Il leghista Ciocca: «Occorre tutelare maggiormente il Made in Italy»

Il debutto al Parlamento europeo risale al luglio 2016: alla prossima tornata elettorale si ricandiderà.

Pavia, 02 Febbraio 2019 ore 10:41

Il leghista Ciocca: «Occorre tutelare maggiormente il Made in Italy»

E’ diventato famoso quando, il 23 ottobre scorso, a Strasburgo, calpestò con una scarpa gli appunti di Pierre Moscovici, Commissario europeo agli Affari economici, nel bel mezzo della polemica tra Italia e Ue sulla manovra economica. Ma l’eurodeputato pavese Angelo Ciocca, 44 anni, non è un provocatore di professione. E’ un politico che ha fatto la gavetta e ha alle spalle una carriera di tutto rispetto.

Ciocca dalla “gavetta” a Strasburgo

Nel 1996 ha iniziato come semplice militante della Lega, diventando nel 2001 assessore comunale a San Genesio, nel 2006 assessore provinciale a Pavia e nel 2010 consigliere regionale in Lombardia, risultando il primo degli eletti con ben 18.910 preferenze, dove è stato riconfermato nel 2013. Il debutto al Parlamento europeo risale al luglio 2016, quando, primo dei non eletti, è subentrato a Gianluca Buonanno, amico fraterno prematuramente scomparso in un drammatico incidente stradale. Ciocca sabato 2 febbraio 2019 ha fatto tappa a Merate, dove si è incontrato con un gruppo di amici del Carroccio guidati da Massimo Panzeri e dal segretario Franco Lana, e molti lecchesi, guidati da Giorgio Siani, ex sindaco di Mandello e titolare di un avviato studio di ingegneria a Lecco.

Il leghista Ciocca: «Occorre tutelare maggiormente il Made in Italy»
Ciocca in visita alla sede Netweek

Come è nato quel clamoroso gesto contro Moscovici?

«Non sono andato all’incontro con premeditazione, non è stato un gesto studiato – spiega – Ero semplicemente venuto a conoscenza che il Commissario agli Affari economici aveva deciso di convocare una conferenza stampa per spiegare i motivi della bocciatura della Legge di Bilancio dell’Italia. Durante la riunione Moscovici disse chiaramente che l’Europa aveva aiutato i precedenti Governi ma che ora non aveva alcuna intenzione di sostenere il nuovo Esecutivo Lega-M5S. Il suo è stato un discorso politico, con le inevitabili conseguenze nefaste sui mercati, e non trovando motivazioni valide stavo uscendo quando sulla porta ho sentito un giornalista del Corriere chiedere al Commissario il motivo di così tanto livore contro l’Italia, visto che quando era ministro del Governo francese si era comportato nello stesso modo sforando i limiti imposti da Bruxelles, contestando le regole europee definendole stupide. La sua risposta è stata disarmante: “Quelle manovre sono stato costretto a farle perché la Francia stava attraversando un momento di difficoltà e aveva 6 milioni di poveri”. A quel punto sono rientrato in sala è ho detto: “Noi abbiamo 5 milioni di poveri. L’obiettivo della Ue è di farci arrivare a 6 milioni? E’ inaccettabile…”. Moscovici, forse per evitare altre domande fastidiose, ha interrotto bruscamente la conferenza».

Da un confronto pur aspro alla scarpa, però, ce ne passa…

«E’ stato un gesto istintivo, ho solo voluto difendere il mio Paese. Mi sono avvicinato al tavolo di Moscovici e gli ho detto che aveva calpestato l’Italia, gli ho chiesto il suo discorso – che mi ha dato, scambiandomi per un suo collaboratore, dimostrando di non conoscere neppure chi lavora per lui – ho tolto la scarpa e ho calpestato il suo discorso. Ho fatto quello che tanti italiani – calpestati da questa Europa – avrebbero voluto fare».

Che idea si è fatto dell’Europa in questi primi tre anni trascorsi a Strasburgo?

«Di Europa ho iniziato ad occuparmi, nel 2014, quando Matteo Salvini mi chiese di dare una mano per la campagna elettorale. Allora la Lega aveva il 2,9% dei consensi. Fu un grande lavoro che porto la Lega al 5,9% e all’elezione di 5 parlamentari, mentre io risultai il primo dei non eletti nella Circoscrizione Nord Ovest, che comprende Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria. Soddisfatto del lavoro svolto sono rimasto volentieri in Regione Lombardia, come presidente della Commissione Attività Produttive. Poi nel 2016, purtroppo, c’è stato quel sfortunatissimo incidente di Gianluca Buonanno e sono subentrato al suo posto. L’idea che mi sono fatto è che l’Italia ha sottovalutato l’Ue, non rendendosi conto che le decisioni del Parlamento europeo incidono nell’80% delle scelte del nostro Paese. Abbiamo mandato a Strasburgo persone a fine carriera e così oggi abbiamo un peso modesto. Adesso spero che l’Italia mandi parlamentari capaci e in grado di fare lobby per tutelare meglio gli interessi del nostro Paese».

Che idea si è fatto invece del Parlamento europeo?

«Bruxelles è un grande contenitore dominato dai grandi interessi economici e dalle lobby. Non dimentichiamoci che il presidente della Commissione europea è Jean Claude Juncker, un esponente del Lussemburgo, uno Stato grande come la provincia di Lecco… Juncker è stato uno dei protagonisti dell’austerity europea che ha messo alla fame la Grecia e messo in difficoltà tanti altri Paesi come l’Italia. Adesso ha chiesto scusa. Ma è troppo tardi. Almeno poteva dimettersi… Saranno gli elettori a mandare a casa il presidente della Commissione europea».

Quali sono state le sue battaglie?

«Mi sono occupato della difesa del Made in Italy, che molti Paesi europei osteggiano perché temono che il nostro brand li danneggi sui mercati internazionali. Ho vinto la battaglia del riso italiano minacciato dal riso cambogiano, offrendo un segnale positivo al mondo agricolo e dimostrando che la politica può risolvere i problemi reali delle persone e delle imprese e che l’Europa, se sollecitata, prende posizione. Mi sono occupato di un problema del centro di accoglienza di Lampedusa quando venne lanciato l’allarme dell’arrivo di troppi ex detenuti tunisini; poi prendendo contatto con l’Ambasciata di Tunisi abbiamo scoperto che c’erano stati tre indulti che avevano liberato circa 2.000 carcerati. E siamo per fortuna riusciti a frenare questo fenomeno. Andando in Tunisia ho intercettato due connazionali sequestrati con il loro peschereccio in un porto lungo la costa e che siamo riusciti a liberare grazie all’intervento della Commissione europea. Sono andato in Turchia per difendere un marchio storico e prestigioso come quello della Pernigotti, anche per tutelare lo stabilimento di Novi Ligure. Sempre in Turchia mi sono interessato della morte di Alessandro Fiori, di cui a dieci mesi di distanza non abbiamo ancora avuto gli esiti dell’autopsia”.

L’Europa offre anche tante opportunità. A partire dai bandi.

«Dobbiamo imparare a conoscere, sfruttare e gestire meglio le risorse europee. Dobbiamo impegnarci a modificare anche gli stessi bandi perché, delegando ad altri, questi strumenti sono stati ritagliati su misura per Germania, Francia e un po’ meno per l’Italia».

Quindi non è un oppositore dell’Europa?

«No, ma dobbiamo cambiare questa Europa, tornando ai valori dei padri fondatori. Deve essere meno soffocante, ingombrante e costosa; non deve essere uno strumento nella mani delle banche e delle multinazionali. Dobbiamo adottare una politica dell’immigrazione più attenta, dire basta all’invasione dei galeotti tunisini, impedire l’ingresso della Turchia; di contro dobbiamo difendere il Made in Italy, tutelare le eccellenze enogastronomiche contro il folle provvedimento che consente di portare gli insetti sulle nostre tavole, e valorizzare le nostre tradizioni».

Il 26 maggio si tornerà alle urne. Lei si ricandiderà al Parlamento europeo?

«Sì. Speriamo di aumentare la pattuglia della Lega. I sondaggi ci dicono che potremo passare da cinque a 25 deputati e per noi sarà una grande responsabilità oltre che uno sfida».

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