Covid-19 e nutrizione: mangiare bene aiuta a superare la malattia
Uno studio multicentrico su 1.391 pazienti in 11 strutture ospedaliere italiane con capofila la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia.
Covid-19: pubblicati i dati dello studio italiano NUTRI-COVID-19: uno studio multicentrico su 1.391 pazienti in 11 strutture ospedaliere italiane ha confermato che un adeguato supporto nutrizionale può essere di primaria importanza per un migliore esito della malattia.
Nutri-Covid 19: mangiare bene aiuta a superare la malattia
Un gruppo di clinici e ricercatori di undici Strutture ospedaliere italiane, con capofila la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, ha condotto uno studio sui pazienti affetti da Covid-19, non critici, con lo scopo di verificare la relazione tra l’apporto nutrizionale e l’outcome clinico, prendendo in considerazione anche fattori diversi, come, ad esempio, l’obesità e la presenza di altre comorbidità.
Studio multicentrico
Il lavoro, che rappresenta il primo e unico, al momento, studio multicentrico di questo genere nei pazienti Covid-19 nella letteratura internazionale, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista di settore “Clinical Nutrition” e ha permesso di arrivare alla conclusione che un inadeguato apporto nutrizionale a ridosso del ricovero ospedaliero è associato a risultati clinici negativi.
Coinvolti 1.391 pazienti
Lo studio è stato condotto tra aprile e luglio del 2020 e ha coinvolto 1.391 pazienti affetti da COVID-19 ricoverati nelle undici strutture ospedaliere. I ricercatori hanno osservato che i pazienti affetti da Covid-19, in cui veniva riscontrata la riduzione dell'alimentazione, avevano un maggior rischio di dover essere trasferiti in terapia intensiva e di morire durante l'ospedalizzazione.
I risultati hanno, inoltre, dimostrato che nel caso di soggetti obesi sia stata fondamentale la presenza di altre comorbidità nel determinare il peggioramento delle condizioni cliniche e della prognosi. L'obesità non complicata è risultata, invece, in linea con diversi altri dati della letteratura, come un fattore protettivo, il che rende plausibile ipotizzare che proprio la presenza di comorbidità potrebbe essere il fattore chiave, che può determinare il ruolo protettivo o dannoso di un indice di massa corporea elevato, probabilmente non solo nel Covid-19.
Pertanto, adottare una terapia nutrizionale ad hoc per i pazienti affetti da COVID-19, il più possibile in linea con le raccomandazioni delle società scientifiche internazionali, risulta essere un elemento di fondamentale importanza per la possibile riduzione della mortalità e il miglioramento dei risultati clinici.
"Sono molto soddisfatto prima di tutto della collaborazione di rete che si è creata nei mesi durissimi della prima ondata, a testimonianza che è possibile e molto efficace lavorare insieme ai propri colleghi, che ovviamente ringrazio – dichiara Riccardo Caccialanza, Direttore UOC Nutrizione Clinica della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo -. I risultati, che riteniamo molto interessanti, in linea con quelli che abbiamo recentemente pubblicato sui pazienti ricoverati in terapia intensiva, ribadiscono che il "fattore" nutrizione, in particolare il deficit calorico precoce, può condizionare l'andamento clinico non solo del Covid-19, ma anche della quasi totalità delle patologie acute e croniche, come ad esempio quelle oncologiche".