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Dopo la Terapia Intensiva Neonatale, nasce “CON:TATTO”: un ponte tra ospedale e famiglia

Un progetto di ricerca dell'Università di Pavia e della Fondazione Mondino punta i riflettori sulla "vulnerabilità del ritorno", offrendo supporto e ascolto ai neogenitori dopo le dimissioni dalla TIN

Dopo la Terapia Intensiva Neonatale, nasce “CON:TATTO”: un ponte tra ospedale e famiglia

Nasce CON:TATTO, progetto di ricerca dell’Università di Pavia e della Fondazione Mondino per supportare i genitori di bambini prematuri nel difficile passaggio dalla Terapia Intensiva Neonatale al ritorno a casa. L’iniziativa mira a trasformare l’esperienza familiare in conoscenze cliniche, offrendo ascolto e strumenti concreti contro la solitudine (foto di copertina realizzata con AI).

“CON:TATTO”: un ponte tra ospedale e famiglia

Le luci della Terapia Intensiva Neonatale (TIN) si spengono, le macchine smettono di ronzare e finalmente si varca la porta dell’ospedale con il proprio bambino in braccio. Per migliaia di genitori in Italia, quello che dovrebbe essere il momento più felice si trasforma però in un “salto nel buio” carico di ansie e solitudine. Per colmare questo vuoto nasce CON:TATTO, un innovativo progetto di ricerca promosso dal Laboratorio di Psicobiologia dello Sviluppo dell’Università di Pavia e dall’IRCCS Fondazione Mondino.

L’iniziativa, sostenuta dal contributo di Chiesi Italia e dal patrocinio della SIN (Società Italiana di Neonatologia), si pone un obiettivo ambizioso: non lasciare sole le famiglie nel delicato passaggio dal reparto protetto alle mura domestiche.

I numeri di un’emergenza silenziosa

In Italia la prematurità è un fenomeno rilevante: secondo gli ultimi dati Cedap, ogni anno oltre 23.000 neonati nascono prima del termine. Questi piccoli guerrieri trascorrono i primi giorni, o mesi, di vita in un ambiente altamente specializzato dove i genitori sono affiancati h24 da équipe mediche. Tuttavia, una volta a casa, il senso di protezione svanisce.

“Il rientro è un passaggio carico di emozioni contrastanti”, spiega Martina Bruscagnin, Presidente di Vivere Onlus. “Molti genitori si sentono improvvisamente soli proprio mentre iniziano davvero a essere una famiglia”.

CON:TATTO non è solo uno studio accademico, ma un percorso multidimensionale. Il cuore del progetto è una survey nazionale dedicata ai genitori per mappare bisogni, paure e risorse. Ma c’è di più: la ricerca si fa divulgazione attraverso una serie di podcast pensati per raccontare la realtà della prematurità a tutti i cittadini e dei webinar tecnici per formare medici e operatori sanitari.

“Vogliamo che l’evidenza scientifica diventi un linguaggio sociale”, afferma il Professor Livio Provenzi, direttore del dpb lab di Pavia. “La ricerca deve essere uno spazio di connessione tra il mondo clinico e quello delle famiglie, portando l’attenzione su un momento spesso trascurato dal racconto sanitario: il ‘dopo’ la terapia intensiva”.

Il legame genitoriale come medicina

Anni di studi psicobiologici hanno dimostrato che il contatto e il coinvolgimento attivo dei genitori non sono “accessori”, ma parte integrante della cura. La vicinanza della madre e del padre agisce come un vero e proprio fattore protettivo per lo sviluppo neurologico ed emotivo del neonato pretermine. Il progetto mira quindi a rafforzare questa relazione precoce, trasformando l’esperienza del trauma della nascita in una consapevolezza che può, letteralmente, curare.

L’iniziativa ha trovato il sostegno di Chiesi Italia, confermando l’importanza di una visione di salute che vada oltre il semplice dato clinico.

“Sostenere la genitorialità nei momenti complessi significa investire nel futuro”, commenta l’AD Raffaello Innocenti. “La salute si costruisce anche nella qualità delle relazioni e nella continuità delle cure oltre l’ospedale”.

CON:TATTO si propone così come un modello di assistenza più umano e inclusivo, capace di creare un ponte solido tra la ricerca scientifica e la vita quotidiana di migliaia di nuove famiglie italiane.