L’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, è intervenuto a Filorosso per respingere le accuse su un presunto “piano mediatico” e difendere l’operato della Procura di Pavia. Il legale ha ribadito con fermezza la sua intenzione di proseguire per anni la battaglia per la revisione del processo sul delitto di Garlasco.
Antonio De Rensis in TV
Più di diciotto anni dopo il brutale omicidio di Chiara Poggi nella sua villetta di via Pascoli, il delitto di Garlasco continua a infiammare le aule di giustizia e i salotti televisivi, confermandosi una ferita aperta per l’intera comunità della Lomellina. Nonostante la condanna definitiva di Alberto Stasi, la battaglia per far riaprire il caso non mostra segni di resa. L’ultimo capitolo di questo infinito scontro giudiziario e mediatico è andato in onda ieri sera (lunedì 31 agosto 2026) durante la trasmissione Filorosso su Rai 3, condotta da Antonino Monteleone e Adele Grossi, dove l’avvocato Antonio De Rensis ha lanciato un durissimo contrattacco contro i suoi detrattori.
“Pronto a una battaglia di dieci anni”
Finito al centro di accese polemiche per la sua linea difensiva e la ricerca di piste alternative a quella che ha portato alla condanna di Stasi, il celebre penalista ha respinto con fermezza ogni tentativo di intimidazione.
“Se le persone che mi attaccano pensano che qualcosa di tutto questo mi possa intimorire, o possa fare in modo che io non lotti più per Alberto Stasi, vuol dire che di me non hanno capito assolutamente nulla“, ha dichiarato De Rensis.
Il legale ha poi rimarcato la propria determinazione a proseguire il lavoro di revisione: “Ho abbastanza energia, risorse mentali e coraggio per andare avanti a battermi con queste persone anche per i prossimi dieci anni“.
Il presunto “piano mediatico”
Tra i nodi più caldi affrontati durante la puntata, De Rensis ha voluto fare chiarezza sull’accusa di aver orchestrato una strategia mediatica volta a riaccendere i riflettori su Stefania Cappa, cugina della vittima.
Un’ipotesi che l’avvocato ha bolla come del tutto infondata e paradossale, rivendicando con vigore la correttezza del proprio operato:
“Siccome in questa conversazione sarei l’epicentro, ed ero l’avvocato appena entrato nel caso, trovo curioso venire accusato dopo soli cinque giorni di aver creato tutta questa struttura. Se gli attacchi nei miei confronti sono aumentati così tanto, il motivo è uno solo: significa che sto lavorando molto bene nell’interesse del mio assistito”.
Le tutele alla Procura di Pavia e alle forze dell’ordine
Uscendo dal merito strettamente tecnico della difesa di Stasi, De Rensis ha sottolineato come la pressione mediatica stia finendo per coinvolgere impropriamente istituzioni e professionisti del territorio pavese e lombardo.
“Queste persone cercano di attaccare me, la signora Giada Bocellari, Alberto Stasi, ma anche intere istituzioni come la Procura della Repubblica di Pavia, professionisti come Alessandro De Giuseppe e i carabinieri di Moscova, verso i quali nutro una stima indescrivibile”, ha affermato il penalista, evidenziando il clima di forte tensione attorno alle indagini e agli sviluppi recenti.
Incalzato dai conduttori, l’avvocato si è poi concesso un passaggio personale sul tema dell’elaborazione del dolore e del perdono, tracciando un parallelo con la propria infanzia:
“Sono cresciuto da solo con mio zio e mia nonna perché da bambino ho vissuto qualcosa di particolarmente gravoso. Quella vicenda dolorosa l’ho elaborata e perdonata, ma sul perdono verso chi oggi sta cercando di fare del male a tanta gente dovrò lavorare ancora molto“.
Il caso Garlasco, dunque, rimane ben lontano dal punto finale: tra carte bollate, approfondimenti scientifici e lo scontro mediatico sempre più acceso, il giallo della Lomellina promette di far discutere ancora a lungo.
