Il corpo del 12enne scomparso venerdì nel fiume Sesia è stato ritrovato senza vita a Palestro dopo due giorni di ricerche incessanti. La tragedia, avvenuta in una zona in cui la balneazione è vietata, lascia l’intera comunità di Vercelli in un profondo cordoglio (foto di copertina: immagine di archivio).
Ritrovato a Palestro 12enne scomparso a Vercelli
Ha viaggiato per chilometri, trascinato dalla forza silenziosa del fiume Sesia, fino a fermarsi in un’ansa profonda al confine naturale tra Piemonte e Lombardia. È qui che nel tardo pomeriggio di domenica 31 maggio 2026 si sono spente definitivamente le speranze di ritrovare in vita il 12enne scomparso il venerdì precedente a Vercelli. Il corpo del giovanissimo, italiano di origine senegalese, è stato individuato nel territorio comunale di Palestro, mettendo fine a due giorni di angoscianti e incessanti perlustrazioni da parte dei soccorritori.
La drammatica scoperta è avvenuta in un tratto geograficamente particolare, situato nell’area più occidentale della provincia di Pavia, in prossimità della frazione Pizzarosto di Palestro. La forte corrente fluviale, amplificata dalle dinamiche idrologiche stagionali, ha spinto il corpo della giovane vittima a diversi chilometri a valle rispetto al punto esatto in cui si era tuffato, scomparendo tra i flutti senza più riemergere.
Le ricerche
Per 48 ore consecutive, le squadre di soccorso hanno coordinato e attuato un piano di ricerca massiccio, operando in condizioni ambientali complesse. Sul posto è stato impiegato un imponente spiegamento di forze dei Vigili del Fuoco, che ha visto l’intervento congiunto degli specialisti del nucleo SAF (Speleo Alpino Fluviale), di squadre di sommozzatori professionisti e di numerosi mezzi nautici. A supporto delle operazioni terrestri e acquatiche, l’elicottero “Drago” di Varese ha sorvolato a lungo e a bassa quota l’intero alveo del fiume.
Le attività di perlustrazione si sono concentrate inizialmente nell’area vercellese compresa tra il ponte ferroviario e il ponte della strada provinciale per Novara, considerati i punti critici di primo transito. Successivamente, preso atto della spinta del fiume, le ricerche si sono estese progressivamente verso valle.
Il tuffo in acqua
Secondo la ricostruzione ufficiale degli eventi, la tragedia si è consumata nel pomeriggio di venerdì 29 maggio 2026. Il 12enne si era recato nella zona di corso Rigola, alla periferia di Vercelli, insieme a un gruppo di amici e coetanei. L’obiettivo della comitiva era trascorrere alcune ore di svago all’aria aperta lungo le sponde del fiume.
Una decisione purtroppo fatale: il tratto in questione è storicamente noto per la sua pericolosità, la balneazione vi è rigorosamente vietata e sono presenti visibili cartelli monitori che segnalano i rischi connessi alle insidie subacquee e ai mulinelli.
Poco dopo l’ingresso in acqua, il ragazzino è stato immediatamente sopraffatto dalla spinta idrica, venendo trascinato via senza riuscire a riguadagnare la riva. Gli amici, testimoni impotenti della scena, hanno immediatamente lanciato l’allarme, attivando la macchina dei soccorsi d’emergenza.
La vittima risiedeva stabilmente a Vercelli con la propria famiglia ed era perfettamente inserito nel tessuto sociale cittadino. Frequentava la classe seconda media presso l’Istituto Comprensivo “Avogadro”.