di Emanuele Gallotti
Scrivo queste pagine come autore e curatore del volume “Il Conflitto Palestinese. Appelli, lettere e articoli alla luce del volto di Cristo”, ma soprattutto come uomo che ha avvertito, in un tempo storico segnato dalla guerra e dalla polarizzazione, quella che ho definito nella mia Presentazione una necessità che “precede ogni intenzione editoriale: la necessità di non tacere”.
Non si è trattato di aggiungere parole al rumore del mondo, ma di “sottrarre la parola all’assuefazione, alla logica dell’inevitabile, all’idea – sempre più diffusa – che la guerra sia divenuta l’unico linguaggio possibile”. Tacere, per me, avrebbe significato accettare che l’orizzonte umano si restringesse fino a coincidere con la distruzione.
Da questa urgenza nascono gli scritti raccolti nel volume: appelli, lettere, articoli nati “nell’urgenza del presente”, non pensati originariamente come libro, ma come interventi civili e morali dentro una realtà che si andava e si va facendo sempre più lacerata.
LA GENESI: UN DIALOGO INTERROTTO
Il nucleo del libro è costituito da cinque appelli rivolti alla dott.ssa Noemi Di Segni, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Nella Presentazione ho voluto chiarire con precisione documentaria che “i messaggi rivolti alla dott.ssa Noemi Di Segni hanno assunto la forma di un dialogo che non ha trovato replica pubblica”.
Sono giunte due risposte: una al terzo appello del 16 luglio 2025 e una al quinto del 10 settembre 2025, entrambe riportate integralmente “senza modifiche, esclusivamente a fini di documentazione e corretta informazione”.
Il dialogo, tuttavia, si è progressivamente trasformato in una frattura. La formula finale, “la prego di non insistere”, che compare anche nella copertina del volume, diventa il segno simbolico di questa interruzione. È il punto in cui la parola si arresta e lascia spazio al silenzio.
Non vi è nel libro intento polemico: “non invoco condanne, ma invito al dialogo”, come ho scritto, consapevole che il giudizio deve restare “affidato alla piena autonomia del lettore”.
IL VOLTO DI CRISTO: UNO SGUARDO CHE INTERROGA
Sul fondo del libro compare il mio Volto di Cristo, non come elemento decorativo, ma come “interrogazione silenziosa”. Ho voluto precisare che non si tratta di un simbolo confessionale né di una consolazione estetica, ma di uno sguardo che “non assolve e non condanna, ma chiede conto”.
La domanda che attraversa il volume è radicale: “che cosa resta dell’umano quando la distruzione diventa sistematica?” e ancora: “chi diventiamo, quando smettiamo di insistere?”
Il Cristo che propongo non offre risposte immediate, ma espone il lettore alla responsabilità del giudizio morale, là dove le categorie di sicurezza, difesa e necessità rischiano di perdere i loro confini etici. In questa prospettiva si colloca anche la riflessione di Papa Leone XIII, che riprendendo sant’Agostino ricordava: «La pace è tranquillità dell’ordine», a indicare come la pace non sia mai semplice assenza di conflitto, ma equilibrio morale e giustizia vissuta.
A questa visione si affianca oggi, con forza rinnovata, il richiamo espresso nel primo messaggio “Urbi et Orbi” dell’8 maggio 2025 da Papa Leone XIV:
«Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente.»
Una definizione che illumina ulteriormente il senso del libro: la pace non come equilibrio di forze, ma come trasformazione interiore e relazione fondata sull’umano condiviso.
LA DEDICA E LA MEMORIA DELLE VITTIME
Il libro è dedicato “a tutte le vittime della guerra, ovunque nel mondo”. La dedica non è un ornamento iniziale, ma una direzione etica: “che queste pagine testimonino il dolore, la memoria e la responsabilità di restare umani”.
In questo senso, la citazione di Elie Wiesel che apre il volume diventa una chiave interpretativa imprescindibile:
“«Indifferenza è il verbo più vicino all’inferno»”.
L’indifferenza, più ancora del conflitto, è il vero oggetto della mia riflessione: la progressiva anestesia morale di fronte alla sofferenza.
IL CONTESTO DEL DIALOGO: TRA GUERRA E RESPONSABILITÀ
Nel libro si confrontano posizioni differenti emerse nello scambio con la dottoressa Di Segni: da un lato la denuncia della sproporzione della risposta militare, il dramma dei civili palestinesi, il rischio della vendetta cieca; dall’altro il diritto alla sicurezza di Israele, la memoria del trauma del 7 ottobre 2023, la percezione dell’isolamento internazionale.
Queste tensioni sono state evidenziate anche nella Introduzione di Andrea Zatti, che richiama il contributo del Cardinale Pizzaballa: “dobbiamo partire dalla vita in comune, dalle nostre fatiche, dai nostri sospetti”. E ancora, le storie raccontate da Elia Milani o i casi di Ruth e Rana, oppure di Abdullah, diventano esempi concreti di una possibilità di convivenza che resiste anche nella tragedia.
La stessa introduzione richiama il senso della “ribellione per amore”, concetto che appartiene alla tradizione dei partigiani cristiani, e che attraversa anche la mia esperienza civile e personale.
LA TRADIZIONE DELLA “RIBELLIONE PER AMORE”
Nella mia storia, come ho ricordato, si colloca l’eredità dell’Associazione Partigiani Cristiani, di cui sono stato vicepresidente nazionale. Una tradizione che rifiuta la separazione tra fede e responsabilità storica, e che interpreta la resistenza non solo come opposizione armata, ma come rifiuto della disumanizzazione.
Sono valori che si incarnano nelle figure richiamate da Zatti e nella memoria di un pensiero etico che rifiuta l’odio anche verso il nemico, come ricordato nelle citazioni su Cornelio Fornasari: il rifiuto di “adottare simili pratiche” a quelle dell’oppressore, e la necessità di “non scendere al livello degli oppressori”.
IL DIALOGO INTERROTTO E IL SUO SENSO
Il cuore del libro è proprio questo: la registrazione di una frattura. “Il vuoto del dialogo interrotto diventa riflessione: non un incidente, ma una scelta che interroga il senso del parlare e del tacere”, come sintetizzato nella quarta di copertina.
La chiusura del confronto non è interpretata come colpa o accusa, ma come evento simbolico che interroga tutti:
“E allora non resta che arrenderci? La ribellione per amore è arrivata davanti a un muro invalicabile?”
Il libro non risponde, ma registra questa domanda come nodo etico irrisolto.
PASQUA E 25 APRILE: IL TEMPO DELLA RESPONSABILITÀ
La pubblicazione si colloca volutamente tra la Pasqua e il 25 aprile. Non come scelta estetica, ma come dichiarazione di senso.
La Pasqua, scrivo, è la memoria che “la morte non ha l’ultima parola”. Il 25 aprile ricorda invece che la libertà non è mai un’eredità passiva, ma una responsabilità.
Questi due poli definiscono il perimetro simbolico del libro: attraversamento, passaggio, riscatto.
In questo orizzonte si inserisce anche il richiamo di Sergio Mattarella che, in un contesto internazionale “complesso e inquieto”, invita governanti e cittadini a “recuperare al più presto le ragioni del dialogo, della moderazione e della convivenza pacifica e giusta tra le genti”.
Si tratta di un richiamo che lega profondamente il significato della Pasqua a un impegno concreto: non una memoria rituale, ma una responsabilità storica verso la pace e la convivenza tra i popoli.
IL CONTRIBUTO FINALE: ARTE E SOLIDARIETÀ
La terza di copertina ospita l’opera di Andreano Zanini, “Sospesi tra cielo e terra”, due bambini palestinesi che guardano il mondo mentre un aereo porta un messaggio di pace. L’opera diventa “ponte di solidarietà”, legata anche al sostegno della famiglia Bader.
È un’immagine che restituisce la dimensione concreta della sofferenza e della speranza, e che si inserisce coerentemente nel percorso del libro.
CONCLUSIONE: RESTARE UMANI
Questo volume non offre soluzioni. Non propone sintesi. Non cerca consenso.
È, come ho scritto, “un documento civile”.
Resta una domanda che attraversa ogni pagina: fino a dove siamo disposti ad arrivare prima di fermarci?
E soprattutto: chi diventiamo quando smettiamo di insistere?
In questa domanda si concentra il senso ultimo del libro. Non una risposta definitiva, ma un appello continuo alla responsabilità morale, alla vigilanza contro l’indifferenza, e alla possibilità – sempre fragile ma necessaria – del dialogo umano.
NOTA
Il libro, fuori commercio, è stampato dal Centro Stampa – Comunità Casa del Giovane di Pavia.
È possibile richiederne una copia contattando direttamente l’autore all’indirizzo email: gallotti1941@gmail.com