Le nuove analisi dei RIS di Cagliari sul delitto di Garlasco confermano la presenza di un unico killer e l’uso di un martello, introducendo però dubbi sulla dinamica finale della caduta sulle scale. La perizia ipotizza inoltre un possibile slittamento dell’orario dell’omicidio, elemento che potrebbe rimettere in discussione la ricostruzione degli spostamenti e degli alibi.
Garlasco, Chiara uccisa da un solo killer
A quasi vent’anni da quella tragica mattina di agosto, il caso di Garlasco rivela nuovi particolari. Gli esperti del RIS di Cagliari, incaricati dalla Procura di Pavia, hanno depositato nuove indiscrezioni che promettono di cristallizzare – o complicare – la ricostruzione dell’omicidio di Chiara Poggi.
La scena del crimine in 3D
Il cuore della nuova indagine risiede nella ricostruzione virtuale. Gli specialisti sono tornati nella villetta di via Pascoli per mappare gli spazi con una precisione millimetrica, creando un modello 3D dell’abitazione. Questo “gemello digitale” ha permesso di reinterpretare le centinaia di fotografie scattate nel 2007, applicando i moderni protocolli della Blood Pattern Analysis (BPA). Lo studio della forma e della distribuzione delle macchie di sangue non mente: i dati sembrano confermare la presenza di un solo aggressore, blindando di fatto la tesi che portò alla condanna definitiva di Alberto Stasi.
L’arma del delitto
Uno dei punti nodali riguarda l’arma del delitto. Le analisi tecniche riconducono con forza a un martello da lavoro. La particolarità risiede nelle ferite riportate dalla vittima: alcune più nette, altre più ampie e traumatiche. Questa dualità sarebbe compatibile con uno strumento dotato di due superfici diverse (testa e penna). Il particolare che riaccende i riflettori su un oggetto specifico: un martello scomparso proprio dall’abitazione dei Poggi e mai più ritrovato.
L’ultimo colpo sulle scale
La novità più dirompente riguarda però la dinamica della caduta. Secondo le nuove interpretazioni, Chiara Poggi potrebbe essere stata raggiunta da un colpo finale mentre si trovava già sulle scale della cantina. Una ricostruzione che differisce parzialmente da quella processuale, che ipotizzava colpi inferti esclusivamente prima della caduta.
Tuttavia, il giallo resta: le tracce ematiche indicano che il killer si trovasse nella parte alta della rampa. Com’è stato possibile infliggere un colpo mortale senza scendere i gradini? Gli esperti ipotizzano che alcune impronte fondamentali possano essere state cancellate o coperte dal deflusso di sangue, lasciando un piccolo ma significativo vuoto logico nella sequenza degli eventi.
La variabile del tempo
Oltre alla dinamica fisica, c’è quella temporale. Le indiscrezioni legate alla perizia della dottoressa Cattaneo suggeriscono un possibile slittamento della finestra oraria dell’omicidio. Incrociando i dati ambientali con quelli biologici, l’ora della morte potrebbe essere diversa da quella stabilita nelle prime fasi d’indagine. Se confermato, questo elemento sarebbe un terremoto procedurale: uno spostamento anche di pochi minuti potrebbe invalidare o rafforzare gli alibi e i movimenti ricostruiti all’epoca dei fatti.