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PFAS, nuovo studio dell’Università di Pavia: possibili effetti sulla tiroide e sullo sviluppo del cervello

La ricerca, pubblicata sulla rivista Environmental Pollution e condotta insieme all'Università di Pisa, evidenzia un duplice impatto dei contaminanti ambientali sulla funzione tiroidea e sull'azione degli ormoni nel sistema nervoso

PFAS, nuovo studio dell’Università di Pavia: possibili effetti sulla tiroide e sullo sviluppo del cervello

Uno studio guidato dall’Università di Pisa insieme ai colleghi dell’Università di Pavia rivela che i contaminanti PFAS causano ipotiroidismo bloccando la captazione dello ioduro. Inoltre, queste sostanze ostacolano l’ingresso degli ormoni tiroidei nelle cellule cerebrali, minacciando il corretto sviluppo del cervello.

PFAS, nuovo studio

I contaminanti chimici ambientali noti come PFAS tornano al centro dell’attenzione scientifica e della salute pubblica con una scoperta dai contorni allarmanti che parte proprio dalle laboriose ricerche del territorio pisano. Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Pisa e dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana (Aoup), in collaborazione con i colleghi dell’Università di Pavia, ha dimostrato come queste sostanze interferiscano gravemente con la salute umana, provocando ipotiroidismo e compromettendo il corretto sviluppo delle cellule cerebrali.

Il meccanismo dell’ipotiroidismo

I risultati dell’indagine scientifica sono stati resi noti sulla prestigiosa rivista internazionale Environmental Pollution. La ricerca ha puntato i riflettori sull’azione nociva dei PFAS (sostanze perfluoroalchiliche ampiamente diffuse nell’ambiente) sia a livello intra-tiroideo sia extra-tiroideo.

Nello specifico, attraverso avanzati modelli cellulari in vitro, le équipe di ricerca hanno evidenziato come tali inquinanti siano in grado di bloccare la fisiologica captazione dello ioduro da parte della ghiandola tiroidea, elemento indispensabile per la sintesi degli ormoni tiroidei. Questo blocco costituisce una causa primaria dell’insorgenza dell’ipotiroidismo.

Minaccia allo sviluppo cerebrale

Ciò che rende la scoperta pisana ancora più rilevante per la tutela della salute è il cosiddetto “doppio effetto” di disturbo endocrino. I PFAS, infatti, non si limitano a colpire la ghiandola tiroidea, ma ostacolano l’azione periferica degli ormoni tiroidei proprio dove sono maggiormente necessari.

Gli esperimenti condotti hanno dimostrato che i contaminanti interferiscono direttamente con l’ingresso dell’ormone tiroideo (T3) nei neuroni e nelle cellule gliali del cervello, bloccando il trasportatore specifico MCT8. Tale interferenza rischia di pregiudicare gravemente il regolare sviluppo delle cellule cerebrali e le relative funzioni neurologiche.

Gli effetti molecolari e clinici

La ricerca rappresenta un passo avanti cruciale per comprendere gli effetti molecolari e clinici degli interferenti endocrini presenti nel nostro ecosistema.

Lo studio, intitolato “A double endocrine-disrupting effect of PFAS on intra- and extra-thyroid targets: inhibition of iodide uptake and interference with MCT8-mediated T3 transport in vitro”, è stato condotto sotto il coordinamento di Massimo Tonacchera, professore associato di Endocrinologia all’Università di Pisa (Dipartimento di Medicina clinica e sperimentale) e medico in servizio nell’Unità operativa di Endocrinologia 1 dell’Aoup. L’indagine si inserisce nell’ambito del progetto PRIN 2022 intitolato “The impact of endocrine dysruptors on thyroid cell metabolism, inflammation, cancer, and brain thyroid hormone action mediated by MCT8”, riaffermando il ruolo centrale di Pisa come polo d’eccellenza scientifico e sanitario a livello nazionale.