Mercatone uno, beffa per 20mila clienti: i mobili pagati non saranno mai consegnati

Federconsumatori insorge: "Una vergogna nazionale

Mercatone uno, beffa per 20mila clienti: i mobili pagati non saranno mai consegnati
Pavia, 07 Dicembre 2019 ore 11:28

Mercatone Uno: i mobili già pagati di 20mila clienti non saranno mai consegnati. Per un esercito di consumatori in tutta Italia l’unica soluzione è ora quella di insinuarsi nel fallimento. Una sorpresa decisamente spiacevole che riguarda probabilmente anche molte famiglie della Bassa. Federconsumatori: “Una vergogna nazionale”.

Mercatone uno, i mobili pagati non saranno costruiti

Dopo l’apertura delle buste con le offerte per l’acquisto dei 55 punti vendita di Mercatone Uno sparsi in tutta Italia, avvenuto nella serata di martedì ora arriva una doccia fredda per i consumatori.

L’annuncio, drammatico, è di mercoledì, quando il curatore fallimentare dell’azienda Marco Angelo Russo ha dichiarato “lo scioglimento dei contratti pendenti” della società con i consumatori, scioglimento autorizzato dallo stesso Tribunale che sta seguendo il fallimento.

In sostanza, i mobili ordinati e in molti casi anche già parzialmente pagati nei mesi scorsi dai consumatori non saranno mai consegnati. E nemmeno fisicamente costruiti. Shernon – la società che avrebbe dovuto salvare Mercatone Uno dalla crisi ma che alla prova dei fatti ha maturato debiti per cento milioni in dieci mesi ed è  poi fallita –  non ha potuto  acquistare nemmeno le materie prime necessarie.

Ordini inevasi per quattro milioni di euro

Cucine, letti, bagni, tavoli, divani, salotti. Quattro milioni di euro il valore stimato degli ordini pendenti. Mobili che in parte sono  già stati pagati dalle famiglie, le quali ora dovranno cercare di recuperare il proprio credito insinuandosi – come si dice in gergo – nel passivo della grande catena di arredamento. Una prospettiva certamente non piacevole, probabilmente non gratuita e sicuramente non veloce.
Ecco la lettera dell’azienda, in cui il curatore fallimentare spiega le ragioni della drammatica decisione, ricordando anche qualche numero: Shernon, la società che avrebbe dovuto rilanciare la catena dell’arredamento economico fallita, perde circa otto milioni al mese.

“La crisi patrimoniale, economica e finanziaria che ha colpito la Shernon – che, si ricorda, nell’arco di 10 mesi di attività ha maturato debiti per circa cento milioni di euro – non ha consentito alla Società poi fallita di approvvigionarsi regolarmente della merce necessaria per evadere gli ordini via via ricevuti sicché, sulla scorta delle risultanze inventariali, è risultato impossibile individuare i beni necessari per darvi seguito e ciò al netto di qualsiasi considerazione sull’impossibilità oggettiva di evadere i ridetti ordini in assenza di un’impresa funzionante, la cui gestione è stata considerata antieconomica, risultando perdite mensili per circa  otto milioni di euro. Per tali considerazioni, il Curatore per l’effetto comunica di essere stato autorizzato dagli Organi della Procedura a sciogliersi dai contratti pendenti con i consumatori, con conseguente diritto per gli stessi di insinuarsi al passivo del Fallimento Shernon Holding srl, in via chirografaria, per gli acconti corrisposti, allegando i documenti giustificativi del credito. Per l’effetto comunico lo scioglimento dal contratto per l’acquisto dei beni mobili concluso con Shernon Holding srl”.

Doccia fredda anche per i dipendenti

Una doccia fredda per i clienti che segue quella probabilmente ancora più gelata dei dipendenti. Nei giorni scorsi sono state aperte le buste al Mise, contenenti le manifestazioni d’interesse per l’acquisto dei 55 punti vendita di Mercatone uno, messi in liquidazione. Per otto di questi, Verdello compresa, non ci sono grosse speranze.

Federconsumatori: “Una vergogna nazionale”

Per Federconsumatori le speranze di riavere i soldi spesi inutilmente sono poche. Le famiglie “subiscono così una grave perdita economica e che – anche qualora decidano di procedere con un’insinuazione al passivo – non potranno ottenere alcun ristoro e si ritroveranno anzi a dover sostenere ulteriori spese legali”.

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