Tre finti consulenti finanziari sono stati denunciati a Vigevano per aver truffato una donna di 35mila euro, promettendole un mutuo casa mai erogato. I Carabinieri hanno scoperto che i tre operavano abusivamente, privi dell’iscrizione obbligatoria all’albo degli intermediari (OAM).
Finti broker
Promettevano l’accesso facilitato al credito, spacciandosi per esperti intermediari finanziari in grado di sbloccare le pratiche per il mutuo, ma erano solo abili manipolatori privi di qualsiasi titolo legale.
La rete di inganni tessuta da tre finti professionisti a Vigevano si è definitivamente infranta dopo un’articolata attività investigativa condotta dai Carabinieri della Stazione locale, che ha portato alla denuncia in stato di libertà dei tre soggetti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pavia. Le accuse formalizzate a loro carico sono, a vario titolo, esercizio abusivo della professione e truffa in concorso.
La promessa di un mutuo
La vicenda inzia nell’autunno del 2023, quando una donna di 47 anni residente a Vigevano, mossa dal legittimo desiderio di acquistare un’abitazione, si mette alla ricerca di un finanziamento immobiliare.
Attraverso canali informali, la vittima entra in contatto con i tre presunti consulenti finanziari. Fin dal primo incontro, i sedicenti intermediari si presentano con modi affabili e rassicuranti, millantando una fitta rete di contatti bancari e una solida esperienza nel settore creditizio, elementi che convincono la donna ad affidarsi completamente alle loro mani.
Raggirata di 35mila euro
Quello che doveva essere il normale percorso burocratico per l’istruttoria di un mutuo si è presto trasformato in un baratro finanziario. Nel corso di un intero anno, da ottobre 2023 a fine 2024, i tre falsi broker sono riusciti a estorcere alla 47enne una somma vicina ai 35mila euro.
Le richieste di denaro venivano continuamente giustificate con scuse fumose ma apparentemente plausibili: onorari per le prestazioni professionali svolte, spese vive di segreteria, imposte di bollo e presunti costi necessari ad accelerare l’istruttoria della pratica presso gli istituti di credito.
I pagamenti, nel tempo, sono stati frazionati ed eseguiti sia in contanti che tramite bonifici bancari, tracciando inconsapevolmente quella che sarebbe poi diventata una fitta scia di prove per gli inquirenti.
La denuncia alla Procura
Il castello di carte è crollato definitivamente nel gennaio del 2025. A fronte dell’ingente somma versata e del tempo trascorso, il mutuo non era ancora stato erogato e nessuna banca aveva mai formalizzato una delibera positiva. Esasperata dai continui rinvii e insospettita dall’assenza di documenti ufficiali, la 47enne ha iniziato a pretendere chiarimenti definitivi e la restituzione delle somme anticipate.
Di fronte alle pressanti richieste della vittima, i tre indagati hanno interrotto bruscamente ogni tipo di comunicazione, disattivato le utenze telefoniche e si sono resi del tutto irreperibili. Compreso l’inganno, nel febbraio 2025 la donna si è rivolta alla Magistratura presentando una querela dettagliata direttamente in Procura.
Le indagini
Ricevuta la denuncia, i Carabinieri della Stazione di Vigevano hanno avviato accertamenti mirati di natura tecnica e bancaria. Attraverso l’analisi dei flussi finanziari e i riscontri anagrafici, i militari sono riusciti a dare un’identità certa ai tre presunti consulenti.
Il passaggio decisivo è arrivato con le verifiche istituzionali: nessuno dei tre soggetti è risultato iscritto all’albo gestito dall’OAM (Organismo Agenti e Mediatori), l’unico elenco pubblico che abilita legalmente all’esercizio della professione sul territorio nazionale. Gli indagati operavano quindi in totale assenza di autorizzazioni, qualifiche professionali o competenze certificate.
Denunciati
La conclusione di questa prima fase investigativa, con la denuncia a piede libero dei tre malfattori, potrebbe essere solo la punta di un iceberg. Il modus operandi strutturato, la disinvoltura nel gestire i rapporti e la capacità di muoversi nel tessuto locale lasciano ipotizzare agli inquirenti che la 47enne di Vigevano possa non essere l’unica vittima del sodalizio.
Per questo motivo, i Carabinieri proseguiranno con ulteriori accertamenti e verifiche patrimoniali, estendendo l’indagine per verificare l’esistenza di un giro di truffe ancor più ampio e ramificato nella provincia.