L’impronta 33, trovata sulle scale del villino di Garlasco, è al centro di un acceso dibattito tecnico che potrebbe influenzare un eventuale processo contro Andrea Sempio, con perizie contrastanti sull’attribuzione della traccia. La difesa sostiene l’incompatibilità morfologica, mentre l’accusa la ritiene prova chiave. Se ne è riparlato ieri sera, su Rai3, nella trasmissione di Salvo Sottile, Far West.
Garlasco, l’impronta 33 è dell’assassino?
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la vicenda giudiziaria continua a evolversi, con l’impronta 33 che si conferma come uno degli elementi più controversi e decisivi nelle indagini. Dopo la riapertura del fascicolo sull’indagato Andrea Sempio, avvenuta un anno fa, la Procura di Pavia ha concentrato molte delle sue attenzioni proprio su questa traccia rinvenuta sulle scale del villino di via Pascoli, luogo del delitto. L’impronta 33, repertata nell’estate del 2007 dai RIS di Parma, è stata al centro di un acceso dibattito tecnico-scientifico che potrebbe influenzare in modo significativo il futuro del processo.
L’impronta 33 è stata individuata sulle scale interne dell’abitazione di via Pascoli a Garlasco. La sua colorazione violacea è dovuta all’applicazione della ninidrina, un reagente utilizzato per evidenziare tracce latenti di impronte digitali. Nonostante l’assenza di tracce ematiche, come confermato dai test effettuati dai RIS, la sua posizione e le caratteristiche morfologiche hanno fatto ipotizzare che potesse appartenere all’assassino.
Le 15 minuzie
A far discutere negli ultimi giorni è stato il parere fornito il 9 giugno dello scorso anno dall’esperto di scena del crimine Armando Palmegiani (foto di copertina). Al tempo non era consulente della difesa Sempio e aveva redatto un parere pro veritate indirizzato al team difensivo di Alberto Stasi.
L’impronta 33 si trova sulle scale del villino di via Pascoli e viene repertata dai Ris di Parma nell’estate del 2007. L’impronta ha un colore violaceo per effetto della ninidrina all’esito dei test effettuati dai RIS si escluderà la presenza di tracce ematiche. Nel 2020 però l’impronta torna al centro delle indagini perché i carabinieri della squadra omicidi di Milano dichiarano che sia logico fattuale che l’impronta appartenga all’assassino. Secondo i consulenti della procura, Iuliano e Caprioli, quell’impronta corrisponderebbe per 15 minuzie al palmo destro dell’indagato.

La “Pro Veritate” di Palmegiani
È lo stesso Armando Palmegiani chen nella sua nota pro veritate sembra non smentire questa conclusione si legge infatti “gli accertamenti dattiloscopi permettevano di accertare che la traccia contrassegnata con il numero 33 era comparabile al palmo della mano di Andrea Sempio” e più avanti precisa “l’importanza e l’attendibilità della predetta comparazione avrà senz’altro un proseguimento sia in fase istruttoria che in un eventuale rinvio a giudizio dell’indagato”.
Inoltre, riguardo alla mancanza di sangue nella traccia scrive che “non esclude che la mano possa appartenere all’omicida, perché se lo stesso fosse destrimane avrebbe afferrato con la mano stessa l’arma che avrebbe quindi protetto il palmo da eventuali imbrattamenti”.
La traccia numero 45
Nel suo parere Palmegiani si sofferma anche su un’altra traccia: la numero 45, che si trova più in basso e a destra rispetto all’impronta 33. Le due potrebbero essere collegate tra loro. Scrive infatti:
“E’ importante tenere in considerazione che la traccia 45 è stata lasciata da un braccio/avambraccio intriso di sostanza ematica. L’arto destro al momento della proiezione della traccia 45 aveva compiuto un movimento proprio nello spazio dove si trovava il braccio che ha lasciato la traccia 33”.
L’inversione a U: non è di Sempio
Oggi il team della difesa Sempio, al quale si è aggiunto anche l’esperto Palmegiani fornisce una consulenza che esclude con assoluta certezza l’attribuzione dell’impronta all’indagato.
“Mettendo a confronto l’impronta latente numero 33 con quella di Andrea Sempio, le prime nove minuzie tra quelle che i consulenti della procura affermano di aver individuato, mostrano una traslazione sistematica verso sinistra sufficiente a mettere in discussione la validità dell’analisi preliminare”.

I consulenti di ritengono cioè che chi ha appoggiato la mano potrebbe aver fatto il movimento rotatorio per questo l’impronta risulterebbe morfologicamente anomala. Ancorando l’immagine alla prima falange del mignolo, il lavoro fatto dai consulenti della difesa di Andrea Sempio individua la posizione reale della traccia. Con questo riallineamento definitivo l’incompatibilità morfologica tra le due impronte diventa inconfutabile. Le creste papillari non coincidono. E dunque, come potrà essere valutata in definitiva questa impronta? Quale sarà il suo vero ruolo in un eventuale rinvio a giudizio?
Le implicazioni
La controversia sull’impronta 33 rappresenta un nodo cruciale per la prosecuzione del processo contro Andrea Sempio. Se la consulenza della difesa dovesse essere confermata, l’impronta non potrà più essere considerata una prova valida per collegare l’indagato alla scena del crimine. Questo potrebbe indebolire significativamente l’accusa, che invece ha sempre puntato su questa traccia come elemento chiave.
Nel frattempo, la Procura di Pavia continua a lavorare su altre consulenze, tra cui quelle informatiche sui dispositivi sequestrati e le analisi della scena del crimine condotte dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo e dal comandante del RIS Andrea Berti. Questi studi mirano a chiarire orari, modalità e dinamiche dell’omicidio, elementi fondamentali per una ricostruzione definitiva.