La Commissione europea riduce le restrizioni per la peste suina africana nel Pavese: 40 Comuni escono dalle zone vincolate e altri 18 passano dalla zona II alla zona I. Regione Lombardia conferma l’importanza di prevenzione e biosicurezza negli allevamenti, con 108 richieste di investimento per oltre 12,5 milioni di euro.
PSA, 40 Comuni del Pavese escono dalle restrizioni
Quaranta Comuni della provincia di Pavia escono dalle aree sottoposte a restrizioni per la peste suina africana, mentre altri 18 passano dalla zona II alla zona I, con una conseguente riduzione delle limitazioni. È quanto stabilito dalla Commissione europea, che ha aggiornato la delimitazione delle zone soggette a misure di controllo sulla base dei rilevamenti e delle segnalazioni ufficiali relativi alla diffusione della malattia.
La revisione, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, rappresenta un passo avanti nella gestione dell’emergenza sanitaria che interessa il territorio pavese. Le aree ancora soggette a restrizioni risultano oggi concentrate tra il fiume Po e l’autostrada A21.
Il risultato, secondo Regione Lombardia, è legato al lavoro congiunto del Commissario e del Subcommissario straordinario, della Regione, di Ersaf, dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna (Izsler), delle Ats, del Parco del Ticino e della Polizia provinciale. Le attività di sorveglianza e contenimento hanno contribuito a limitare la diffusione della malattia tra i cinghiali e a documentare l’efficacia degli interventi attuati.
Beduschi: “Decisione europea conferma la bontà delle nostre azioni”
L’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi, ha accolto positivamente la decisione europea, sottolineando il ruolo della collaborazione tra istituzioni e operatori del settore.
“L’apertura della Commissione europea – dichiara l’assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e foreste della Lombardia, Alessandro Beduschi – conferma l’efficacia delle misure adottate in Lombardia, grazie all’impegno congiunto delle istituzioni, del Commissario e del Sub-commissario straordinario e di tutti gli enti che hanno operato con professionalità e dedizione, ma anche grazie alla responsabilità degli allevatori. Per la nostra Regione, prima in Italia con il 49% dei suini allevati a livello nazionale e per la valorizzazione delle carni nei circuiti della salumeria Dop e Igp, è un risultato confortante, che deve dare ancora maggiore forza e responsabilità alla filiera”.

La Lombardia riveste infatti un ruolo centrale nella suinicoltura italiana e nella produzione di salumi a denominazione protetta. La riduzione delle restrizioni costituisce quindi un risultato importante per un comparto che deve continuare a garantire elevati standard di prevenzione e sicurezza sanitaria.
Bertolaso: “Fondamentale proseguire sulla strada della prevenzione”
Anche l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, ha evidenziato l’importanza del lavoro svolto dai servizi veterinari e dagli altri soggetti coinvolti nelle attività di controllo.
“Il risultato raggiunto – sottolinea l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso – è il frutto della collaborazione e dell’impegno di tutti i soggetti coinvolti, che desidero ringraziare per il lavoro svolto. Un riconoscimento particolare va alla UO Veterinaria della Direzione generale Welfare e ai servizi veterinari dei Dipartimenti di prevenzione delle Ats, che hanno operato con competenza e professionalità nelle attività di sorveglianza e controllo sul territorio. Il loro contributo è stato fondamentale per contenere la diffusione della malattia e ottenere una riduzione delle restrizioni. È importante proseguire su questa strada, mantenendo alta l’attenzione sulla prevenzione e sulla biosicurezza”.

La rimodulazione delle zone non comporta quindi la fine delle attività di vigilanza. Il mantenimento delle misure preventive e il rispetto delle regole di biosicurezza restano elementi essenziali per evitare nuovi focolai e proteggere gli allevamenti suinicoli.
Peste suina africana: i Comuni del Pavese in zona I
In base al Regolamento di esecuzione (UE) 2026/2220 della Commissione, che modifica l’allegato I del Regolamento di esecuzione (UE) 2023/594 sulle misure speciali di controllo della peste suina africana, questi sono i Comuni della provincia di Pavia attualmente inseriti nella zona di restrizione I:
Bosnasco, Campospinoso Albaredo, Casanova Lonati, Mezzanino, Stradella, Verrua Po, Zenevredo, San Damiano al Colle, Verretto, Montù Beccaria, Robecco Pavese, Lungavilla, Broni, Castana, Voghera, Rovescala, Castelletto Di Branduzzo, Cigognola, Casatisma, Pinarolo Po, Pizzale, Barbianello, Canneto Pavese, Montescano e Bressana Bottarone.
Zona II: i Comuni ancora soggetti a restrizioni
Restano invece inseriti nella zona di restrizione II i seguenti Comuni della provincia di Pavia:
Ponte Nizza, Bagnaria, Brallo di Pregola, Menconico, Zavattarello, Romagnese, Varzi, Val di Nizza, Santa Margherita di Staffora, Cecima, Colli Verdi, Godiasco, Rocca de’ Giorgi, Montalto Pavese, Montesegale, Borgo Priolo, Rivanazzano, Torrazza Coste, Retorbido, Calvignano, Codevilla, Corvino San Quirico, Mornico Losana, Borgoratto Mormorolo, Casteggio, Fortunago, Rocca Susella, Redavalle, Torricella Verzate, Montebello della Battaglia, Oliva Gessi, Pietra de’ Giorgi, Santa Giuletta, Santa Maria della Versa, Lirio, Golferenzo, Montecalvo Versiggia e Volpara.
La distinzione tra le due zone determina l’applicazione di specifiche misure sanitarie e restrizioni, definite dalla normativa europea in funzione della situazione epidemiologica. L’aggiornamento delle delimitazioni consente di adeguare gli interventi all’evoluzione del quadro sanitario, senza abbassare il livello di attenzione.
Biosicurezza negli allevamenti
Parallelamente alla revisione delle zone di restrizione, Regione Lombardia prosegue il sostegno agli allevatori per rafforzare le misure di biosicurezza nelle strutture suinicole.
Si è concluso il terzo bando regionale dedicato alla prevenzione della peste suina africana negli allevamenti, con 108 domande presentate per altrettante aziende. Gli investimenti strutturali richiesti superano complessivamente i 12,5 milioni di euro.
Le domande si concentrano soprattutto nelle province di Mantova, Cremona, Brescia e Lodi, territori caratterizzati da una forte presenza di allevamenti suinicoli e strategici per la filiera zootecnica lombarda.
“Si avvia ora la fase di analisi istruttoria – specifica l’assessorato all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste – ma il dato sicuramente conferma l’impegno di Regione Lombardia nel sostenere gli allevatori suinicoli e proteggere il patrimonio zootecnico lombardo dalle minacce epidemiche”
La fase istruttoria servirà a valutare le richieste presentate e a verificare i requisiti per l’accesso ai contributi. Gli interventi strutturali finanziabili sono parte della strategia di prevenzione volta a ridurre il rischio di introduzione e diffusione del virus negli allevamenti.
Per il comparto suinicolo lombardo, la riduzione delle restrizioni nel Pavese e il rafforzamento della biosicurezza rappresentano due passaggi complementari: da un lato, il riconoscimento dei risultati raggiunti nelle attività di controllo; dall’altro, la necessità di mantenere alta la protezione sanitaria di un settore fondamentale per l’economia agroalimentare regionale.