A Pavia la Questura trasforma l’Aula Magna in un laboratorio antimafia, coinvolgendo 2.500 studenti tra storia, leggi e testimonianze dirette. Il progetto promuove la legalità e il coraggio civile, con nuovi incontri in programma, tra cui Tina Montinaro il 16 aprile.
La Questura si apre agli studenti
Non è stata una lezione tradizionale, né un semplice appuntamento scolastico. A Pavia, la Questura si è trasformata in uno spazio di confronto concreto tra Stato e cittadini di domani, accogliendo centinaia di studenti nell’Aula Magna “Giovanni Palatucci”. Al centro, il progetto “La mafia non è un destino: scegliere la legalità nel quotidiano”, un’iniziativa che punta a rafforzare la cultura della legalità attraverso il dialogo diretto e la conoscenza.
L’obiettivo è chiaro: avvicinare i giovani alle istituzioni, mostrando come la lotta alla criminalità organizzata passi anche dalla consapevolezza e dalle scelte quotidiane.

Un progetto condiviso
Fortemente promosso dal Questore di Pavia, Luigi Di Clemente, e coordinato dal Vicario Daniele Manganaro, insignito della Medaglia d’Oro al Valor Civile, il laboratorio nasce da una richiesta concreta del territorio. A sollecitarlo sono stati quattro istituti superiori cittadini – Cairoli, Volta, Copernico e Cardano – che hanno aderito con entusiasmo.
I numeri confermano il successo dell’iniziativa: circa 2.500 studenti delle classi quarte e quinte coinvolti, con una partecipazione mista tra presenza in aula e collegamenti in diretta streaming. Un segnale forte di interesse e attenzione verso i temi trattati.
La storia delle mafie
Il percorso, avviato a gennaio, ha offerto agli studenti un’analisi articolata del fenomeno mafioso. Guidati da Manganaro, i ragazzi hanno ripercorso le origini delle organizzazioni criminali, passando per l’azione repressiva del prefetto Cesare Mori fino alle guerre di mafia guidate dai Corleonesi.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla memoria delle vittime: da Carlo Alberto Dalla Chiesa a Piersanti Mattarella, fino a figure come Cassarà e Chinnici. Particolarmente intenso il momento dedicato alle stragi di Capaci e via D’Amelio, simboli del sacrificio di uomini dello Stato.

Strumenti legislativi
Non solo storia: il laboratorio ha affrontato anche gli strumenti legislativi – dalla legge Pio La Torre alla cosiddetta “Legge Antoci” – e l’evoluzione delle mafie contemporanee, sempre più orientate a infiltrarsi nell’economia legale e nei finanziamenti pubblici. Un focus specifico è stato dedicato alle strategie di contrasto, come i sequestri patrimoniali, oggi tra le armi più efficaci dello Stato.
L’incontro del 30 marzo ha rappresentato uno dei momenti più significativi del progetto. Ospite principale è stato Giuseppe Antoci, presidente della Commissione DMED del Parlamento Europeo, figura simbolo della lotta alle infiltrazioni mafiose nei fondi pubblici.
Accanto a lui, i giornalisti d’inchiesta Alessio Ribaudo del Corriere della Sera e Laura Piva di Mediaset hanno approfondito il ruolo fondamentale dell’informazione nel contrasto alla criminalità organizzata. Un confronto che ha evidenziato come la verità e la trasparenza siano strumenti decisivi nella difesa della democrazia.

Il valore educativo dell’iniziativa
“Vedere l’Aula Magna gremita di studenti è la prova che la Polizia di Stato è anche un punto di riferimento etico”, ha sottolineato il Questore Di Clemente. “La lotta alla mafia si vince prima di tutto sui banchi di scuola, smontando il mito della sua invincibilità”.
Un messaggio rafforzato dalla presenza di testimoni diretti, capaci di raccontare ai giovani non solo i rischi, ma anche il valore concreto dell’impegno civile. La legalità emerge così non come concetto astratto, ma come scelta quotidiana fatta di responsabilità e coraggio.

Prossimo appuntamento
Il percorso proseguirà il 16 aprile 2026 con un incontro dal forte impatto simbolico. Gli studenti avranno l’opportunità di incontrare Tina Montinaro, vedova di Antonio Montinaro, capo scorta del giudice Giovanni Falcone, ucciso nella strage di Capaci.
Sarà un’occasione per riflettere sul costo umano della lotta alla mafia e sull’eredità morale lasciata da chi ha sacrificato la propria vita per la giustizia.
Un modello per il futuro
L’esperienza pavese si candida a diventare un modello replicabile anche in altre realtà italiane. La Questura non solo come presidio di sicurezza, ma come centro attivo di formazione civica e culturale.
Un impegno che si traduce nella costruzione di una “scorta civica”: una rete di giovani consapevoli, capaci di riconoscere e contrastare ogni forma di illegalità. In questo senso, il motto della Polizia di Stato, “Esserci sempre”, trova una declinazione concreta e profondamente educativa.