RAPINE VIOLENTE

Preso grazie al DNA il rapinatore seriale dei centri massaggi: si fingeva cliente, poi la violenza

Si tratta di un 23enne, due le aggressioni brutali: in un caso la vittima è stata immobilizzata con nastro adesivo e poi picchiata

Preso grazie al DNA il rapinatore seriale dei centri massaggi: si fingeva cliente, poi la violenza

Un 23enne è stato arrestato dai Carabinieri di Vigevano per due brutali rapine commesse in centri massaggi, dove aveva aggredito e ferito gravemente le titolari. Il giovane è stato identificato grazie alle telecamere di videosorveglianza e alle analisi del DNA effettuate dal RIS di Parma.

Rapine nei centri massaggi

Non cercava relax, ma prede da colpire con una ferocia sproporzionata rispetto ai magri bottini. Agiva con un modus operandi spietato, trasformando luoghi di benessere in scenari di incubo.

Si è chiusa la caccia all’uomo a Vigevano, dove i Carabinieri della Sezione Operativa hanno assicurato alla giustizia D.L.C.P.J., un giovane di 23 anni già noto alle forze dell’ordine. Il ragazzo è destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dall’Autorità Giudiziaria di Pavia, con l’accusa di rapina aggravata e lesioni personali gravissime. Le indagini hanno ricostruito un profilo criminale inquietante, caratterizzato da un’estrema violenza fisica utilizzata per sottomettere le sue vittime, quasi sempre donne sole al lavoro.

Il primo colpo

Il primo episodio documentato risale alla mattina del 13 dicembre scorso. Il 23enne è entrato in un centro massaggi della zona fingendosi un normale cliente interessato a un trattamento plantare. L’inganno è durato pochi istanti: non appena la titolare, una donna di 63 anni, ha chiesto il pagamento anticipato della prestazione, la furia del giovane si è scatenata.

L’aggressore ha immobilizzato la 63enne sigillandole bocca e occhi con del nastro adesivo, impedendole di gridare o vedere. Non soddisfatto, le ha stretto le mani intorno al collo e l’ha colpita ripetutamente con calci e pugni sul corpo e sul volto. Il tutto per un bottino misero: appena 50 euro sottratti dalla cassa. Per la donna, le conseguenze sono state importanti: fratture intercostali e traumi cranio-facciali che hanno richiesto oltre 40 giorni di cure mediche.

Il secondo colpo

A distanza di pochi mesi, l’8 marzo 2026, il rapinatore ha colpito ancora, scegliendo un altro centro nel cuore di Vigevano. Le modalità sono state speculari: l’ingresso con un pretesto e poi l’esplosione di violenza. La titolare è stata afferrata per i capelli e trascinata con forza verso la cassa, bersagliata da colpi violenti.

In questo caso, però, i piani del malvivente sono stati sventati dal figlio della donna. Accortosi di quanto stava accadendo, il giovane è intervenuto per difendere la madre, ingaggiando una violenta colluttazione con il rapinatore e mettendolo in fuga. Il coraggio però gli è costato caro: una frattura scomposta al viso con una prognosi di 30 giorni, mentre la madre se l’è cavata con lesioni lievi e 3 giorni di prognosi.

Il DNA e i video

L’indagine, condotta dai militari di Vigevano, è stata un puzzle di tecnologia e scienza forense. I Carabinieri hanno setacciato ore di filmati provenienti dai sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, riuscendo a isolare il volto del sospettato e a seguirne i movimenti.

La conferma definitiva è arrivata però dai laboratori del RIS di Parma. Gli esperti del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche hanno analizzato i reperti rinvenuti sulle scene del crimine, isolando tracce biologiche che hanno inchiodato il 23enne in modo inequivocabile. Di fronte al solido quadro probatorio, l’Autorità Giudiziaria non ha avuto esitazioni: per il giovane si sono aperte le porte della casa circondariale, ponendo fine a una scia di violenza che aveva scosso l’intera comunità locale.