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Riso, l’offensiva di Pavia a Bruxelles: “Basta importazioni selvagge, serve la clausola salva-agricoltori”

Coldiretti Pavia spinge per la revisione dei regolamenti UE: nel mirino la concorrenza sleale dei mercati asiatici e i meccanismi di protezione troppo deboli

Riso, l’offensiva di Pavia a Bruxelles: “Basta importazioni selvagge, serve la clausola salva-agricoltori”

Coldiretti Pavia chiede all’UE la revisione delle clausole di salvaguardia e il principio di reciprocità per fermare l’importazione di riso asiatico a basso costo. L’obiettivo è proteggere le eccellenze locali dalla concorrenza sleale, garantendo standard ambientali e di sicurezza uguali per tutti.

Riso, l’offensiva di Pavia a Bruxelles

Non è solo una questione di cifre, ma di sopravvivenza per il cuore agricolo della Lomellina e del Pavese. La battaglia per la difesa del riso italiano si sposta ufficialmente nei palazzi del potere di Bruxelles, dove l’Italia ha presentato al Consiglio Agricoltura e Pesca una richiesta formale: blindare i confini europei dalle importazioni di riso a basso costo che non rispettano gli standard di sicurezza e sostenibilità imposti ai nostri produttori.

“Garantire regole uguali per tutti

Il punto centrale della contesa è il Regolamento (UE) n. 978/2012. Coldiretti Pavia, per voce della sua Presidente Silvia Garavaglia (foto di copertina), chiede a gran voce che le clausole di salvaguardia – ovvero i meccanismi che bloccano le importazioni in caso di danni al mercato interno – diventino realmente efficaci.

“È una battaglia partita dai nostri campi per garantire regole uguali per tutti, spiega Garavaglia. Il settore risicolo pavese, eccellenza assoluta in Europa, è oggi schiacciato tra l’incudine di costi di produzione alle stelle e il martello di prezzi di vendita che colano a picco, drogati dall’invasione di prodotto proveniente soprattutto dai Paesi asiatici.

Verso la clausola automatica

Coldiretti punta il dito contro l’attuale articolo 29c del regolamento SPG. Il sistema odierno ha un difetto strutturale: le soglie per attivare la protezione si alzano man mano che aumentano le importazioni, creando un paradosso per cui più riso entra, più difficile diventa fermarlo.

La proposta italiana è netta:

  • Clausola automatica: attivazione immediata della tutela se si superano i livelli medi di importazione degli ultimi dieci anni.
  • Tetto al 20%: fissare un limite massimo insuperabile per le importazioni aggiuntive, evitando quegli incrementi fino al 45% che la Presidente Garavaglia definisce “del tutto insostenibili per le aziende”.

La concorrenza sleale

Ma il problema non riguarda solo i chicchi di riso. Secondo il Direttore di Coldiretti Pavia, Antonio Tessari, siamo di fronte a una criticità strutturale dell’intero sistema agricolo europeo. Il mercato comune permette l’ingresso di merci che non seguono le rigide norme ambientali, sociali e di sicurezza alimentare imposte agli agricoltori italiani.

“Siamo di fronte a una concorrenza di fatto sleale,” denuncia Tessari. “I prodotti esteri entrano senza rispettare i parametri che noi seguiamo con rigore, creando uno squilibrio non più tollerabile”.

Il principio di reciprocità

La parola d’ordine per il futuro è reciprocità. Per Coldiretti, chiunque voglia vendere in Europa deve giocare con le stesse regole degli europei. La difesa del riso pavese diventa così il simbolo di una battaglia più grande: quella per un modello produttivo che metta al centro la qualità e la salute dei consumatori, proteggendo al contempo il reddito di chi la terra la lavora ogni giorno.

“In gioco – conclude Silvia Garavaglia – non c’è solo un prodotto tipico, ma la tenuta di un intero sistema fondato sul rispetto delle regole e della sostenibilità”.