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Intelligenza artificiale per individuare le complicanze nei neonati prematuri: il San Matteo partner di un progetto europeo

Il Policlinico pavese partecipa a NEODATA+, un progetto che punta a individuare precocemente i segnali di rischio attraverso l’analisi dei parametri vitali

Intelligenza artificiale per individuare le complicanze nei neonati prematuri: il San Matteo partner di un progetto europeo
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Il Policlinico San Matteo di Pavia è l’unico partner italiano del progetto europeo NEODATA+, che utilizza l’intelligenza artificiale per individuare precocemente possibili complicanze nei neonati prematuri. Una ricerca che punta a sviluppare cure più personalizzate, valorizzando i dati clinici e garantendo la tutela delle informazioni sanitarie dei piccoli pazienti.

San Matteo e cure neonatali

Il Policlinico San Matteo di Pavia è protagonista di un progetto europeo che punta a innovare l’assistenza ai neonati prematuri attraverso l’intelligenza artificiale. La Fondazione IRCCS partecipa a NEODATA+ (A Multimodal European Health Data Space for Personalised Neonatal Care), iniziativa di ricerca internazionale finanziata nell’ambito della open call del programma europeo UNITE, cofinanziato dall’Unione europea.

Il San Matteo è l’unico partner italiano coinvolto nel progetto e, attraverso la Terapia Intensiva Neonatale (TIN), coordina le attività dedicate alla validazione clinica e alla dimostrazione dei risultati nei centri partecipanti. Un ruolo che conferma il contributo della struttura pavese alla ricerca internazionale sulle nuove tecnologie applicate alla salute dei pazienti più piccoli.

Il progetto NEODATA+

Avviato il 1° aprile 2026 e presentato in Regione Lombardia il 22 settembre scorso, NEODATA+ coinvolge istituzioni di Paesi Bassi, Italia e Romania. Il coordinamento è affidato all’University Medical Center Groningen.

Per il Policlinico San Matteo, la responsabilità scientifica dell’unità di ricerca è affidata a Stefano Ghirardello, direttore della Struttura complessa di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale. Il budget assegnato alla partecipazione dell’istituto pavese ammonta a 155mila euro.

Il compito del gruppo di lavoro sarà verificare la validità clinica degli strumenti sviluppati e valutarne il funzionamento nei diversi contesti ospedalieri coinvolti, contribuendo a capire se le nuove soluzioni digitali potranno trovare applicazione nella pratica assistenziale.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale

NEODATA+ parte da una piattaforma digitale già utilizzata nelle Terapie Intensive Neonatali, che registra in modo continuativo diversi parametri vitali dei neonati. Tra questi figurano la frequenza cardiaca e respiratoria, la saturazione periferica dell’ossigeno e i livelli di ossigenazione cerebrale e renale, monitorati attraverso la tecnologia NIRS.

L’obiettivo della ricerca è rendere queste informazioni confrontabili tra i diversi centri europei e integrarle con altre tipologie di dati clinici. La disponibilità di una base informativa più ampia e strutturata permetterà di sviluppare e valutare modelli di intelligenza artificiale applicati alla neonatologia.

Una delle prime applicazioni riguarda la possibilità di prevedere episodi di apnea, rallentamento della frequenza cardiaca e desaturazione nei neonati molto prematuri. Si tratta di condizioni che richiedono un attento monitoraggio e per le quali la capacità di individuare precocemente possibili segnali di rischio potrebbe offrire un supporto aggiuntivo ai professionisti sanitari.

Il progetto esplorerà inoltre le potenzialità dell’analisi dei dati per valutare in modo più oggettivo condizioni come il dolore e approfondire i rischi legati al neurosviluppo.

Cure più personalizzate

L’ambizione di NEODATA+ è mettere a disposizione dei medici strumenti avanzati per interpretare le informazioni cliniche e riconoscere tempestivamente eventuali segnali di rischio. Nel lungo periodo, queste tecnologie potrebbero contribuire a rendere l’assistenza neonatale più personalizzata e a supportare decisioni cliniche più tempestive.

Il progetto si trova tuttavia nella fase di studio pilota. L’efficacia predittiva dei modelli di intelligenza artificiale e il loro impatto sui percorsi assistenziali dovranno essere verificati attraverso le attività di ricerca e validazione previste.

Sarà quindi fondamentale valutare non soltanto l’affidabilità degli algoritmi, ma anche la loro capacità di funzionare in ospedali differenti e di produrre risultati concretamente utili per la cura dei neonati.

Dati clinici protetti

Uno degli aspetti centrali di NEODATA+ riguarda la protezione delle informazioni sanitarie. I dati individuali dei pazienti resteranno all’interno degli ospedali di appartenenza: la collaborazione tra i centri avverrà senza trasferire le informazioni cliniche personali in un unico archivio centralizzato.

Questo approccio mira a favorire lo sviluppo e la valutazione condivisa dei modelli di intelligenza artificiale, mantenendo elevati livelli di riservatezza. Una garanzia particolarmente importante in una ricerca che coinvolge neonati, una delle categorie di pazienti più vulnerabili.

L’iniziativa punta anche a definire le condizioni tecnologiche, organizzative e regolatorie necessarie per condividere in sicurezza le conoscenze scientifiche e riutilizzare i dati per finalità di ricerca. Il riferimento è il quadro europeo dell’European Health Data Space (EHDS), pensato per favorire un utilizzo sicuro e regolamentato delle informazioni sanitarie.

L’obiettivo è costruire un modello che possa essere replicato e progressivamente esteso ad altri ospedali e contesti sanitari europei.

Prematurità, la sfida di raccogliere dati confrontabili

In Europa circa il 9% dei bambini nasce prematuro, cioè prima della 37ª settimana di gestazione. Una quota significativa di questi neonati viene alla luce prima della 32ª settimana e può andare incontro a complicanze a breve o lungo termine, con la necessità di cure altamente specialistiche in Terapia Intensiva Neonatale.

La ricerca in questo settore deve fare i conti con una difficoltà strutturale: il numero relativamente limitato di casi e la distribuzione delle informazioni cliniche tra strutture ospedaliere diverse rendono complesso costruire basi di dati ampie, omogenee e confrontabili.

NEODATA+ intende superare questi ostacoli attraverso la collaborazione internazionale, valorizzando le informazioni già raccolte durante l’assistenza e favorendo lo sviluppo di strumenti di analisi avanzati nel rispetto della sicurezza dei dati.

La partecipazione del San Matteo di Pavia, con la responsabilità delle attività di validazione clinica e dimostrazione, rappresenta un contributo alla sperimentazione di nuove soluzioni che integrano competenze mediche, tecnologie digitali e intelligenza artificiale.

Il risultato atteso non è soltanto lo sviluppo di nuovi algoritmi, ma anche la verifica della loro affidabilità e trasferibilità tra ospedali diversi. Un passaggio necessario per capire se l’innovazione tecnologica potrà tradursi in benefici concreti per i neonati prematuri e per i professionisti impegnati nella loro assistenza.