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Sulla Via Francigena per la salute: medici e pazienti in cammino contro le malattie renali croniche

Da Robbio a Mortara la seconda tappa del progetto “Insieme sulla Via Francigena”: un’iniziativa che unisce sensibilizzazione, prevenzione e testimonianza diretta contro una patologia spesso silenziosa ma sempre più diffusa

Sulla Via Francigena per la salute: medici e pazienti in cammino contro le malattie renali croniche

Domenica 29 marzo torna “Insieme sulla Via Francigena”, cammino tra Robbio e Mortara per sensibilizzare su prevenzione e diagnosi precoce delle malattie renali croniche. L’iniziativa unisce pazienti, medici e cittadini in un percorso simbolico di salute e solidarietà (foto di copertina creata con AI).

“Insieme sulla Via Francigena”

Non è solo un percorso tra natura e storia, ma un viaggio simbolico e concreto nella prevenzione sanitaria. Domenica 29 marzo 2026 torna l’appuntamento con “Insieme sulla Via Francigena”, il progetto che vede protagonisti medici, pazienti e cittadini impegnati a diffondere una maggiore consapevolezza sulle malattie renali croniche. Dopo la prima tappa, il cammino prosegue in provincia di Pavia nel cuore della Lomellina con un obiettivo chiaro: portare il tema della diagnosi precoce fuori dagli ospedali e dentro la vita quotidiana delle persone.

La seconda tappa in Lomellina

Il nuovo tratto si snoderà per 14,3 chilometri nel territorio pavese, da Robbio a Mortara. La partenza è fissata dalla Chiesa di San Pietro, con arrivo all’Abbazia di Sant’Albino, attraversando paesaggi tipici della pianura lombarda tra campi, sentieri sterrati e corsi d’acqua come il torrente Agogna.

A prendere parte all’iniziativa sarà un gruppo eterogeneo: pazienti nefropatici, persone in dialisi, trapiantati di rene, operatori sanitari, famiglie e cittadini. Un cammino condiviso che diventa occasione di incontro e testimonianza.

Prevenzione e diagnosi precoce

Alla base del progetto c’è un’urgenza sanitaria spesso sottovalutata. Le malattie renali croniche vengono infatti diagnosticate troppo tardi: secondo i dati, il 77% delle persone scopre di avere un problema quando la patologia è già in fase avanzata.

Il presidente di ANED, Giuseppe Vanacore, sottolinea come sia necessario invertire questa tendenza, puntando su informazione e prevenzione.

“Questo progetto – spiega Giuseppe Vanacore – si inserisce in un contesto complesso: le dichiarazioni di volontà sono in calo in buona parte d’Italia, è un’ipoteca sul futuro del trapianto, per tutti quelli che ne hanno bisogno, compresi coloro che oggi dicono no. Occorre operare per invertire questo andamento che nega la solidarietà, ma trascura l’elemento della reciprocità del trapianto umano. Per farlo occorrono più trapianti, ma dobbiamo allo stesso tempo puntare sulla prevenzione e sulle diagnosi precoci. Il 77% delle persone scopre infatti di avere una disfunzione renale quando ormai è troppo tardi per intervenire, se non attraverso la dialisi. Occorre maggiore informazione e il nostro “buen camino” lungo la Francigena ha anche questo obiettivo ambizioso”.

Medicina, sport e inclusione

L’iniziativa si distingue anche per il suo approccio inclusivo e multidisciplinare. Come evidenziato dal Direttore Generale della Città della Salute e della Scienza di Torino, Livio Tranchida, il progetto rappresenta un punto di incontro tra sport, solidarietà e scienza.

L’obiettivo è parlare a tutta la comunità con un linguaggio accessibile, promuovendo stili di vita sani e una maggiore attenzione alla salute, senza limitarsi ai soli pazienti ma coinvolgendo l’intera società.

Progressi scientifici e nuove prospettive

Negli ultimi anni la ricerca ha fatto passi avanti significativi. Nuovi farmaci consentono oggi di rallentare la progressione delle malattie renali, migliorando la qualità della vita dei pazienti.

Come evidenzia Luigi Biancone, direttore della Nefrologia torinese, si tratta di un momento importante per la disciplina, con prospettive sempre più efficaci nella gestione della dialisi e nel trapianto di rene.

Dodici tappe fino a Roma

“Insieme sulla Via Francigena” è un percorso articolato in dodici tappe, dalla Val d’Aosta fino a Roma, dove l’arrivo è previsto il 7 giugno 2026 in Campidoglio.

L’iniziativa nasce dall’impegno degli infermieri dei centri di emodialisi CTO e Farinelli di Torino, in collaborazione con ANED, e si propone come un viaggio simbolico capace di accendere i riflettori su una patologia diffusa ma ancora poco conosciuta.

Una malattia silenziosa ma diffusa

Le cause più frequenti di insufficienza renale cronica sono il diabete, l’ipertensione arteriosa, le glomerulonefriti, le malattie renali policistiche e alcune patologie autoimmuni.

Negli ultimi anni sono disponibili nuovi farmaci in grado di rallentare la progressione della malattia, rendendo ancora più centrale la prevenzione.

Quando la funzione renale si esaurisce, la sopravvivenza è garantita dalla dialisi o dal trapianto di rene, che rappresenta la migliore opzione terapeutica quando possibile. Accanto alle terapie, restano fondamentali stili di vita equilibrati, attenzione all’alimentazione e attività motoria regolare.

Trapianti e liste d’attesa

Dal 2012 ad oggi nei Comuni italiani sono state raccolte poco meno di 24 milioni di dichiarazioni sulla donazione degli organi, da parte di cittadini impegnati nel rinnovo del proprio documento di identità. Il 34% dei cittadini si è esplicitamente opposto alla donazione degli organi post mortem. Nei primi due mesi del 2026, le dichiarazioni sono state 812mila. Di queste il 40,9% ha comunicato l’opposizione alla donazione degli organi.

Nel frattempo le liste d’attesa continuano ad allungarsi. In particolare per quanto riguarda le donazioni di rene. Ad oggi risultano presenti in lista d’attesa 7.542 persone e il tempo medio di attesa a livello nazionale è di poco superiore ai 3 anni. Un dato destinato ad alzarsi, visto che, negli ultimi due anni, il numero di trapianti di reni effettuati è notevolmente diminuito, passando dai 2031 del 2024 ai 1850 del 2025.

I numeri in Lombardia

Dal registro delle donazioni di organi in Lombardia, emerge che il 73,2% delle persone ha dato il proprio consenso alla donazione. Nel 2025 sono stati effettuati 433 trapianti di rene e la lista d’attesa conta 875 persone. La stima media di aspettativa in Lombardia è di 3,5 anni, leggermente superiore alla media nazionale che invece è di 3,1 anni.

Per maggiori informazioni sul progetto è possibile consultare il sito CLICCANDO QUI.

La locandina dell’evento