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Terreni pubblici ceduti ai cacciatori: scontro frontale a Gambolò, gli ambientalisti ricorrono alla Corte dei Conti

WWF Lodigiano Pavese, Lipu e Fondazione Capellino schierati contro la delibera comunale di Belcreda: "Atto illegittimo e pretestuoso, pronti a dare battaglia in ogni sede per difendere la biodiversità"

Terreni pubblici ceduti ai cacciatori: scontro frontale a Gambolò, gli ambientalisti ricorrono alla Corte dei Conti

WWF, Lipu e Fondazione Capellino si oppongono alla delibera del Comune di Gambolò che cede gratuitamente per 10 anni terreni pubblici a un’azienda venatoria privata. Gli ambientalisti denunciano l’illegittimità dell’atto e la violazione delle norme sulla biodiversità, avviando una diffida formale e segnalando il caso alla Corte dei Conti.

Terreni pubblici ceduti ai cacciatori

La decisione del Comune di Gambolò di affidare per ben dieci anni strade e terreni pubblici a un’azienda venatoria privata ha scatenato la dura reazione delle principali sigle ambientaliste del territorio. WWF Lodigiano Pavese, Lipu e Fondazione Capellino hanno unito le proprie voci in un secco e intransigente “no”, denunciando quella che definiscono una vera e propria svendita del patrimonio naturale collettivo a favore di interessi privati.

Al centro della tempesta politico-ambientale c’è la Delibera di Giunta n. 26. Un provvedimento che, secondo le associazioni, non solo calpesta i principi di tutela ambientale, ma aggira deliberatamente le fondamentali regole democratiche e di competenza istituzionale, concedendo gratuitamente i beni della comunità senza il necessario vaglio degli organi collegiali preposti.

“Denunciamo l’illegittimità della delibera che regala terreni pubblici per 10 anni. La biodiversità non si baratta con una telecamera: pronti a ricorrere in ogni sede. Come WWF Lodigiano Pavese, Lipu e Fondazione Capellino esprimiamo la nostra totale e ferma opposizione alla Delibera di Giunta n. 26 del Comune di Gambolò. Riteniamo che questo atto, che concede per un decennio strade e terreni pubblici a un’azienda venatoria privata, sia non solo manifestamente illegittimo, ma anche profondamente irrispettoso del patrimonio naturale della nostra comunità”.

Difesa di un ecosistema protetto

La preoccupazione degli ecologisti è strettamente legata al valore inestimabile dell’area in questione. I terreni individuati dall’Amministrazione si trovano infatti a ridosso del Sito di Importanza Comunitaria (SIC) “Garzaia della Cascina Portalupa”, un autentico santuario della biodiversità posto sotto la rigida tutela della Rete Natura 2000. L’estensione dei confini di caccia a ridosso di questa riserva rappresenta, per i firmatari della protesta, un azzardo inaccettabile.

Il WWF, la Lipu e la Fondazione Capellino giudicano gravissimo il fatto che la Giunta abbia approvato l’inclusione di queste terre nel perimetro venatorio senza aver preventivamente eseguito i passaggi formali previsti dalla legge: mancano infatti sia la Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) sia la Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Le associazioni richiamano l’ente locale alle proprie responsabilità, rammentando che il rispetto delle normative europee e nazionali sulla tutela degli ecosistemi non costituisce un’opzione discrezionale, bensì un preciso e inderogabile obbligo istituzionale.

Il pretesto della sicurezza

A finire nel mirino della critica è anche la motivazione ufficiale utilizzata dall’Amministrazione per giustificare il provvedimento decennale. La Giunta ha infatti motivato la concessione parlando dell’urgenza di sorvegliare il territorio per contrastare l’abbandono illecito di rifiuti. Tuttavia, i dettagli della convenzione sembrano smentire la proporzionalità dell’atto: l’accordo prevede infatti l’installazione di una singola telecamera posizionata presso il ponte sul Cavo Marangoni.

Una contropartita giudicata ridicola e pretestuosa dalle associazioni, che rifiutano categoricamente l’idea che la sicurezza ambientale possa essere convertita in una “moneta di scambio” per favorire l’attività venatoria. La vigilanza del suolo pubblico, sottolineano con fermezza, resta un dovere fondamentale e inalienabile del Comune e delle forze dell’ordine, e non può in alcun modo essere esternalizzata o delegata a soggetti privati in cambio del diritto di caccia su terreni appartenenti alla cittadinanza.

Uno stratto alle regole democratiche

Oltre al danno ambientale, l’azione del Comune solleva perplessità di natura procedurale e democratica. Le associazioni sostengono che la Giunta abbia palesemente travalicato i confini delle proprie competenze. Trattandosi della concessione di beni immobili comunali per un arco temporale così esteso (dieci anni), l’adozione di un simile provvedimento spettava in via esclusiva al Consiglio Comunale, massimo organo rappresentativo dei cittadini.

L’aver deliberato “in solitudine”, senza promuovere un dibattito pubblico e omettendo persino di interpellare la Consulta Ambiente, viene denunciato come una grave ferita alla trasparenza amministrativa e un’offesa al confronto democratico che dovrebbe sempre guidare la gestione della cosa pubblica.

Dalla diffida formale alla Corte dei Conti

Le parole hanno ormai lasciato il posto alle azioni legali. Le sigle sindacali e di tutela hanno già dato mandato ai propri legali per l’invio di una formale diffida al Comune di Gambolò, richiedendo l’annullamento immediato dell’atto in regime di autotutela. Ma l’offensiva giudiziaria non si ferma qui: della vicenda sono state ufficialmente informate sia la Prefettura di Pavia sia la Corte dei Conti.

La magistratura contabile sarà chiamata a valutare il potenziale danno erariale derivante dalla decisione di concedere a titolo completamente gratuito beni pubblici a un soggetto privato per un intero decennio. La mobilitazione promette di essere di lungo corso: WWF, Lipu e Fondazione Capellino hanno assicurato che non permetteranno la trasformazione del patrimonio della Sforzesca e di Belcreda in un feudo privato, continuando a lottare affinché il bene comune, la trasparenza e la salvaguardia della fauna selvatica mantengano la priorità rispetto agli interessi dei singoli cacciatori.