Andrea Sempio, indiziato nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco, ribadisce a Porta a Porta la sua estraneità ai fatti rigettando le accuse su DNA e impronte. Il 38enne reputa corretta la condanna ad Alberto Stasi e spera che la sua posizione venga archiviata già nell’udienza preliminare.
Sempio torna a parlare in TV
“Si vive a fatica. La mia vita oggi è chiusa in una camera, dallo studio dell’avvocato o in trasferta coi consulenti. Oggi non sto vivendo”.
Un urlo di sfogo e insieme un fermo rifiuto di ogni addebito: Andrea Sempio, il 38enne rientrato al centro dei riflettori per la riapertura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, torna a parlare in televisione e sceglie i microfoni di Porta a Porta per ribadire la propria estraneità ai fatti che sconvolsero la provincia di Pavia nell’agosto del 2007.
Nonostante la nuova inchiesta della Procura di Pavia spinga verso scenari alternativi, Sempio mantiene una posizione netta, difendendo l’esito del primo processo:
“Secondo me la condanna ad Alberto Stasi è giusta. Non ci fu alcun errore giudiziario”.
Impronte, scarpe e DNA
Nel corso dell’intervista, Sempio ha affrontato punto su punto gli elementi tecnici emersi nel nuovo fascicolo d’indagine, a partire dalla nota impronta 33 rinvenuta sul muro della villetta di via Pascoli.
“Quell’impronta non è attribuibile né a me né a nessun altro”, ha spiegato l’indagato. “Le ultime consulenze dei pm dicono che non si può escludere che ci fosse del sangue, ma a me serve una certezza, non un’ipotesi”.

Sempio ha poi smentito la compatibilità con l’impronta di calzatura repertata sulla scena del crimine:
“La prova l’abbiamo fatta anche con scarpe numero 42 e non mi entrano. Tutte le mie scarpe, anche quelle vecchie che ho a casa, sono numero 44”.
Quanto al presunto DNA sotto le unghie della vittima, il 38enne ritiene il capitolo ormai archiviato:
“La perizia parla chiaro: è una traccia mista, degradata e non replicata. Ad ogni analisi sono emersi risultati diversi, non è un dato solido”.
Nessun movente: “Con Chiara solo due telefonate di cortesia”
Tra i nodi affrontati c’è anche la natura dei rapporti tra l’indagato e la giovane vittima, sorella del suo compagno di scuola Marco. Sempio ha escluso categoricamente l’esistenza di un interesse personale o di un movente.
“Ci ho parlato soltanto due volte al telefono”, ha ricordato. “Se ci fosse stato qualcosa di anomalo o di disturbante, Chiara l’avrebbe riferito al fratello, al fidanzato o ai genitori. Nessuno può dire che io le abbia mai parlato in altro modo o che lei abbia mai parlato di me”.
Sempio ha inoltre dichiarato di aver appreso dell’esistenza dei video intimi della ragazza solo tramite i resoconti dei media.
L’ombra del processo
Sullo sfondo resta il timore per l’evoluzione giudiziaria. L’auspicio di Sempio è quello di definire la propria posizione prima del dibattimento:
“Spero di risolvere tutto già in udienza preliminare senza dovere affrontare un vero e proprio processo. Per quanto ci si possa sentire sicuri delle proprie spiegazioni, doverle dimostrare in aula non è mai automatico. Il pensiero del carcere c’è, ma cerco di non immaginarmi quell’eventualità“.
La prima indagine
Nel frattempo, la seconda chiusura dell’inchiesta pavese continua a far discutere anche per la gestione delle prime fasi investigative del 2007. Un filone parallelo punta i riflettori su presunte anomalie dell’epoca, come il mancato deposito nel fascicolo dei dati negativi sul DNA dai pedali della bicicletta di Stasi e di una perizia psicologica. Aspetti a cui si aggiunge la questione dei reperti distrutti nel 2016 (tra cui i campioni dell’intonaco con l’impronta 33 e i frammenti di unghie), una procedura che l’attuale vertice del Ris di Parma ha tuttavia confermato essere avvenuta nel pieno rispetto delle regole.
