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Quando il legame si interrompe: ecco come madri e figli ritrovano il ritmo dopo un distacco

Uno studio italiano svela la sorprendente capacità di adattamento neurale nella relazione madre-bambino

Quando il legame si interrompe: ecco come madri e figli ritrovano il ritmo dopo un distacco

Uno studio italiano rivela che dopo un’interruzione nel gioco, il cervello di madre e figlio si risintonizza su ritmi più calmi per ritrovare l’equilibrio. La ricerca dimostra che il segreto della crescita non è la perfezione, ma la capacità neurale di riparare i piccoli strappi relazionali.

Come funzionano insieme i cervelli di genitori e bambini

C’è un momento preciso in cui il legame tra una madre e il suo bambino si trasforma: non è quando tutto va bene, ma quando qualcosa si interrompe. Contrariamente a quanto si possa pensare, la “buona genitorialità” non risiede nella perfezione di una sintonia costante, ma nella capacità di ricucire gli strappi. A confermarlo è una ricerca d’eccellenza tutta italiana, pubblicata sulla prestigiosa rivista Scientific Reports (gruppo Nature), che ha letteralmente fotografato cosa accade nel cervello di una madre e di un neonato di 9 mesi quando la loro interazione si spezza e poi riprende.

Due cervelli, un solo ritmo

Per spiare questo dialogo invisibile, i ricercatori hanno utilizzato l’EEG hyperscanning, una tecnologia che registra simultaneamente l’attività cerebrale di due persone. Lo studio, condotto su 66 coppie (diadi) madre-bambino, ha sfruttato il paradigma del “volto immobile”: una sequenza in cui la madre, dopo aver giocato col piccolo, interrompe improvvisamente ogni reazione per poi tornare a interagire.

I dati hanno rivelato che, dopo la “pausa” forzata, il cervello non torna semplicemente allo stato precedente. Al contrario, si riorganizza completamente.

Il risultato più sorprendente riguarda il cambio di frequenze neurali nella fase di riconnessione. Dopo la rottura, madri e figli tendono a sintonizzarsi sulle onde alfa, ritmi cerebrali legati alla calma e all’organizzazione. Parallelamente, diminuiscono le onde theta, più connesse all’attivazione emotiva e all’esplorazione.

In questo nuovo assetto, è la madre a “tenere il tempo”: il bambino si affida alla guida del genitore per ritrovare l’equilibrio perduto. È una vera e propria danza di riparazione in cui il caregiver funge da ancora emotiva, permettendo al piccolo di sentirsi nuovamente al sicuro.

Un altro mito che lo studio scardina è quello dello sguardo costante. Se prima della disconnessione è il contatto visivo a guidare la sincronia dei cervelli, dopo la ripresa entrano in gioco meccanismi più profondi di regolazione emotiva e contenimento, che vanno oltre il semplice guardarsi negli occhi.

Il progetto “2-BRAINED”

Il progetto da cui deriva questo studio, intitolato “2-BRAINED”, è finanziato tramite programma Giovani Ricercatori della Ricerca Finalizzata del Ministero della Salute ed è guidato dal professor Livio Provenzi, psicologo e direttore del Laboratorio di Psicobiologia dello Sviluppo dell’Università di Pavia e della Fondazione IRCCS Mondino.

“Le interazioni quotidiane sono fatte di continui micro-errori, silenzi, distrazioni – spiega Provenzi -. Quello che conta non è evitarli, ma come si ripara la relazione dopo una disconnessione. I nostri dati mostrano che anche il cervello “cambia ritmo” per adattarsi a questa riparazione. In altre parole: non esisterebbe una relazione perfettamente sintonizzata. Nemmeno tra una madre e il suo bambino di pochi mesi. E forse è proprio questo il segreto della crescita”.

Livio Provenzi, psicologo e direttore del Laboratorio di Psicobiologia dello Sviluppo dell’Università di Pavia e della Fondazione IRCCS Mondino

Le ricadute sono importanti anche sul piano clinico e sociale: il gruppo di ricerca, in collaborazione con la dottoressa Valentina Riva (IRCCS Eugenio Medea) e la dottoressa  Lucia Billeci (CNR, Pisa) sta raccogliendo dati che consentiranno di comprendere come questi processi di sintonizzazione e regolazione precoce tra cervelli funzionano anche in condizioni di rischio per lo sviluppo, come nel caso della nascita pretermine. La direzione è quella di innovare le neuroscienze avvicinandole sempre di più alla realtà dello sviluppo umano, che non prevede una crescita dell’individuo nel vuoto, ma traiettorie di crescita che beneficiano e interagiscono senza soluzione di continuità con l’ambiente di cura prossimale, prima di tutto i genitori.

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