La provincia di Pavia registra 5 morti sul lavoro da gennaio ad agosto 2026 e si colloca in zona gialla, con un’incidenza di 20,7 decessi per milione di occupati. In Lombardia le vittime complessive sono 101, il 4,1% in più rispetto al 2025, con un forte aumento dei decessi tra i lavoratori stranieri.
Emergenza infortuni
Cinque persone hanno perso la vita in occasione di lavoro in provincia di Pavia da gennaio ad agosto 2026. È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, che fotografa una situazione ancora preoccupante in Lombardia, dove le vittime complessive sono salite a 101, contro le 97 registrate nello stesso periodo del 2025.
Il dato pavese comprende cinque decessi avvenuti durante l’attività lavorativa e si inserisce in un quadro regionale caratterizzato da un aumento degli infortuni mortali sul lavoro. A livello lombardo, infatti, le vittime durante l’attività lavorativa sono passate da 68 a 76, con una crescita dell’11,8%. Diminuiscono invece i decessi in itinere, cioè quelli avvenuti durante il tragitto tra casa e luogo di lavoro, scesi da 29 a 25.
Pavia in zona gialla
La provincia di Pavia si colloca in zona gialla nella mappatura elaborata dall’Osservatorio Vega, che confronta l’incidenza degli infortuni mortali nelle diverse aree del Paese. L’indice pavese è pari a 20,7 morti per milione di occupati, un valore vicino alla media nazionale di 20,9.
La classificazione tiene conto del rapporto tra il numero di decessi sul lavoro e la popolazione occupata, permettendo di confrontare territori con dimensioni e numeri di lavoratori differenti.
In Lombardia, la situazione più critica si registra nelle province di Lodi, Brescia e Mantova, tutte inserite in zona rossa. Lodi presenta un’incidenza di 49,6 morti per milione di occupati, Brescia di 35,5 e Mantova di 32,6.
Dopo Pavia, in zona gialla figurano Bergamo, con un indice di 18,2, e Varese, con 17,6. Sono invece in zona bianca Cremona, Milano, Como, Lecco, Monza Brianza e Sondrio, con valori inferiori al 75% dell’incidenza media nazionale.
Lombardia, 101 vittime da gennaio ad agosto
Il bilancio complessivo della Lombardia evidenzia un aumento della mortalità legata al lavoro. Nei primi otto mesi del 2026 si contano 101 vittime, il 4,1% in più rispetto alle 97 dello stesso periodo dell’anno precedente.
Le morti avvenute durante l’attività lavorativa sono 76, mentre 25 riguardano incidenti in itinere. Il dato conferma quindi una crescita soprattutto per gli infortuni mortali verificatisi direttamente nei luoghi di lavoro.
Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, Milano registra il maggior numero di vittime complessive, con 26 decessi, seguita da Brescia con 22 e Bergamo con 14. Mantova conta 10 vittime, Varese 8, mentre Lodi e Pavia ne registrano 5 ciascuna. Seguono Cremona con 4, Monza Brianza con 3, Como con 2 e Lecco e Sondrio con un decesso ciascuna.
Considerando esclusivamente le morti avvenute durante l’attività lavorativa, è Brescia a guidare la graduatoria regionale con 20 casi, davanti a Milano con 17 e Bergamo con 9. Pavia registra cinque vittime, lo stesso numero di Lodi.
Aumentano le denunce di infortunio sul lavoro
Accanto ai dati sulla mortalità, l’Osservatorio segnala un incremento delle denunce di infortunio in occasione di lavoro. In Lombardia, tra gennaio e agosto 2026, ne sono state presentate 62.126, contro le 58.252 dello stesso periodo del 2025, con un aumento del 6,7%. Le denunce relative alle lavoratrici sono state 21.173, in crescita del 7,9%. Quelle riguardanti gli uomini ammontano invece a 40.953, con un incremento del 6%.
In aumento anche gli infortuni che coinvolgono lavoratori stranieri: le denunce sono passate da 15.474 a 16.985, segnando una crescita del 9,8%.
Più che raddoppiate le vittime straniere sul lavoro
Uno degli elementi più preoccupanti riguarda la mortalità tra i lavoratori stranieri. Nei primi otto mesi del 2026, in Lombardia, le vittime straniere in occasione di lavoro sono state 28, contro le 12 registrate nello stesso periodo dell’anno precedente. L’incremento è pari al 133%. I decessi che hanno coinvolto lavoratori stranieri rappresentano così il 36,8% delle 76 vittime registrate durante l’attività lavorativa in regione.
Il dato richiede un approfondimento sulle condizioni di lavoro, sui rischi specifici e sull’effettiva applicazione delle misure di prevenzione e protezione.
La fascia d’età più colpita
L’analisi per età evidenzia che la fascia più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è quella compresa tra i 55 e i 64 anni, con 28 vittime, pari al 36,8% del totale. Seguono i lavoratori tra i 45 e i 54 anni, con 18 decessi, e gli over 65, con 11. Le fasce tra i 25 e i 34 anni e tra i 35 e i 44 anni registrano nove vittime ciascuna. Un solo decesso riguarda invece un lavoratore tra i 15 e i 24 anni.
Manifattura, costruzioni e trasporti tra i settori più colpiti
Per numero di denunce di infortunio in occasione di lavoro, il settore delle attività manifatturiere è al primo posto in Lombardia, con 10.079 segnalazioni nei primi otto mesi dell’anno. Lo stesso comparto registra anche il maggior numero di infortuni mortali, con 13 vittime. Seguono le costruzioni e il trasporto e magazzinaggio, entrambi con 11 decessi.
Si tratta di settori nei quali la prevenzione, la formazione dei lavoratori e il rispetto delle procedure di sicurezza rappresentano elementi fondamentali per ridurre i rischi.
Rafforzare prevenzione e controlli
A commentare i dati regionali è l’ingegnere Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, che richiama l’attenzione sull’aumento delle vittime e sulle differenze tra i territori.
“Il bilancio dei primi otto mesi del 2026 restituisce un quadro preoccupante della sicurezza sul lavoro in Lombardia: 101 vittime complessive, con un aumento del 4,1% rispetto al 2025, che sale all’11,8% considerando i soli decessi in occasione di lavoro. Nonostante l’incidenza della mortalità regionale resti inferiore alla media nazionale, emergono forti criticità territoriali, con Lodi, Brescia e Mantova in zona rossa. Particolarmente preoccupante è il dato relativo ai lavoratori stranieri: il numero delle vittime in occasione di lavoro è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, passando da 12 a 28, con un incremento del 133%. Una crescita così marcata impone di approfondire le condizioni di rischio e di individuare le criticità che ancora compromettono la sicurezza nei luoghi di lavoro. È necessario intervenire con misure di prevenzione mirate, rafforzando la formazione e i controlli sull’effettiva applicazione delle disposizioni di sicurezza”.
L’Osservatorio utilizza una classificazione basata sull’incidenza degli infortuni mortali rispetto al numero di occupati: la zona bianca identifica i territori con valori inferiori al 75% della media nazionale; la zona gialla quelli compresi tra questa soglia e la media; la zona arancione quelli con valori fino al 125% della media; la zona rossa, infine, comprende le aree in cui l’incidenza supera il 125%.
Per la provincia di Pavia, il dato di 20,7 morti per milione di occupati conferma la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sull’efficacia delle misure di prevenzione.
