Una perizia informatica conferma che Chiara Poggi non aprì mai i file pornografici sul pc di Alberto Stasi, smontando l’ipotesi della lite citata dalla Cassazione come movente. La ricostruzione dei suoi movimenti al computer mette in dubbio le principali teorie sul delitto di Garlasco.
Garlasco, il movente del delitto
Mai è stato accertato un movente per l’omicidio di Chiara Poggi, nemmeno dopo la condanna di Alberto Stasi. La Cassazione aveva menzionato una presunta lite tra i due fidanzati come possibile causa del delitto, ma secondo le prove informatiche, Chiara non avrebbe mai aperto la cartella “Militare” nel pc di Stasi, dov’erano nascosti migliaia di file porno (alcuni dei quali pedopornografici, ma scaricati da Alberto a sua insaputa). Certo non è possibile accertare che quella lite non sia mai avvenuta, ma cadrebbe il presupposto che l’avrebbe fatta scatenare.
La perizia informatica del 2009
Già nel 2009, una perizia informatica aveva chiarito che Chiara Poggi non aveva mai aperto la cartella con le foto pornografiche sul computer di Stasi. A confermarlo nell’ultima puntata di Zona Bianca su Rete4 sono stati i periti Roberto Porta e Daniele Occhetti, incaricati all’epoca dal giudice Stefano Vitelli. I loro rilievi rappresentano uno dei punti chiave che contraddicono la sentenza della Cassazione sul delitto di Garlasco.
I movimenti di Chiara al pc
La perizia ha ricostruito con precisione le azioni di Chiara la sera del 12 agosto 2007, quando rimase sola nella villetta dalle 21.59 alle 22.14 mentre Stasi era uscito per mettere al sicuro il cane. Alle 21.59 la ragazza inserì una chiavetta USB, trasferì 287 foto della vacanza a Londra e visionò alcune immagini insieme a quelle di un cagnolino.
Tra le 22.09 e le 22.14 si registra un breve intervallo di cinque minuti: i periti hanno escluso che in così poco tempo Chiara potesse aver trovato i file pornografici, nascosti in una sottocartella senza nome della directory “militare”. Questo smonta completamente l’ipotesi della lite scatenata dalla scoperta dei file, teoria che, secondo alcune ricostruzioni investigative, avrebbe spinto Stasi a compiere l’omicidio il giorno seguente in appena 23 minuti.
Nessun riscontro
Nonostante le congetture giornalistiche e investigative, non esistono riscontri oggettivi che colleghino la presunta lite al delitto. La perizia informatica rimane un elemento centrale per comprendere la dinamica dei fatti e pone ulteriori dubbi sulla verità processuale.