L’inchiesta sul cosiddetto «sistema Pavia» segna un punto a favore di Mario Venditti. Durante l’incidente probatorio, tutti e cinque i pubblici ministeri ascoltati avrebbero infatti confermato la linea della difesa: l’utilizzo di auto a noleggio per ragioni d’ufficio era una prassi considerata del tutto regolare e giustificata dal servizio.
Sistema Pavia
C’è una svolta importante nell’inchiesta sul cosiddetto “Sistema Pavia”, il presunto giro di corruzione che coinvolge l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti e il pubblico ministero Pietro Paolo Mazza. Durante l’ultimo scontro in tribunale a Brescia, la difesa ha incassato un risultato decisivo che potrebbe ribaltare le accuse principali sul nascere.
“Le auto a noleggio erano regolari”
L’accusa sostiene che i magistrati indagati abbiano usato i soldi pubblici in modo illecito per noleggiare auto e gestire i servizi di intercettazione. Per fare chiarezza, la difesa ha chiesto di ascoltare cinque magistrati che lavoravano a Pavia.
Tutti e cinque hanno confermato che l’uso di quelle automobili era assolutamente regolare e giustificato da motivi di lavoro. I documenti di pagamento erano autorizzati e i preventivi firmati. Inoltre, i magistrati hanno spiegato di aver richiesto le vetture perché erano stati i loro uffici amministrativi a segnalarne il bisogno, impiegati che al momento non sono nemmeno stati inseriti nelle indagini.
“Non abbiamo segnato un solo punto a nostro favore, ma cinque“, ha commentato soddisfatto l’avvocato Domenico Aiello, legale di Venditti.
Il legame con il caso Garlasco
L’inchiesta sulle auto di servizio si intreccia inevitabilmente con una delle vicende di cronaca nera più famose d’Italia: l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco nel 2007.
I magistrati di Brescia sospettano infatti che Giuseppe Sempio abbia pagato l’allora procuratore Venditti per salvare suo figlio, Andrea Sempio, dall’accusa di omicidio, spingendolo ad archiviare la sua posizione nel 2017. L’avvocato di Venditti ha però voluto chiarire due cose fondamentali:
- Nell’ultima udienza non si è parlato del caso di Garlasco, e i tentativi dei media di unire i due fascicoli sono forzati.
- L’archiviazione di Andrea Sempio nel 2017 non fu un favore, ma un atto dovuto. I magistrati erano obbligati a farlo per rispettare una decisione precedente della Corte di Cassazione.
Le mosse per scagionare Andrea Sempio
Nel frattempo, a Pavia, l’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi va avanti. I legali di Andrea Sempio (gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia) sono pronti a depositare una serie di perizie scientifiche molto avanzate per dimostrare l’innocenza del loro assistito.
Gli esperti della difesa contesteranno in particolare l’elemento più pesante in mano all’accusa: l’impronta digitale (chiamata “impronta 33”) trovata sul muro delle scale dove fu scoperto il corpo di Chiara Poggi. Secondo i legali, quell’impronta non appartiene ad Andrea. Per provarlo, presenteranno studi medici, analisi delle altezze e delle proporzioni del corpo, esami dei suoni e la Bloodstain Pattern Analysis, la scienza che studia la forma e la traiettoria delle macchie di sangue sulla scena del crimine. Solo dopo aver visto come reagirà la Procura a queste prove, Sempio deciderà se farsi interrogare.
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Revisione del processo per Stasi?
Se le nuove analisi della difesa dovessero dimostrare l’innocenza di Andrea Sempio, lo scenario cambierebbe anche per Alberto Stasi, l’ex fidanzato di Chiara Poggi condannato in via definitiva a 16 anni di carcere.
La Procura Generale di Milano sta studiando attentamente tutte le carte per capire se ci sono i presupposti legali per riaprire il processo a Stasi (la cosiddetta “istanza di revisione”). Dagli uffici di Milano invitano però alla calma: i documenti da leggere sono migliaia e, come dichiarato dalla procuratrice Francesca Nanni, “ci vorrà molto tempo” prima di prendere una decisione.