Fondazione Cariplo 800mila euro a Pavia per “Fare #BeneComune”

"Creare prossimità, promuovere attivazione, costruire legami nel distretto di #Pavia”.

Fondazione Cariplo 800mila euro a Pavia per “Fare #BeneComune”
Pavia, 03 Luglio 2018 ore 17:52

Fondazione Cariplo ha stanziato un finanziamento da 800.000 euro per la città di Pavia.

Fondazione Cariplo

Fondazione Cariplo, nella seduta del 26 giugno, ha approvato con un finanziamento di 800.000 euro il progetto “Fare #BeneComune – Creare prossimità, promuovere attivazione, costruire legami nel distretto di #Pavia” presentato dal Consorzio Sociale Pavese e dal Comune di Pavia, in partnership con ACLI, ALDIA, Babele Onlus, Centro Servizi Formazione, CSV Lombardia Sud, Progetto Con-tatto, Fondazione Costantino, Fondazione Mondino.

Welfare in azione

Il progetto, finanziato nell’ambito del bando “Welfare in azione”, si rivolge in modo prioritario alle famiglie con figli minori e/o neomaggiorenni a carico, in situazione di difficoltà economica, relazionale e/o sociale e focalizza il tema della fragilità e vulnerabilità di quelle famiglie che, a causa dell’impoverimento crescente e dell’indebolimento delle reti di relazione primarie e secondarie, vivono situazioni multiproblematiche di malessere e difficoltà economica, relazionale e sociale. La finalità del progetto è quella di rafforzare la capacità delle famiglie, che si ritrovano sole, disorientate e con risorse personali inadeguate ad affrontare le criticità, creando condizioni favorevoli affinché i problemi emergano, vengano condivisi e trovino soluzioni percorribili all’interno di un contesto “family friendly”, in cui servizi, organizzazioni sociali e cittadini lavorano insieme per “fare comunità”, connettendo energie e risorse, rinsaldando legami e generando reti di mutualità sociale.

Le finalità

Il progetto si propone di accompagnare e sostenere almeno 800 famiglie in difficoltà nell’affrontare e gestire le criticità attraverso percorsi virtuosi mirati ad attivare capacità di resilienza personale e opportunità di condivisione e collaborazione (tutoring familiare, mediazione dei conflitti, sostegno alla genitorialità e alla cura di sé). Sviluppare esperienze di partecipazione e di co-produzione sociale attraverso la creazione di 10 Laboratori permanenti di comunità che diventino punti di ascolto, confronto e mutualità tra famiglie e con altri cittadini residenti. Formare 60 operatori e 120 volontari attraverso percorsi flessibili di apprendimento mirati a creare nuove competenze in relazione alle azioni progettuali. Sviluppare strumenti e capacità di governance che garantiscano gestione unitaria del progetto, coinvolgimento della rete, valutazione dei risultati e loro restituzione al territorio, comunicazione efficace mirata a mobilitare idee e risorse della comunità.

Le famiglie al centro

“Abbiamo scelto una strategia di intervento – ha dichiarato l’assessore alle politiche sociali Alice Moggi – che pone al centro le famiglie, partendo dall’assunto che esse rappresentino una risorsa vitale non solo per i propri componenti ma anche per la rete parentale che ruota e, spesso si appoggia, al nucleo ristretto; per le reti di conoscenze e vicinato che si creano sulla base di interessi e problemi comuni (ad esempio i figli e la scuola) e per la comunità nel suo insieme, che ancora ha nei gruppi familiari un punto di riferimento essenziale. L’idea è che, se partiamo dallo sviluppo di un nuovo corso di interventi per e con le famiglie, coinvolgendole in prima persona nella costruzione di risposte nuove a problemi comuni e valorizzando le risorse che esse comunque possiedono, anche quando si trovano in difficoltà, sia possibile costruire esperienze di nuovo welfare locale che avrebbero un impatto importante su tutto il nostro territorio, favorendo il superamento dell’approccio assistenziale dei servizi pubblici e privati e la frammentazione ancora esistente degli interventi. Per questo l’insieme delle azioni e delle attività progettuali configura e sperimenta un sistema di interventi basati sullo sviluppo di beni comuni sociali[2] che intrecciano – in una logica cross-settoriale –  fiducia reciproca, capacità collaborative, competenze diffuse, percezione di sicurezza, affetti, relazioni, benessere, abilitazione, empatia, educazione, socialità, cittadinanza attiva, mutualità, affiancando, completando e compenetrando le politiche familiari basate sui tradizionali interventi”.

 

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