Il progetto Collis per il salvataggio di Terre d’Oltrepò rischia il naufragio a causa delle scarse adesioni dei viticoltori, segnando una possibile fine per il sistema cooperativo locale. L’assessore Beduschi avverte: senza questa proposta mancano alternative concrete e il territorio dovrà assumersi la responsabilità del proprio futuro.
Terre d’Oltrepò, il piano Collis non decolla
Il tempo delle attese è finito, ma le risposte tardano ad arrivare. Il progetto industriale targato Collis Veneto Wine Group, presentato come l’ultima ancora di salvezza per la storica cantina Terre d’Oltrepò, si scontra con una realtà amara: le manifestazioni d’interesse per il conferimento delle uve sono, al momento, decisamente inferiori alle aspettative. Un segnale d’allarme che mette a rischio non solo un’operazione finanziaria, ma la tenuta stessa del sistema cooperativo più grande della Lombardia.
“Abbiamo fatto tutto il possibile”
L’assessore regionale all’Agricoltura, Alessandro Beduschi, non usa giri di parole per descrivere la gravità della situazione. Nonostante l’impegno di Regione Lombardia e delle associazioni di categoria, la palla resta nel campo dei viticoltori.
“Abbiamo fatto tutto il possibile per tutelare l’economia locale e la tenuta sociale”, spiega Beduschi, “ma nessuno può imporre una scelta dall’alto dopo un fallimento partito da lontano. In questi casi, il territorio è sovrano”.
Il messaggio è chiaro: se i produttori decideranno di non aderire al progetto veneto, la Regione ne prenderà atto, lasciando che sia il mercato – o i commissari liquidatori – a stabilire le prossime tappe.

Unica proposta sul tavolo
Il piano Collis è stato finora l’unico progetto strutturato capace di offrire una prospettiva industriale concreta alla filiera dell’Oltrepò. Per l’assessore, si tratta di un bivio storico: o si accetta questa sfida o si rischia il salto nel buio.
“Se questa proposta non troverà il consenso necessario, temo che si chiuda definitivamente una stagione e un certo modo di fare viticoltura così come lo abbiamo conosciuto,” avverte Beduschi.
Il timore è che, senza una massa critica organizzata, i piccoli produttori rimangano privi di sbocchi commerciali certi, frammentando ulteriormente un territorio già fragile.
Modello cooperativo alla prova del nove
Nonostante lo scetticismo attuale, la Regione continua a difendere il valore della cooperazione, citando il successo del settore lattiero-caseario lombardo come esempio di efficienza. L’obiettivo resta quello di fare “massa critica” per proteggere anche le aziende più piccole.
Tuttavia, il pessimismo cresce davanti all’assenza di piani B.
“Se qualcuno ritiene che si debba imboccare una strada diversa, ne prenderemo atto,” conclude l’assessore, lanciando un’ultima provocazione: “A quel punto, però, sarebbe legittimo aspettarsi proposte alternative concrete, che francamente finora non si sono viste”.
I prossimi giorni saranno decisivi per capire se l’Oltrepò saprà rigenerarsi o se dovrà assistere al tramonto del suo colosso vitivinicolo.