Un nuovo studio condotto al Policlinico San Matteo di Pavia ha evidenziato un fattore chiave che rende alcune persone più vulnerabili alle forme gravi del West Nile Virus (WNV). Nella maggior parte dei casi, l’infezione decorre in modo asintomatico o con sintomi lievi, simili a quelli dell’influenza. Tuttavia, in una piccola percentuale di individui, il virus può provocare una grave complicanza neurologica: l’encefalite.
La ricerca, pubblicata sul Journal of Human Immunity, ha confermato studi precedenti e ha messo in luce il ruolo degli autoanticorpi contro gli interferoni di tipo I, molecole fondamentali per la risposta antivirale del corpo umano. Questi anticorpi, presenti nel sangue di alcuni individui, neutralizzano l’attività biologica degli interferoni, compromettendo la capacità del sistema immunitario di contrastare l’infezione.
Un rischio senza precedenti
I dati dello studio mostrano che quasi il 40% dei pazienti con encefalite da WNV possiede questi autoanticorpi, mentre sono estremamente rari nelle persone con infezioni lievi o asintomatiche. La loro presenza aumenta il rischio di sviluppare encefalite fino a 2000 volte rispetto a chi ne è privo, un livello di rischio senza precedenti nel campo delle malattie infettive.
Questa scoperta apre nuove prospettive per identificare precocemente le persone a maggior rischio, migliorando le strategie di prevenzione e protezione della salute pubblica, non solo contro il WNV, ma anche per altre malattie trasmesse da zanzare e zecche.
Un progetto europeo con base a Pavia
Lo studio rientra nel progetto europeo InFlaMe, finanziato con 8 milioni di euro nell’ambito del programma Horizon. Il progetto coinvolge 11 istituti di ricerca in 5 Paesi e punta a studiare le interazioni virus-ospite per sviluppare nuove terapie contro le infezioni da West Nile e Dengue, seguendo un approccio One-Health che integra salute umana, animale e ambiente.
La ricerca è stata coordinata da Alessandro Borghesi, con la collaborazione di Fausto Baldanti, direttore della SC Microbiologia e Virologia, e di un team multidisciplinare che include esperti di Oncoematologia pediatrica, Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale.
Implicazioni e futuro della prevenzione
I risultati evidenziano quanto sia importante monitorare gli individui a rischio e comprendere i meccanismi alla base delle forme più gravi di WNV. Secondo i ricercatori paviesi, la conoscenza degli autoanticorpi anti-interferone potrebbe diventare uno strumento prezioso per sviluppare strategie di prevenzione mirate, proteggendo soprattutto le categorie più vulnerabili.