ECONOMIA

Export, Pavia tra le peggiori in Lombardia: -14% nel primo trimestre 2026

I dati della UIL mettono a nudo la crisi della manifattura pavese: peggio fanno solo Lodi e Sondrio. La Lombardia tiene ma si spacca in due, tra il boom di Varese e l'escalation della cassa integrazione straordinaria

Export, Pavia tra le peggiori in Lombardia: -14% nel primo trimestre 2026

Nel primo trimestre del 2026 l’export della Lombardia resta stabile sopra i 40 miliardi ma evidenzia forti divari locali e un saldo commerciale in rosso di 1,9 miliardi. Tra i territori più colpi c’è Pavia, che crolla del 14% a causa della crisi della manifattura tradizionale.

Export, Pavia tra le peggiori in Lombardia

Un arretramento pesante che fa tremare il tessuto produttivo del territorio e riaccende i riflettori sulla tenuta occupazionale della provincia. Nel primo trimestre del 2026 l’export di Pavia registra una spaventosa contrazione del 14,0% su base annua, un dato negativo che posiziona l’economia pavese tra le maglie nere dell’intera regione. Meglio solo di Lodi (-21,6%) e Sondrio, ma ben lontano dalla performance di territori trainanti come Varese (+23,2%).

A pesare come un macigno sul bilancio locale è il momento di profonda sofferenza che sta attraversando la manifattura tradizionale, in particolar modo settori storicamente radicati nell’Oltrepò e nel Pavese come la chimica e la meccanica.

“A Pavia serve un piano straordinario”

I numeri emergono dall’ultima reportistica dettagliata diffusa dalla UIL Lombardia sullo stato dell’arte dell’economia regionale. Un quadro di forte polarizzazione che trova nella provincia di Pavia uno dei punti di maggiore vulnerabilità.

Carlo Barbieri, coordinatore UIL Pavia non ha dubbi.

Tra i dati territoriali più critici emerge con forza la situazione della provincia di Pavia, che registra una contrazione delle esportazioni pari al -14,0% su base annua. Questo pesante arretramento colloca il tessuto produttivo pavese tra le aree in maggiore sofferenza della regione, superato in negativo soltanto da Lodi e Sondrio. La flessione risente in modo rilevante del momento di difficoltà dei comparti manifatturieri tradizionali, come la chimica e la meccanica, storicamente ben radicati sul territorio. Per arginare questo trend e salvaguardare la tenuta occupazionale dell’area, si rende indispensabile un piano straordinario di rilancio focalizzato sul sostegno agli investimenti, sulla riconversione delle filiere in crisi, una vera formazione professionalizzante e l’attivazione di ammortizzatori sociali preventivi”.

Lombardia a due velocità

Se la provincia pavese annaspa, la fotografia a livello regionale mostra una Lombardia a due velocità. La regione continua a rappresentare da sola il 25,2% dell’intero export italiano (con il comparto manifatturiero che copre il 97% delle vendite all’estero), raggiungendo una quota complessiva di oltre 40,9 miliardi di euro. Un valore sostanzialmente stabile su base annua (0,0%), ma che segna una flessione congiunturale del -6,5%.

Contemporaneamente, le importazioni lombarde sfiorano i 42,8 miliardi di euro (-7,5% annuo), portando il saldo commerciale regionale in rosso di circa 1,9 miliardi di euro. Soltanto 6 province su 12 riescono a mantenere il segno più, dimostrando come i dati medi regionali tendano ormai a mascherare le reali difficoltà dei singoli territori.

“La Lombardia – precisa il Segretario Generale UIL Lombardia Antonio Albrizio  – entra nel 2026 con un sistema produttivo ancora capace di crescere, innovare ed esportare. La tenuta dei valori medi convive però con pressioni sui costi, aspettative in peggioramento, forti differenze territoriali e, come già analizzato in un precedente report UIL, con un aumento della cassa integrazione straordinaria. La fase non è recessiva, ma richiede una politica industriale preventiva, selettiva e partecipata”.

Vola la farmaceutica, arretra il tessile

A livello merceologico, il panorama lombardo vede correre il settore dei mezzi di trasporto (+12,1%) e il farmaceutico (+9,7%), mentre subiscono battute d’arresto il tessile-abbigliamento-pelli (-7,9%), la chimica (-6,1%) e i macchinari (-5,5%). A livello di mercati esteri, tiene l’Europa (+1,0%) e sbalordisce la crescita verso la Svizzera (+21,2%), mentre soffre l’export verso gli Stati Uniti (-4,4%).

Ma il vero spauracchio per le tute blu è rappresentato dalle dinamiche del mercato del lavoro e dagli ammortizzatori sociali, con la CIGS in forte aumento.

“A livello settoriale – sottolinea il Segretario Confederale UIL Lombardia Vittorio Sarti  – si evidenzia una marcata polarizzazione delle performance. Crescono i mezzi di trasporto (+12,1%) e la farmaceutica (+9,7%), mentre arretrano il tessile-abbigliamento-pelli (−7,9%), la chimica (−6,1%) e i macchinari (−5,5%). Sul versante dei mercati aumentano le esportazioni verso la Svizzera (+21,2%) e l’Unione europea (+1,0%), mentre diminuiscono quelle verso gli Stati Uniti (−4,4%). Tutto questo legato all’andamento della Cassa con la CIG totale diminuisce del 14,4% e la CIGO del 26,2%, mentre aumenta del 14,9% la CIGS, maggiormente collegata a riorganizzazioni, crisi aziendali e contratti di solidarietà”.

Le proposte del sindacato

Per evitare che la crisi di settori chiave metta a rischio centinaia di posti di lavoro a Pavia e nelle altre aree in sofferenza, la ricetta del sindacato punta a un cambio di passo nelle politiche industriali regionali e provinciali.

“Per fare fronte a questa situazione – conclude Sarti – e prevenire impatti occupazionali negativi, come UIL Lombardia proponiamo di affiancare al Patto per lo Sviluppo una lettura industriale provinciale stabile, focalizzata sul monitoraggio delle filiere prioritarie, sugli investimenti, sul rafforzamento delle competenze, sulla gestione trasparente della CIG e sulla verifica puntuale delle vertenze territoriali”.