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Garlasco, a “Le Iene” due nuove testimonianze inedite: di nuovo la famiglia Cappa sotto la lente

Raccontano movimenti sospetti nei pressi della viletta di Garlasco la mattina dell’omicidio di Chiara Poggi

Garlasco, a “Le Iene” due nuove testimonianze inedite: di nuovo la famiglia Cappa sotto la lente

Le Iene, nella puntata andata in onda ieri sera, domenica 11 gennaio 2026, hanno trasmesso due testimonianze inedite sulla mattina dell’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco: si tratta di un uomo e una donna che non si conoscono tra loro.

Le Iene tornano sul caso Garlasco

Domenica 11 gennaio 2026, Le Iene hanno finalmente trasmesso il servizio investigativo sull’omicidio di Chiara Poggi, annunciato e poi sospeso più volte nel corso degli ultimi mesi. La puntata, condotta da Veronica Gentili e Max Angioni, ha visto quindi l’inviato Alessandro De Giuseppe insieme a Riccardo Festinese raccogliere due testimonianze fino ad oggi mai emerse, relative alla mattina del 13 agosto 2007 quando a Garlasco fu uccisa Chiara Poggi.

“Eravamo pronti a mandare in onda questo servizio già a novembre, ma abbiamo dovuto attendere diversi mesi. Oggi finalmente il pubblico può conoscere nuovi dettagli su questo caso”, ha spiegato De Giuseppe all’inizio della puntata.

Alessandro De Giuseppe

Due testimoni inediti

Al centro dell’inchiesta ci sono due testimoni che non si conoscono tra loro. Una donna e un uomo sostengono di aver visto movimenti sospetti nei pressi della casa dei Poggi nella mattina del delitto. Se le loro dichiarazioni saranno confermate, potrebbero fornire nuovi elementi utili alle indagini.

Il collegamento con la testimonianza di Muschitta

Le loro dichiarazioni tra l’altro sembrano ricollegarsi al racconto dell’operaio Marco Muschitta, che anni fa aveva affermato di aver visto una ragazza bionda in bicicletta uscire da via Pascoli, vicino all’abitazione della vittima il giorno del delitto di Chiara Poggi. All’epoca, la testimonianza era stata ritenuta inattendibile dagli inquirenti.

“Se queste testimonianze saranno confermate, forse potremo capire meglio cosa successe quella mattina”, ha commentato De Giuseppe in trasmissione.

La donna: “Sono sicura che fosse Mariarosa Cappa”

La prima testimone è una donna residente da anni a Garlasco, che frequentava il bar dove spesso incontrava Mariarosa Cappa, zia di Chiara Poggi. La donna racconta che stava transitando in via San Zeno quanto ha visto da sinistra arrivare un’auto nera, era circa tra le 9.15 e le 10 del mattino.

Mariarosa Cappa
Mariarosa Cappa in una foto inedita del giorno dell’omicidio di Chiara Poggi, pubblicata da Bugallalla Crime l’1 dicembre 2025

“Ero in auto e avevo lo stop vicino al distributore – racconta –. Un’auto è arrivata da sinistra, e lei era attaccata al volante. Sono sicura che fosse Mariarosa Cappa. Forse davanti c’era anche una delle figlie in bicicletta, ma io l’ho vista solo di sfuggita”.

E in merito alla figlia riferisce, ma qui non è sicura, che forse si trovava davanti all’auto della mamma in bicicletta:

“E ho detto “che co…ona, la mamma in macchina e lei in bicicletta, ma non son sicura”.

L’uomo: “Una ragazza bionda con un attrezzo in mano”

La seconda testimonianza arriva da un imprenditore del paese, che ha dichiarato di non essersi mai rivolto alle forze dell’ordine per timore di essere coinvolto. L’uomo racconta di aver visto una ragazza bionda su una bicicletta scura, mentre transitava verso Pavia.

Le gemelle Cappa e Marco Poggi, fratello della vittima

“Non ricordo l’orario preciso – dice – ma ricordo la bicicletta e che teneva un attrezzo in mano. Non posso dire con certezza chi fosse, ma mi è sembrata una delle Cappa“.

Il proseguo delle indagini

Ora spetta alla Procura di Pavia verificare se queste dichiarazioni possano essere utili all’indagine, che vede attualmente Andrea Sempio come unico indagato, ieri intervistato da Silvia Toffanin a “Verissimo”.

Gli autori della trasmissione hanno precisato:

“Siamo stati condannati in primo grado per diffamazione verso la famiglia Cappa, ma abbiamo fatto appello e proseguito la nostra inchiesta”.

“Queste testimonianze non sono prove di per sé – conclude De Giuseppe – ma potrebbero spingere gli inquirenti a nuovi approfondimenti”.

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