La Procura di Pavia ha chiesto 5 anni di carcere per l’ex sindaco di Vigevano Andrea Ceffa e 4 anni per l’ex europarlamentare Angelo Ciocca. Al centro del processo il presunto sistema di corruzione legato al tentativo di far cadere la giunta nel 2022.
Corruzione a Vigevano
Cinque anni di reclusione per l’ex sindaco di Vigevano Andrea Ceffa, quattro anni per l’ex europarlamentare della Lega Angelo Ciocca e per l’imprenditore Alberto Righini. Sono le richieste di condanna formulate dalla Procura di Pavia al termine della requisitoria nel processo sul presunto sistema di corruzione e condizionamento politico che avrebbe coinvolto esponenti della politica locale e dirigenti di Asm Vigevano.
La vicenda giudiziaria ruota attorno al tentativo di far cadere l’amministrazione comunale nel novembre 2022, passato alle cronache come la “congiura di Sant’Andrea”, e alle presunte contromosse messe in campo per mantenere in carica la giunta guidata da Ceffa. Le accuse dovranno essere valutate dal Tribunale di Pavia, chiamato a pronunciarsi sulla responsabilità dei singoli imputati.
Le richieste della Procura
La pena più elevata, pari a cinque anni di reclusione, è stata chiesta per Andrea Ceffa, ex primo cittadino di Vigevano, per l’ex consigliera comunale Roberta Giacometti e per gli ex dirigenti di Asm Vigevano Alessandro Gabbi e Matteo Ciceri.
Per Angelo Ciocca, ex europarlamentare della Lega, e Alberto Righini, imprenditore ed ex presidente provinciale dell’Ance, l’associazione dei costruttori edili, la richiesta è invece di quattro anni di reclusione.
Le richieste sono state avanzate ieri, 12 ottobre 2026, al termine della requisitoria dell’accusa. Il procedimento entra ora nella fase conclusiva, con le arringhe dei difensori prima della sentenza di primo grado.
Il tentativo di far cadere la giunta
Per ricostruire l’origine dell’inchiesta bisogna tornare al 30 novembre 2022, giorno di Sant’Andrea. In quella data, una parte dell’opposizione insieme ad alcuni esponenti dissidenti della maggioranza avrebbe tentato di provocare la caduta dell’amministrazione comunale guidata da Andrea Ceffa.
Il piano prevedeva le dimissioni contestuali di 13 consiglieri comunali: nove appartenenti alla minoranza e quattro alla maggioranza. Il raggiungimento del numero necessario avrebbe determinato lo scioglimento del Consiglio comunale e aperto la strada al commissariamento del Comune.
L’operazione, secondo la ricostruzione riportata nell’inchiesta, si inseriva in un contesto politico più ampio, anche in vista delle elezioni regionali lombarde del 2023. Il tentativo fallì all’ultimo momento, quando uno dei consiglieri ritirò la propria firma.
Le presunte promesse di denaro
Il mancato scioglimento del Consiglio comunale portò gli investigatori a concentrarsi sulle dinamiche che avrebbero accompagnato il tentativo di rovesciare la giunta e sulle successive iniziative per garantirne la sopravvivenza.
Secondo l’ipotesi accusatoria, alcuni consiglieri di maggioranza sarebbero stati avvicinati con promesse di denaro per convincerli a sostenere l’operazione politica. In questo filone dell’inchiesta figurano Angelo Ciocca e Alberto Righini, ai quali vengono contestati presunti tentativi di condizionare gli equilibri all’interno dell’assemblea cittadina.
Si tratta di circostanze al centro del procedimento giudiziario, sulle quali dovrà pronunciarsi il Tribunale.
Asm Vigevano
Un altro filone riguarda le iniziative che, secondo la Procura, sarebbero state messe in campo per evitare la caduta dell’amministrazione. In questo contesto si inserisce la posizione dell’ex sindaco Andrea Ceffa, accusato di essersi adoperato per ottenere il sostegno decisivo della consigliera Roberta Giacometti.
La contropartita, secondo la ricostruzione dell’accusa, sarebbe consistita in una consulenza professionale ritenuta fittizia o sovrastimata, affidata da Asm Vigevano a beneficio della consigliera anche attraverso presunti prestanome.
Nell’operazione sarebbero stati coinvolti, secondo l’ipotesi accusatoria, anche Alessandro Gabbi e Matteo Ciceri, all’epoca ai vertici della società municipalizzata. Il presunto accordo avrebbe avuto come obiettivo quello di assicurare a Ceffa il sostegno necessario per mantenere la maggioranza in Consiglio comunale.
Gli arresti
L’indagine ha avuto un passaggio decisivo nel novembre 2024, quando furono eseguite misure cautelari agli arresti domiciliari nei confronti del sindaco Ceffa e di altri protagonisti della vicenda. Il provvedimento provocò forti ripercussioni sul quadro politico cittadino. Da allora, il procedimento ha ricostruito in aula i diversi passaggi della vicenda, dal tentativo di far cadere la giunta alle presunte operazioni per garantirne la permanenza alla guida del Comune.
Verso la sentenza di primo grado
Con le richieste di condanna formulate dalla Procura di Pavia, il processo si avvia verso la conclusione. La parola passa ora alle difese degli imputati, chiamate a esporre le proprie argomentazioni nelle arringhe finali.
Al termine della discussione, i giudici del Tribunale di Pavia saranno chiamati a emettere la sentenza di primo grado, stabilendo eventuali responsabilità penali. Le richieste del pubblico ministero rappresentano infatti la posizione dell’accusa e non costituiscono una condanna.