L’eco del delitto di Garlasco continua a produrre strascichi giudiziari che si sviluppano parallelamente all’iter processuale principale. Non si tratta di elementi diretti a ridefinire la colpevolezza per l’omicidio di Chiara Poggi, bensì di una serie di azioni legali incrociate nate dalla pressione mediatica che circonda la vicenda da oltre un anno. Lo scontro ha registrato una forte accelerazione venerdì 22 maggio 2026, con il deposito di nuovi atti formali che ipotizzano una precisa strategia di denigrazione.
L’esposto delle sorelle Cappa e le ipotesi di reato
Le sorelle Stefania e Paola Cappa, cugine della vittima, hanno formalizzato una denuncia-querela alla Procura della Repubblica finalizzata a contestare l’esistenza di una presunta attività coordinata volta a orientare l’opinione pubblica. All’interno del documento, già registrato nel modello delle notizie di reato, i legali delle due congiunte ipotizzano la commissione di tre fattispecie penali.
Accanto alla diffamazione aggravata, reato procedibile a querela di parte, l’esposto delinea altre due fattispecie, tra cui una perseguibile d’ufficio dall’autorità giudiziaria. Viene esclusa l’ipotesi iniziale legata agli atti persecutori, mentre si punta l’attenzione su una presunta condotta di istigazione a delinquere finalizzata alla calunnia e alla diffamazione, che secondo l’atto punterebbe a deviare l’attenzione mediatica e a condizionare lo sfondo delle indagini.
I tre soggetti denunciati e i ruoli nel contesto investigativo
L’atto d’accusa si rivolge specificamente contro tre figure note nell’ambito della cronaca giornalistica e giudiziaria della vicenda. Il primo è l’avvocato Antonio De Rensis, componente del pool difensivo di Alberto Stasi, il fidanzato della vittima condannato in via definitiva a sedici anni di reclusione e attualmente in attesa del giudizio di revisione.
Il secondo soggetto è l’inviato della trasmissione televisiva Le Iene, Alessandro De Giuseppe (indicato anche come Di Giuseppe), autore di diversi servizi sul caso. Il terzo è l’ex maresciallo dei carabinieri di Garlasco, Francesco Marchetto, già oggetto di precedenti querele da parte delle stesse parenti a causa di dichiarazioni televisive inerenti a presunti soggetti influenti volti a tutelare le due sorelle.
Le indagini private e le conversazioni registrate
A supporto della denuncia sono stati allegati materiali derivanti da un’investigazione privata commissionata dalle sorelle Cappa a un’agenzia specializzata. I documenti analizzano la condotta difensiva della tutela di Stasi a partire dagli anni successivi alla sentenza definitiva della Corte di Cassazione.
Tra gli allegati compaiono le trascrizioni di un colloquio registrato all’insaputa dell’inviato de Le Iene da parte della giornalista Chiara Ingrosso, all’epoca in servizio per il programma televisivo Rai Far West. Nel testo della querela viene inoltre richiamato l’episodio relativo alle operazioni di scavo nel fosso di Trumello per la ricerca dell’arma del delitto, attività guardata con sospetto anche negli atti dell’inchiesta poi archiviata a carico di Andrea Sempio. Non è stato invece inserito il riferimento a un ulteriore incontro, registrato dalla stessa operatrice dell’informazione, avvenuto in un ristorante di Milano con il legale della difesa.
Il mistero della falsa fonte interna alla Procura di Pavia
In un filone investigativo distinto, gli inquirenti stanno completando l’identificazione di un soggetto che si sarebbe spacciato per un esponente interno alla Procura di Pavia. Questa figura avrebbe avviato contatti stabili con creatori di contenuti video, opinionisti e operatori della comunicazione, veicolando informazioni rivelatesi prive di fondamento.
Le notizie diffuse, apparentemente favorevoli alla posizione di Stasi e alla stessa Procura, avrebbero avuto il reale obiettivo di delegittimare l’organo inquirente nel momento in cui l’opinione pubblica percepiva una spaccatura tra la famiglia Poggi e i magistrati. Gli accertamenti della Procura evidenziano che questo specifico fascicolo d’indagine gode di autonomia investigativa e non mostra alcun legame o contatto tra il soggetto in corso di identificazione, il nucleo familiare delle cugine o i professionisti dell’informazione coinvolti nel dibattito sul delitto.