DISPERSIONE DI POLVERI

Liceo Golgi Broni, ATS conferma la chiusura: resta aperta la questione amianto e la gestione della sicurezza scolastica

Dopo il caso di dispersione di polveri del 23 marzo, l’autorità sanitaria blocca la riapertura dell’istituto. Sullo sfondo criticità tecniche, richieste delle famiglie e un acceso dibattito sulla governance del rischio

Liceo Golgi Broni, ATS conferma la chiusura: resta aperta la questione amianto e la gestione della sicurezza scolastica

ATS Pavia conferma la chiusura del Liceo Golgi di Broni dopo l’episodio legato alla possibile dispersione di amianto, rilevando l’assenza di un censimento completo e di una valutazione del rischio aggiornata. La vicenda ha innescato forti reazioni delle famiglie e un dibattito sulla gestione della sicurezza scolastica e sulla fiducia nelle istituzioni.

Liceo Golgi Broni, ATS conferma la chiusur

Il Liceo “Camillo Golgi” di Broni non riaprirà. La conferma arriva da ATS Pavia con un provvedimento datato 15 aprile 2026, maturato al termine delle verifiche successive all’episodio del 23 marzo, quando circa 500 studenti erano stati coinvolti in un episodio di possibile dispersione di polveri durante attività di manutenzione su materiali contenenti amianto.

Come comunicato dallo Sportello Amianto Nazionale, secondo quanto riportato nella comunicazione, allo stato attuale non sussistono le condizioni minime per garantire la riapertura in sicurezza dell’edificio. Il nodo centrale riguarda l’assenza di un censimento completo dei materiali contenenti amianto e la mancanza di una valutazione del rischio aggiornata e organica sull’intera struttura.

La comunicazione di ATS Pavia

Le criticità tecniche

Per lo Sportello Amianto Nazionale, che per primo aveva segnalato la situazione alle autorità competenti, la decisione di ATS sarebbe tecnicamente coerente con una serie di criticità ancora irrisolte.

Il presidente dell’ente, Fabrizio Protti, sottolinea come il primo elemento critico sia strutturale:

“Manca un censimento completo e aggiornato dei materiali contenenti amianto e, soprattutto, un documento di valutazione del rischio dettagliato su ogni elemento dell’edificio. Si tratta di obblighi che dovevano essere garantiti nel tempo dal soggetto proprietario e gestore del rischio. Senza questi strumenti, qualsiasi valutazione sulla sicurezza dell’edificio è tecnicamente incompleta”.

Senza questi strumenti, osserva l’associazione, qualsiasi giudizio sulla sicurezza dell’immobile risulterebbe incompleto e privo di basi operative solide, soprattutto in un contesto sensibile come quello scolastico.

Il tema normativo

Un ulteriore punto evidenziato riguarda il richiamo, nella comunicazione tecnica, a parametri espressi in fibre per litro d’aria derivati dalla normativa europea più recente.

Secondo l’analisi dello Sportello Amianto Nazionale, tali riferimenti – inclusi quelli della direttiva UE 2023/2668 e del D.Lgs. 213/2025 – riguardano in modo specifico la tutela dei lavoratori nei luoghi di lavoro, e non possono essere automaticamente traslati agli ambienti di vita come le scuole.

La questione, in questo senso, non sarebbe soltanto tecnica ma interpretativa: l’applicazione di soglie pensate per contesti occupazionali a popolazioni scolastiche minorili rischierebbe di sovrapporre due sistemi normativi distinti, con finalità diverse.

I campionamenti e il valore degli “stub”

Particolare attenzione viene riservata ai risultati dei campionamenti superficiali (cosiddetti “stub”). In base alla normativa tecnica di riferimento per la restituzione dei locali dopo bonifica (DM 6 settembre 1994), la verifica dell’idoneità degli ambienti si fonda principalmente su ispezioni visive e campionamenti dell’aria con metodiche specifiche.

In questo quadro, la presenza di un esito positivo agli stub assume un significato rilevante sul piano tecnico: potrebbe indicare la persistenza di residui di contaminazione su superfici, potenzialmente in grado di rimettere in circolo fibre se disturbate.

In un ambiente scolastico, questo elemento viene interpretato come un indicatore di attenzione rafforzata, che inciderebbe sulla valutazione complessiva dell’affidabilità delle operazioni di decontaminazione.

Famiglie in mobilitazione

Sul fronte sociale, la vicenda ha generato una forte reazione delle famiglie. Secondo quanto riferito, 517 nuclei familiari hanno sottoscritto una petizione formale, mentre un ulteriore gruppo ha presentato diffide chiedendo garanzie stringenti a tutela del diritto alla salute e del diritto allo studio.

Il punto centrale della contestazione riguarda la fiducia nel soggetto responsabile della gestione del rischio, ritenuta oggi compromessa. Le famiglie chiedono che il controllo sanitario dell’edificio venga affidato direttamente all’autorità sanitaria, richiamando anche il Decreto LEA 2017 – Allegato 1 punto 10B.

Tra le richieste figurano il censimento completo dei materiali, la valutazione del rischio e un sistema di verifica continua delle condizioni di sicurezza.

La voce dei genitori

Nel dibattito interviene anche la testimonianza personale di Fabrizio Protti, padre di una studentessa dell’istituto, che descrive una frattura nella percezione di fiducia verso il sistema di controllo. Secondo il suo racconto, la scelta di affidare i figli alla scuola si fonda sull’assunto che lo Stato garantisca condizioni di sicurezza e prevenzione adeguate. Una certezza che, alla luce dell’episodio, risulterebbe oggi fortemente indebolita.

“Ho mandato mia figlia in quella scuola facendo un atto di fiducia nello Stato. Ho pensato: se è aperta, significa che qualcuno verifica, controlla, garantisce salubrità e prevenzione secondo legge. Oggi quella fiducia è stata profondamente messa in discussione, e questo mi crea disagio e forte stress come padre. Se qualcuno pensa di farci rientrare in quell’edificio, allora devono intervenire organi superiori che garantiscano davvero il controllo. Perché non si può dare alla volpe la custodia del pollaio. Non è solo illogico. È folle”, ha dichiarato Protti.

Da qui la richiesta che eventuali decisioni di riapertura siano accompagnate da un controllo esterno rafforzato, affidato a soggetti istituzionali terzi rispetto alla gestione originaria del rischio.

Un caso locale diventato tema nazionale

La vicenda del Liceo Golgi di Broni esce così dalla dimensione strettamente territoriale e si inserisce in un dibattito più ampio che riguarda la sicurezza degli edifici scolastici, la gestione dei materiali contenenti amianto e la struttura stessa della prevenzione pubblica.

Al centro resta una domanda ancora aperta: chi deve garantire, in modo effettivo e verificabile, la sicurezza degli ambienti frequentati quotidianamente da migliaia di studenti?