Una svolta inattesa scuote nuovamente le acque del lungo e tormentato iter giudiziario legato all’omicidio di Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco. La Procura di Pavia ha deciso di sparigliare le carte, disponendo accertamenti suppletivi che spostano il focus investigativo sulla salute mentale e sul profilo psicologico dell’indagato Andrea Sempio. Una mossa arrivata nel pieno dei termini investigativi, che punta a fare definitiva chiarezza sulla posizione del giovane attraverso la lente della scienza medica e forense.
Consulenza psichiatrica su Andrea Sempio
La decisione degli inquirenti pavesi nasce come reazione immediata a una precisa strategia difensiva. A seguito della notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari (il provvedimento ex art. 415-bis c.p.p.), i legali di Andrea Sempio hanno infatti depositato una serie di corpose e articolate consulenze tecniche di parte. Un vero e proprio fuoco di fila di relazioni scientifiche, prodotte in un brevissimo arco temporale, volto a scardinare l’impianto accusatorio.
Tra le contro-consulenze, naturalmente anche un profilo personologico di Sempio, da contrapporre appunto a un’analisi psicologica effettuata dal Racis dei Carabinieri, che ha descritto un profilo comportamentale e psicologico quanto meno preoccupante. Una consulenza di parte, in ogni caso – così come lo sarà questo nuovo approfondimento sulla salute mentale dell’indagato – che in ogni caso non potrà avere alcuna valenza probatoria qualora si vada effettivamente a processo.
Qualora, poiché non è affatto detto che Sempio sarà rinviato a giudizio. Anzi, l’ultima mossa della Procura sembra mostrare una certa insicurezza: il Racis non basta già più, occorrono elementi a sostegno.
Termine indagini preliminari il 28 ettembre
Tuttavia, il tempo gioca ancora a favore della magistratura.
I termini per le indagini preliminari risultano tuttora pendenti, con una scadenza ufficiale fissata al prossimo 28 settembre 2026.
Questo ampio margine temporale ha permesso alla Procura di non affrettare i passi e di ritenere opportuno, anzi doveroso, disporre ulteriori approfondimenti per verificare la tenuta delle accuse e l’effettiva validità delle obiezioni sollevate dai consulenti dell’indagato.
Verifiche mirate e specifiche
Il primo provvedimento concreto della Procura riguarda il mandato conferito ai propri consulenti tecnici, già precedentemente nominati nel corso dell’inchiesta. A questi esperti è stato ordinato di procedere a verifiche mirate e specifiche. Il loro compito principale sarà quello di esaminare nel dettaglio le prospettazioni tecniche formulate dalla difesa di Sempio.
I magistrati intendono valutarne l’effettiva fondatezza, analizzando ogni singolo dato sotto il rigido profilo dell’affidabilità scientifica e del rigore metodologico. Nel moderno processo penale, fortemente dominato dalla prova scientifica, l’accusa intende così blindare i propri riscontri, anticipando le possibili criticità che potrebbero emergere in un futuro dibattimento in aula.
La figura di Roberto Catanesi
La vera novità sostanziale risiede però nella nomina di una figura di assoluto primo piano nella psichiatria forense italiana: il Professor Roberto Catanesi, medico psichiatra e docente di psicopatologie forensi all’Università di Bari. Al professor Catanesi la Procura metterà a disposizione l’intero e complesso compendio documentale finora raccolto su Andrea Sempio, affinché possa studiarlo approfonditamente prima di rispondere ai quesiti ufficiali.

I tre pilastri della consulenza psichiatrica mirano a fare luce su aspetti determinanti:
- Capacità di intendere e di volere: Accertare l’eventuale sussistenza, in capo all’indagato, di condizioni patologiche o anomalie psichiche che possano aver inciso o annullato la sua sua capacità di comprendere il valore delle proprie azioni e di determinarsi autonomamente, con specifico riferimento ai fatti contestati e al preciso momento della loro presunta realizzazione.
- Grado di imputabilità: Rilevare la presenza di eventuali disturbi o alterazioni mentali di significativa rilevanza clinica, valutando il reale grado di correlazione e l’impatto causale diretto con i fatti di reato al centro dell’inchiesta.
- Pericolosità sociale: Verificare l’eventuale configurabilità attuale di una condizione di pericolosità sociale del soggetto, elemento cardine per le successive determinazioni di natura giudiziaria.
Sull’ultimo punto il sottotesto è chiaro: cercare elementi per un’eventuale emissione di provvedimenti di custodia cautelare. Difficile, anzi quasi impossibile, che Sempio finisca in carcere perché ritenuto “pericoloso” in base a una consulenza, mentre del resto l’indagati ai domiciliari di fatto ci vive già, dato che ormai da mesi trascorre le proprie giornate barricato in casa.
“Cercano l’assassino ideale, non quello vero”
Di fronte alla strategia della Procura, non si è fatta attendere la ferma replica del team legale che assiste l’indagato. L’avvocato Liborio Cataliotti, che difende Andrea Sempio insieme alla collega Angela Taccia, ha rivendicato con forza il valore delle consulenze depositate, ponendo l’accento su un elemento biologico e materiale che ritiene decisivo: un’impronta.
“Noi della difesa – ha spiegato il legale – abbiamo offerto una consulenza che, se fosse confermata da una perizia, sarebbe assolutamente decisiva nel processo in favore di Sempio: se l’impronta dell’assassino non può essere l’impronta lasciata dal piede di Andrea Sempio, il processo dovrebbe finire”.

Cataliotti ha poi espresso forte perplessità sulla scelta degli inquirenti di deviare l’attenzione sui profili psicologici, piuttosto che concentrarsi sui riscontri oggettivi del delitto:
“Sorprende che, invece di cercare il contraddittorio su questa prova, si cerchi di trovare l’assassino ideale. In questo processo non va cercato l’assassino ideale, va cercato l’assassino di Chiara Poggi”.
L’obiettivo degli inquirenti
L’intera manovra della Procura risponde a un’esigenza di massima trasparenza e completezza investigativa. Le determinazioni assunte in questi giorni, come espressamente sottolineato dagli uffici giudiziari di Pavia, sono strettamente volte ad assicurare una ricostruzione dei fatti che sia quanto più completa, oggettiva e scientificamente fondata. A distanza di anni dal tragico delitto di Garlasco, la giustizia punta ancora una volta a poggiare i propri pilastri su riscontri oggettivi e inattaccabili, escludendo ogni margine di approssimazione.