La Lombardia ha avviato uno screening gratuito per la diagnosi precoce del tumore al polmone tramite Tac a basso dosaggio, partendo dal Policlinico San Matteo di Pavia. Il programma si rivolge ai forti fumatori ed ex fumatori, integrando l’esame diagnostico con l’inserimento immediato in percorsi specializzati nei Centri Antifumo (foto di copertina creata con Ai).
Lotta al tumore al polmone
Una nuova frontiera nella tutela della salute respiratoria prende ufficialmente il via in Lombardia, segnando una svolta cruciale nel contrasto alle patologie oncologiche polmonari. Presso il Policlinico San Matteo di Pavia sono state eseguite con successo le prime Tac al torace a basso dosaggio, inaugurando nei fatti l’atteso programma regionale di screening gratuito per la diagnosi precoce del tumore al polmone.
I primi tre esami effettuati su cittadini inseriti nei percorsi di monitoraggio clinico hanno dato esito negativo, confermando l’assenza di lesioni sospette e decretando il debutto operativo di una strategia che punta a salvare vite attraverso l’anticipazione diagnostica.
Dalla diagnosi alla presa in carico globale
La vera innovazione del modello lombardo non risiede esclusivamente nella modernità della tecnologia impiegata, ma nella sua architettura assistenziale integrata. Sotto il coordinamento strategico dell’Ats di Pavia, l’attività sul territorio entra nel vivo con una forte sinergia interdisciplinare: alla fase puramente diagnostica viene infatti agganciato un canale diretto e immediato con il Centro Antifumo dell’Asst di Pavia. Questo significa che ogni cittadino fumatore inserito nel programma di screening non viene semplicemente sottoposto a un esame strumentale, ma viene preso in carico globalmente dalle strutture sanitarie per affrontare la radice stessa del problema.
Un modello strutturato
Il nuovo approccio unisce in un unico percorso la prevenzione secondaria (la ricerca precoce della malattia) e la prevenzione primaria (la lotta al tabagismo). Questa visione d’insieme è stata ribadita con forza dai vertici regionali, che considerano l’iniziativa una pietra miliare per la sanità pubblica locale.
“L’avvio di questo screening – ha dichiarato l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso – rappresenta un passo avanti fondamentale per la sanità lombarda. Non ci limitiamo a cercare la malattia in modo preventivo con esami moderni e non invasivi come la Tac a basso dosaggio, ma offriamo una risposta strutturata e completa. Chi partecipa allo screening ed è ancora un fumatore viene immediatamente inserito in un percorso di assistenza specialistica per abbandonare il tabagismo”.
La rete “Hub e Spoke”
Per massimizzare l’efficacia dell’intervento, la Regione ha definito criteri di accesso specifici basati sulle fasce d’età maggiormente esposte al rischio clinico. L’architettura organizzativa poggerà su una rete solida e capillarizzata sul territorio, capace di guidare l’utente in ogni singola fase del percorso medico.
“Questo programma – ha proseguito l’assessore – si rivolge inizialmente ai cittadini tra i 60 e i 64 anni che sono forti fumatori o ex fumatori, con l’obiettivo di estendere progressivamente la platea dai 55 fino ai 74 anni. La Lombardia mette in campo una rete capillare di centri ‘Hub’ e ‘Spoke’: le nostre strutture non si limiteranno a fare gli esami, ma accompagneranno i cittadini passo dopo passo, unendo la prevenzione primaria a quella secondaria”.
In linea con i parametri nazionali ed europei
Questo piano di prevenzione su scala regionale si inserisce in una cornice più ampia, muovendosi in perfetta coerenza e sinergia con le direttive del ‘Piano Oncologico Nazionale’. L’attivazione formale dei protocolli su tutto il territorio lombardo intende fornire risposte concrete e sistematiche contro il principale e più aggressivo fattore di rischio per le neoplasie polmonari: il fumo di tabacco. Grazie a una diagnostica non invasiva e all’integrazione di percorsi terapeutici per la disassuefazione, la Lombardia punta a strutturare un vero e proprio scudo preventivo a tutela della cittadinanza.