di Emanuele Gallotti, Pavia
La recente scomparsa di Enzo Bianchi, teologo e fondatore della Comunità monastica di Bose (BI), ha riaperto in me il cassetto dei ricordi, intrecciandosi con riflessioni profonde sulla vita, sulla fede e sull’impegno sociale.
Ebbi la fortuna di conoscerlo personalmente diversi anni fa ad Assisi, in occasione di un convegno nazionale dell’AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau), realtà di cui sono stato il fondatore e allora responsabile del Gruppo di Pavia. Di Enzo Bianchi (foto di copertina) mi colpì immediatamente la straordinaria capacità di leggere le complessità del presente attraverso la Parola, offrendo una spiritualità accogliente e mai dogmatica, capace di parlare al cuore di chiunque fosse in sincera ricerca.
La sua è stata un’esistenza intensa e per certi versi complessa. Nel 1966 ha dato avvio all’esperienza di Bose, tracciandone la regola nel 1968 e trasformando la comunità in un punto di riferimento internazionale per il dialogo ecumenico e interreligioso, prima di fondare nel 1983 le Edizioni Qiqajon. Consultore del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani e nominato esperto ai Sinodi sia da Papa Benedetto XVI sia da Papa Francesco, Bianchi ha attraversato anche momenti di amara sofferenza, come la dolorosa frattura e l’allontanamento da Bose negli ultimi anni. Paradossalmente, è proprio questa fragilità a renderlo figura a noi vicina: testimone di una vita interiore profonda che non nasconde le ferite, la prova e l’umana imperfezione.
A quello stesso convegno di Assisi partecipò anche fratel Arturo Paoli, figura carismatica alla quale sono legato da importanti memorie familiari. Fratel Arturo era infatti grande amico di mio zio, don Angelo, sacerdozio e vita laica spesi interamente all’interno della Diocesi Lomellina, che lo citò persino nella propria tesi di laurea.
Ascoltare la voce di fratel Arturo fu un dono inestimabile. La sua è stata una testimonianza radicale di profezia e giustizia sociale al fianco dei più deboli. Riconosciuto “Giusto tra le Nazioni” nel 1999 per il coraggio dimostrato nella Resistenza e nel salvataggio degli ebrei con la rete DELASEM, il religioso lucchese — membro dei Piccoli Fratelli del Vangelo di Charles de Foucauld — ha portato la propria missione nelle miniere della Sardegna fino alle periferie dell’America Latina (dall’Argentina al Venezuela e al Brasile), sfidando le persecuzioni dei regimi militari prima del rientro in Italia, dove si è spento nel 2015 a 102 anni.
Sia Enzo Bianchi sia fratel Arturo Paoli sono stati storici amici e convinti sostenitori dell’AIFO, uniti da una profonda e reciproca stima. Veder intrecciare le loro testimonianze e le loro riflessioni ad Assisi fu la dimostrazione concreta della forza di una Chiesa “estroversa”, capace di uscire da se stessa per mettersi al servizio del mondo. Un messaggio profondo di carità, accoglienza e giustizia che, partendo da quei ricordi, continua a interrogare con forza la nostra coscienza e il nostro territorio pavese e lomellino.