La lotta alla criminalità organizzata si è trasformata da concetto teorico a testimonianza diretta mercoledì 6 maggio 2026 presso la Questura di Pavia. All’interno del “Laboratorio sulle Mafie”, il Prefetto Renato Cortese, attuale Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato, ha incontrato gli studenti degli istituti Cairoli, Volta, Copernico, Cardano e Maria Ausiliatrice per ripercorrere le fasi che portarono, l’11 aprile 2006, alla fine della latitanza del “capo dei capi”.
L’indagine e il sistema dei pizzini
L’investigatore, che all’epoca dei fatti guidava la sezione “Catturandi” di Palermo, ha descritto un lavoro di analisi durato anni per scardinare il sistema di comunicazione di un latitante rimasto nell’ombra per 43 anni. Il funzionario ha svelato i dettagli tecnici dell’operazione, dalla scoperta dei messaggi cartacei scuciti dagli indumenti dei detenuti fino all’utilizzo di telecamere occultate vicino al casolare di Montagna dei Cavalli. Il segnale decisivo giunse quando i poliziotti videro una mano spuntare da un uscio per ritirare la spesa, mettendo fine a un’impunità che durava dal 1963.
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La testimonianza del Questore e il ruolo della scuola
L’iniziativa ha sottolineato il valore della memoria come fondamento per il futuro delle nuove generazioni. Il Questore Di Clemente ha evidenziato come l’aula magna della Questura si sia trasformata in un’officina di cittadinanza attiva:
“Senza memoria non c’è futuro, ha dichiarato il Questore Di Clemente, portare la testimonianza del Prefetto Cortese davanti ai ragazzi degli istituti Cairoli, Volta, Copernico, Cardano e Maria Ausiliatrice, significa mostrare loro che la legalità non è un concetto astratto, ma una scelta quotidiana di coraggio”.
Il profilo umano dietro la divisa
Durante l’intervista curata dai giornalisti Laura Piva e Alessio Ribaudo, il Prefetto ha condiviso le motivazioni personali che lo hanno spinto a entrare in Polizia, nate dal desiderio di contrastare l’arroganza criminale vissuta nel proprio paese d’origine. Il racconto si è concluso con il ricordo del clima di terrore delle stragi del 1992 e l’emozione provata nel ricevere l’applauso dei cittadini siciliani sotto gli uffici palermitani il giorno dell’arresto. Secondo il dirigente, quel momento ha segnato l’inizio di un percorso di liberazione collettiva che oggi deve essere proseguito dai giovani cittadini.