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Addio a Lucia Ronda: la donna più longeva d’Italia si è spenta a 111 anni

Ospite della struttura "La Risaia" di Marcignago, avrebbe compiuto 112 anni tra due mesi: una vita segnata dall’arte, dalla storia e dalla resilienza

Addio a Lucia Ronda: la donna più longeva d’Italia si è spenta a 111 anni

Si è spenta a 111 anni Lucia Ronda, ospite della RSA “La Risaia” di Marcignago nel Pavese. Prima donna diplomata a Brera e collaboratrice per il Duomo di Milano, ha superato guerre e pandemie nel corso della sua straordinaria lunga vita.

Addio a Lucia Ronda

La comunità di Marcignago e l’intera provincia di Pavia piangono Lucia Clementa Ronda. L’anziana, ospite da diversi anni della RSA “La Risaia”, si è spenta pochi giorni fa, lasciando un vuoto immenso tra il personale e gli altri ospiti della struttura, che la consideravano un simbolo di vitalità e storia vivente. Lucia Ronda, che il 22 aprile avrebbe compiuto 112 anni, era la donna più longeva di Lombardia.

Diplomata a Brera

Nonostante la vita trascorsa negli ultimi anni nella quiete della struttura pavese, il passato di Lucia Ronda è stato tutt’altro che tranquillo. Nata a Casalmaggiore (CR) nel 1914, è passata alla storia come la prima studentessa diplomata all’Accademia di Brera. Il suo talento artistico la portò, su richiesta dell’allora cardinale Giovanni Battista Montini (futuro Papa Paolo VI), a collaborare con lo scultore Luciano Minguzzi per la realizzazione di uno dei portali del Duomo di Milano. Una carriera gloriosa, iniziata tra i bombardamenti della seconda guerra mondiale – periodo in cui disegnava le mappe dei rifugi antiaerei – e proseguita con la bigiotteria artistica.

La battaglia contro il Covid

La vita di Lucia è stata una costante lotta contro le avversità. Ha superato due guerre mondiali e tre pandemie: la Spagnola, la Sars e infine il Covid, contratto proprio all’interno della struttura nel Pavese all’età di 106 anni. Sebbene ne sia uscita vincitrice dal punto di vista fisico, il virus ha lasciato ferite psicologiche profonde. Le operatrici de “La Risaia” avevano raccontato come l’isolamento forzato e l’impossibilità di vedere il nipote avessero cambiato la signora Lucia, rendendola più fragile negli ultimi anni.

“Il nostro sole”

Nonostante le difficoltà della pandemia, la signora Lucia ha mantenuto fino all’ultimo un atteggiamento positivo, guadagnandosi l’appellativo di “nostro sole” da parte dello staff. Appena arrivata nella RSA di Marcignago, chiese subito fogli e carboncini per ritrarre il personale, un modo per sentirsi a casa attraverso l’arte. Anche quando l’età l’ha costretta ad abbandonare la matita, la sua presenza ha continuato a illuminare la quotidianità della struttura pavese.