L’ex comandante dei Ris Luciano Garofano ha mostrato foto inedite al luminol della villetta di Garlasco per dimostrare che l’assassino di Chiara Poggi si è lavato nel bagno e non in cucina. Le impronte di scarpe si interrompono infatti vicino al tavolo della cucina, mentre nel bagno si sovrappongono davanti allo specchio.
Garlasco, nuove foto al luminol
Le tracce invisibili portate alla luce dal luminol smentiscono le vecchie ipotesi e ridisegnano la mappa dei movimenti dell’assassino nella villetta di via Pascoli 8 a Garlasco. Luciano Garofano, già comandante del Ris di Parma e figura chiave nell’analisi scientifica del delitto, rompe il silenzio e mostra una sequenza di fotogrammi inediti scattati nell’agosto del 2007, durante i cruciali sopralluoghi effettuati dalla sua squadra a pochi giorni dall’omicidio di Chiara Poggi.
“Il killer non si è lavato in cucina”
Le immagini, rimaste fino ad oggi fuori dal circuito mediatico principale, mettono a confronto lo stato dei locali prima e dopo la reazione al luminol. Il risultato, secondo l’esperto — già consulente della difesa di Andrea Sempio nell’ambito della seconda inchiesta — offre una certezza logica e scientifica: il killer non ha utilizzato il lavandino della cucina per ripulirsi dal sangue della vittima, ma ha cercato rifugio nel bagno dell’abitazione.
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Le impronte interrotte
L’analisi dettagliata si concentra in prima battuta sull’ambiente della cucina, da sempre ritenuto un possibile punto di passaggio per la pulizia del killer. Le fotografie ravvicinate mostrate dal generale Garofano documentano una realtà dattiloscopica ben precisa: l’area immediatamente sottostante e circostante il lavello della cucina è completamente pulita. Il luminol non ha evidenziato alcuna fluorescenza riconducibile a calpestii o a gocciolamenti ematici.
Al contrario, le impronte di scarpe insanguinate repertate sul pavimento si arrestano bruscamente in corrispondenza del tavolo situato al centro della stanza. Alla luce dell’ingente quantità di sangue che ha caratterizzato la scena del crimine, Garofano definisce “logicamente improbabile” l’ipotesi che l’assassino sia riuscito ad accostarsi al lavandino, a lavarsi e a manipolare i rubinetti senza lasciare dietro di sé la minima impronta o scia ematica sul pavimento limitrofo.
La sovrapposizione dei passi nel bagno
Se la cucina esce di scena come luogo di lavaggio, i rilievi scientifici nel bagno della villetta dei Poggi rivelano invece uno scenario opposto. Qui, il trattamento con il luminol ha messo in evidenza una serie di tracce invisibili a occhio nudo, svelando una dinamica di movimento complessa e prolungata.
All’interno del bagno sono state individuate e fotografate molteplici impronte di scarpa che non solo si dirigono verso i sanitari, ma si sovrappongono l’una all’altra. Questa sovrapposizione di calpestio dimostra in modo inequivocabile che l’aggressore ha stazionato all’interno del locale per un tempo sufficiente a compiere più movimenti nello stesso perimetro, presumibilmente per ripulirsi e controllare le proprie condizioni davanti allo specchio prima di darsi alla fuga.
La ricostruzione della fuga
Incrociando le fotografie del luminol con la planimetria ufficiale della villetta di Garlasco, la consulenza scientifica ha tracciato anche il percorso del killer nei minuti immediatamente successivi all’omicidio:
Fase 1 (Il Bagno): Subito dopo aver aggredito Chiara, l’assassino si dirige verso il bagno. Qui staziona di fronte allo specchio e al lavandino, lasciando impronte sovrapposte che testimoniano la sosta e le operazioni di lavaggio.
Fase 2 (La Cucina): Successivamente, il killer si sposta verso la cucina. Tuttavia cammina solo fino al tavolo centrale (dove le tracce si interrompono) senza mai toccare l’area del lavello.