tempesta della storia: i fratelli Gallotti, esempio vivo della Resistenza cristiana

di Emanuele Pier Clemente Gallotti

In un tempo in cui nuovi conflitti attraversano l’Europa e il mondo, e mentre ci avviciniamo all’anniversario della Festa della Liberazione, sento ancora più urgente il dovere di tornare sulla memoria della Resistenza. Non per riprendere quanto ho già presentato ai lettori di Prima Pavia a proposito del mio libro “Angelo Gallotti. Una vita tra educazione, fede e servizio”, ma per soffermarmi in modo particolare su un aspetto che ritengo centrale: l’impegno dei fratelli Gallotti nella Resistenza, nella sua dimensione più profonda e meno visibile.

Il volume, pubblicato l’8 dicembre 2025, solennità dell’Immacolata Concezione, dal Centro Stampa Comunità Casa del Giovane di Pavia fondato da don Enzo Boschetti, nasce come atto di riconoscenza e custodia della memoria. Non si tratta soltanto di una biografia familiare, ma della restituzione di un patrimonio morale che si inserisce pienamente nella storia della Resistenza cristiana e nella coscienza civile italiana.

Una Resistenza nata dalla coscienza

Riflettendo sulla figura di Angelo Abramo Fedele Gallotti, nato nel 1920 a Zerbolò e cresciuto a Gropello Cairoli, emerge con chiarezza una forma di Resistenza che non nasce da ideologie, ma da una scelta maturata nella coscienza e radicata nel Vangelo e nella dignità della persona.

La formazione nel Seminario di Vigevano e l’esperienza nell’Azione Cattolica, sostenuta dal parroco don Ettore Ardissone e dal vescovo mons. Giovanni Bargiggia, rappresentarono già negli anni del totalitarismo una forma concreta di opposizione: educare alla libertà interiore significava infatti formare coscienze non omologabili.

Questa “resistenza spirituale” non fu marginale, ma costituì il terreno su cui maturò ogni successiva scelta.

I primi passi di Angelo Gallotti nella vita militare (febbraio – luglio 1943)

Nel febbraio del 1943, in un’Italia ormai logorata dalla guerra e sull’orlo dell’invasione alleata, Angelo Gallotti fu chiamato alle armi. Il 9 febbraio fu assegnato alla caserma di Como, inquadrato nel 67° Reggimento Fanteria.
Dopo pochi giorni venne trasferito a Canzo, dove partecipò al quinto corso della compagnia mitraglieri. Qui si distinse per serietà e dedizione, qualità che gli valsero la promozione al grado di caporale. Pur essendo ancora un giovane uomo, in lui traspariva già quella statura morale e spirituale che avrebbe contraddistinto l’intera sua esistenza.

Canzo, 2 aprile 1943_ ritorno dalla marcia

Completato l’addestramento, fu destinato a Cerveteri, nei pressi di Roma, con l’incarico di sorvegliare l’aeroporto militare: una mansione divenuta particolarmente delicata dopo lo sbarco angloamericano in Sicilia, il 9 luglio 1943.
In quei giorni drammatici, Gallotti scrisse una cartolina all’amico Pierangelo Martinoli, nella quale esprimeva un profondo senso di smarrimento, comune a molti giovani cattolici dell’epoca, impegnati a interrogarsi sul senso del conflitto e sul proprio ruolo in un mondo in cui sembravano venir meno ogni riferimento e certezza.
Angelo visse l’esperienza militare distinguendosi per disciplina e autorevolezza morale. In un contesto di crescente disorientamento, la sua fede divenne punto di riferimento per molti commilitoni: promuoveva sobrietà, preghiera e responsabilità personale.

Angelo Gallotti (primo da destra) durante il servizio militare, aeroporto di Cerveteri (Roma), 1943

Crisi del regime e disorientamento militare (luglio – settembre 1943)

Il 25 luglio 1943, con l’arresto di Benito Mussolini, il generale Pietro Badoglio assunse pieni poteri e decretò lo scioglimento delle strutture del regime fascista. A Cerveteri, Angelo Gallotti fu coinvolto nel mantenimento dell’ordine pubblico.
Il 5 settembre, intuendo l’instabilità della situazione, scrisse ai genitori: “Non piango perché la fede me lo vieta”. Tre giorni dopo, l’8 settembre, fu annunciato l’armistizio di Cassibile. L’esercito italiano si disgregò: i soldati, privi di ordini chiari, si dispersero mentre le truppe tedesche occupavano rapidamente i nodi strategici del Paese.

Per sottrarsi alla cattura, Gallotti si travestì da civile e trovò rifugio nei campi etruschi, riuscendo infine a raggiungere Gropello Cairoli via mare, terra e ferrovia. Qui fu accolto con discrezione dalla comunità parrocchiale, poiché i tedeschi avevano avviato rastrellamenti sistematici dei militari che si erano sottratti all’obbligo di consegnarsi.
Iniziò così una nuova fase segnata dalla clandestinità e da una rete di solidarietà che coinvolse famiglie, sacerdoti e giovani renitenti alla leva.

Francesco Gallotti e il gruppo “Cairoli”

Accanto ad Angelo, la figura del fratello Francesco Gallotti (1915–2000) rappresenta la dimensione più operativa della Resistenza. Fabbro e militante dell’Azione Cattolica, rifiutò ogni collaborazione con il nazifascismo e diede vita a un nucleo attivo di opposizione locale.

Il suo gesto più emblematico fu l’organizzazione della liberazione del cognato arrestato dai nazifascisti a Voghera, episodio che segnò l’origine del gruppo partigiano “Cairoli”. In questo contesto si inserisce anche il sabotaggio ferroviario del 14 settembre 1943 tra Villanova d’Ardenghi e Santo Spirito: il deragliamento di un convoglio di deportati permise a numerosi prigionieri di fuggire e unirsi alla Resistenza nell’area del Ticino, della Valsesia e dell’Oltrepò.
Francesco incarnava così una Resistenza concreta e rischiosa, mentre Angelo ne sosteneva la dimensione morale e formativa.

Repressione e clandestinità (1943–1944)

Dopo la proclamazione della Repubblica Sociale Italiana il 23 settembre 1943, la pressione repressiva aumentò sensibilmente, con controlli e rastrellamenti sempre più frequenti.

Angelo trovò inizialmente protezione a Gropello Cairoli presso la propria famiglia, con particolare apprensione per il padre, noto per le sue posizioni antifasciste. Nel frattempo, la leva obbligatoria imposta dal ministro Graziani coinvolse anche i fratelli Rocco e Tino, che decisero di sottrarsi nascondendosi a Ottobiano presso l’abitazione di Francesco, dove già si trovavano altri otto giovani renitenti.

Per evitare l’arresto, Angelo si rifugiò anche all’Ospedale San Matteo di Pavia, fingendo malattie grazie alla collaborazione di alcuni medici che rilasciavano certificazioni false per proteggere i ricercati. Durante le ispezioni mantenne sangue freddo, sostenendo e incoraggiando gli altri giovani e dedicandosi alla preghiera.

Dopo la strage delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944, il clima divenne ancora più teso. Tornato a Gropello nella primavera, Angelo riprese le attività parrocchiali e partecipò a riunioni clandestine sul futuro del Paese, influenzate anche dai radiomessaggi di Pio XII. La nascita della CGIL e delle ACLI, insieme alla formazione del governo guidato da Ivanoe Bonomi, alimentava nuove speranze di rinnovamento democratico.

Angelo Gallotti a sinistra con don Ardissone al centro parroco di Gropello Cairoli e il fratello Tino Sondalo – SO 1952

La fuga verso Ottobiano e la vita nascosta

Nel maggio 1944 organizzò un pellegrinaggio in bicicletta a Ghiaie di Bonate (BG), invitando alla preghiera per la pace.
Sulla via del ritorno da Ghiaie, intorno alle 19, il gruppo fu raggiunto da un ciclista: si trattava di Francesco Gallotti. Dopo aver fermato il fratello Angelo, invitò gli altri giovani a rientrare alle rispettive abitazioni. Lo mise poi al corrente di un grave fatto: quella mattina, i repubblichini avevano perquisito la casa dei genitori, alla ricerca proprio di lui.

Ricevuta la notizia, Francesco si era immediatamente recato a Gropello per condurlo in salvo a Ottobiano, dove avrebbe potuto trovare rifugio tra altri dissidenti. I due fratelli deviarono allora lungo strade di campagna e riuscirono a raggiungere la destinazione prima dell’inizio del coprifuoco, fissato per le 21.

Don Angelo rimase nascosto lì per quasi dieci mesi, trascorrendo inizialmente un lungo periodo in totale isolamento. Insieme al parroco don Carlo Volpino diede vita a un gruppo giovanile clandestino, orientato alla formazione morale.
Nel Natale del 1944, Angelo promosse una toccante iniziativa simbolica: la realizzazione di un presepe mobile all’interno dell’oratorio, con la collaborazione del giovane curato don Quinto Verminetti. L’opera fu realizzata dai giovani nascosti nella casa di Francesco, che trovarono nell’entusiasmo di Angelo la forza per infondere nell’opera tutta la loro speranza di pace, libertà e serenità.

Parallelamente, si organizzava la raccolta di generi alimentari destinati ai partigiani in montagna: un gesto concreto di solidarietà e resistenza, reso possibile anche grazie ai contatti di Francesco, che si avvaleva, tra gli altri, anche dell’amico frate Giovanni Maria Tognazzi del Convento dei Frati Minori Cappuccini di Varzi.

Da destra: Francesco Gallotti, don Angelo Gallotti e i pronipoti Enrico e Sara, figli di Emanuele, Villalunga di Pavia, primi anni ’80

La Liberazione e il rifiuto della vendetta

Tra aprile e maggio del 1945 la Liberazione raggiunse anche la Lomellina. Francesco partecipò attivamente alle iniziative del CLN e prese parte a incontri a Milano, favoriti anche dall’opera di mediazione del cardinale Alfredo Ildefonso Schuster.

Nel clima delicato del dopoguerra, la famiglia Gallotti rifiutò ogni forma di vendetta durante le operazioni di epurazione, sostenendo la necessità di garantire un giusto processo anche agli ex fascisti, intervenendo più volte affinché la giustizia non degenerasse in spirito di ritorsione.

Il riferimento a Teresio Olivelli

Un episodio del 1936 ebbe un impatto profondo sulla sua formazione spirituale: durante una Via Crucis a Scaldasole, Angelo, allora sedicenne, ascoltò una meditazione tenuta da Teresio Olivelli.

Dopo un iniziale sostegno al regime, Olivelli scelse la via della Resistenza cristiana, fondando il giornale clandestino Il Ribelle. Arrestato e deportato, morì nel 1945 nel campo di Hersbruck dopo aver difeso un compagno.

Nel 1977, quando ricopriva il ruolo di Direttore Scolastico a Mortara, Gallotti decise di intitolare a Olivelli le scuole elementari e fece collocare un busto in marmo nell’atrio dell’istituto, proponendo così un modello educativo fondato su una libertà vissuta con responsabilità.

L’unità di una vocazione

Nel dopoguerra Angelo conseguì la laurea in pedagogia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Nel 1952 sposò Anna Maria Marabelli e si impegnò attivamente nella Democrazia Cristiana, incontrando anche Pio XII e collaborando con Carlo Carretto.

Fu consigliere comunale a Mortara, presidente dell’Ospedale Sant’Ambrogio e figura centrale per l’associazionismo cattolico locale. Dopo la morte della moglie nel 1973 e un lungo periodo di discernimento, nel 1980, all’età di sessant’anni, fu ordinato sacerdote.

Divenne quindi rettore della Chiesa delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento a Vigevano. La sua esistenza fu segnata da una profonda continuità tra impegno laicale e ministero sacerdotale, espressione di un’unica vocazione al servizio.

Francesco Gallotti nel dopoguerra

Francesco ricoprì ruoli di responsabilità nella Democrazia Cristiana e nei Comitati Civici guidati da Luigi Gedda. Fu attivo come amministratore locale e promosse il Centro “Sacro Cuore”, dedicato alla diffusione della cultura cattolica e all’assistenza sociale.
Nel 1987 gli furono conferite la Croce di Cavaliere di Grazia del Sovrano Ordine di San Giovanni di Gerusalemme e la Stella Internazionale della Pace. Monsignor Carlo Bordoni di Pavia ne ricordò la coerenza evangelica e la fermezza morale. Morì nel 2000 a Vigevano.

Una fecondità che continua

Tra i frutti della paternità spirituale di Angelo Gallotti si ricorda la vocazione della figlia Paola, entrata nell’Ordine delle Piccole Suore del Vangelo, ispirato a Charles de Foucauld.
Dopo aver svolto per anni il servizio di maestra delle novizie, oggi vive a Saint-Denis, nella periferia di Parigi, presso la sede del Consiglio Generale della Congregazione, impegnata nell’accompagnamento delle fraternità nel mondo.

Una testimonianza per il presente

Questa vicenda non viene proposta come semplice ricordo nostalgico, ma come stimolo attuale. L’esperienza della Resistenza cristiana vissuta dai fratelli Gallotti — nelle azioni concrete, nella formazione delle coscienze, nel rifiuto della vendetta e nella scelta di una giustizia illuminata dalla misericordia — richiama il legame fondamentale tra libertà e responsabilità morale.

La loro testimonianza suggerisce che la fede non è fuga dalla storia, ma partecipazione consapevole; che una giustizia priva di misericordia può trasformarsi in odio; e che educare significa contribuire alla costruzione della democrazia.
In questa prospettiva, la memoria assume il valore di un dovere civico e di un patrimonio condiviso. Come ha ricordato Sergio Mattarella, “la libertà non è un bene acquisito per sempre, ma va custodita ogni giorno con responsabilità e partecipazione”.

Foto di copertina: Angelo Gallotti (primo in piedi da destra) con i fratelli Ernesto (“Tino”), Francesco, Rocco e Giuseppe, al Boscaccio di Zerbolò (PV), in occasione dei sessant’anni di vita in comune dei genitori (seduti).